Nuova uscita della rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale: Luca Bonadei ci presenta i Big Black Woman.

Nella terza puntata parliamo del genere madre della musica, da dove tutto è partito: il blues. A raccontarsi sono i Big Black Woman: una band della nostra provincia, nata tra il 2013 e il 2014 che propone pezzi blues, un genere forse po’ dimenticato ma che suscita sempre grande interesse.

Chi siete? Come siete nati e perché?

Siamo i Big Black Woman, una band della Valle Seriana. I componenti sono: Fabio Fregona – Feffi- (chitarra elettrica), Nicolò Baronchelli – Slako – (batteria) e Nicholas Baioni – Baio – (basso e voce). La band è nata a cavallo del 2013 e 2014. All’inizio io e Nicholas – racconta Fabio -. Avevamo un altro gruppo e cercavamo un batterista. Abbiamo poi trovato, grazie alla scuola Fantoni, Nicolò che aveva iniziato da poco a suonare la batteria.

Da cosa nasce il vostro nome? 

Il nostro nome ovviamente è un riferimento al blues. “La Grande Donna Nera” sarebbe la madre che incarna il blues, come se fosse la madre di tutta la musica. Però il nome in realtà è stato preso da una categoria porno. Visto che comunque suonava bene e, abbiamo trovato questo riferimento alla musica blues, il nome calzava a pennello. Dopo una lunga decisione è arrivata l’illuminazione!

A chi vi ispirate?

Ci ispiriamo al blues perché lo consideriamo il punto di partenza da cui è derivata tutta la musica che noi conosciamo oggi. Da musicisti come Robert Johnson ed Elmore James, i quali avrebbero influenzato i Beatles, ma soprattutto i Rolling Stones; da cui poi è partita tutta la musica degli anni ’60 e  ’70. Però comunque non ci fermiamo li, tutti noi abbiamo ispirazioni diverse. Addirittura all’inizio prendevamo in giro Nicolò perché dicevamo che era un metallaro. Però ora è un amante assoluto dei Rolling Stones e AC/DC. Nicholas segue molto il blues, con particolare apprezzamento per gli artisti emergenti di adesso e anche quelli un po’ più di nicchia.

A me invece verrebbe da dire che ascolto tutto. Ascolto grandi chitarristi come Jimmy Page, ma principale fonte di ispirazioni è Rory Gallagher, musicista irlandese e più che per il suo modo di suonare, per la sua personalità e per il modo di proporsi. Però comunque ascolto anche altri generi come lo Stoner Rock, un genere che negli ultimi anni mi ha appassionato molto, ma che non ha influenza sul gruppo. Alla conclusione si può dire che, all’interno del gruppo, i generi sono molto variegati – dice Fabio.

Cosa proponete alla gente che vi ascolta? 

A me è sempre difficile definire un genere per noi perché molte canzoni che proponiamo sono molto differenti l’una dall’altra. – Continua Fabio – Ci sono pezzi che variano dal puro blues e altre che tendono quasi l’heavy metal, al di fuori dell’hard rock. Pezzi più veloci e più spinti e canzoni più lente e pulite. Quindi risolviamo la questione dicendo blues rock. Anzi tendenzialmente più che rock’n’roll puro tende verso l’hard rock. Quindi lo definirei come hard ’n’ blues, che sinceramente non so nemmeno se esista. Però possiamo dire che è un blues “spinto”.

Abbiamo pochissime cover perché proponiamo musica nostra e abbiamo notato che la gente spinge sempre di più alla scrittura e alla composizione di nuovi pezzi.

A che età avete iniziato a suonare?

Nicolò credo che abbiamo iniziato verso la prima superiore perché suonava da poco quando è entrato. Uguale Nicholas, però lui all’inizio suonava solo il basso. Poi abbiamo scoperto che aveva una voce veramente bella. – Ci parla Fabio – Io invece ho iniziato a suonare a 9 anni e ho preso lezioni per 5 anni. Nicolò ha preso lezioni saltuariamente ed anche Nicholas presso il mio stesso maestro.

In che ambienti vi proponete principalmente?

Principalmente ci proponiamo in locali. Abbiamo suonato anche su palchi per feste di paese, anche a festival come AltaValle Solidale per beneficenza per i terremotati, però tendiamo a dare il meglio in spazi piccoli dove si è più a contatto con la gente, dove ti ascoltano meglio e in più dove la gente sia vicino sia al bancone del bar sia al palco. Quindi queste due polarità creano l’energia che caratterizza il nostro pubblico. E inoltre è molto divertente suonare in piccoli bar!

Abbiamo anche cercato di emergere con vari contest come il Rock Agricolo di Albino, ma il più importante festival per emergenza: il Druso. Era strutturato in varie serate, abbiamo vinto la prima serata e abbiamo fatto una data al LegendClub di Milano. È stato molto bello proporsi, anche se c’erano gruppi con generi molto diversi dal nostro. Dopo aver vinto anche la seconda serata, siamo arrivati in finale prendendo il 4° posto.

A che target mirate?

Be’ diciamo che ci rivolgiamo a qualsiasi persona che sappia apprezzare la nostra musica. Non dico che ci voglia un gusto musicale particolarmente elevato o un palato squisito per poter assaporare la nostra musica, però chi si diverte suonando e festeggiando ai nostri concerti è sempre il benvenuto nella famiglia dei BBW (Big Black Woman). Principalmente ci rivolgiamo ai giovani. Ho notato che però ai nostri concerti c’è anche gente un po’ su di età che apprezzano il nostro gusto musicale un po’ più arretrato e antiquato rispetto alla musica moderna.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa il pubblico vi dà?

Al pubblico noi vogliamo trasmettere principalmente energia, vogliamo spronare la gente a festeggiare. Per noi la cosa più importante mentre suoniamo è vedere la gente che salta, che si diverte, che balla: è una cosa bellissima.

All’inizio il nostro pubblico era formato dai nostri amici e abbiamo notato che progressivamente suonando in vari posti adesso abbiamo un seguito di fan. Non sicuramente, ma se facciamo una data c’è molta gente che viene ad ascoltarci e se suoniamo in un bar, se piccolo ancora meglio, riusciamo quasi sempre a riempirlo. Sotto questo punto di vista la gente ci dà molto, ci sprona a suonare e a scrivere nuova musica e perciò la gente ci tiene attivi, in moto.

Se si può dire noi ci nutriamo dell’energia della gente. Non abbiamo interessi economici, non abbiamo interessi di nessun altro tipo, se non di far divertire la gente e soprattutto di divertirci noi.

Parliamo ora di concerti. Dall’inizio della vostra attività quante serate avete avuto?

Abbiamo fatto molte serate crescendo progressivamente dall’inizio e la Valle Seriana l’abbiamo girata. Abbiamo suonato anche a Bergamo e come detto prima l’apice è stato aver suonato al LegendClub come ospiti perché avevamo appunto vinto.

Una delle serate più belle e strane a cui abbiamo suonato è stata alla cascina dei bikers Blue Devils. E poi anche nei bar delle nostre zone.

Ci sono stati periodi che suonavamo quasi sempre, mentre ad esempio quest’estate non abbiamo fatto una data perché volevamo concentrarci a scrivere nuovi pezzi. Adesso stiamo ricominciando la nostra attività riaprendo due settimane fa presso la Taverna dei Senza Nome a Clusone ed anche all’hotel Cristallino quasi un mesetto fa suonando per quasi due ore. Prossima data è il 13 gennaio presso il Bar Posta, bar fondamentale per il rock’n’roll della nostra zona. Insieme a noi suoneranno anche i Green Hellmet e i Television 60’s e poi i grandi Jolly Power.

Ora avete dei progetti per il futuro?

Con le date che stiamo facendo in questo periodo abbiamo intenzione di raccogliere dei soldi per produrre un disco e l’ambizione e il progetto per un album è in fermento.  Abbiamo già registrato delle canzoni, ma non ci hanno soddisfatto molto. Perciò puntiamo a un disco al di fuori dell’amatoriale.

Qual è la vostra ambizione?

Sicuramente crescere musicalmente fino a diventare dei musicisti seri e non più dei ragazzi che si divertono a suonare: evolversi musicalmente, è questa la meta!

Cos’è per voi la musica?

La musica è tutto, è quella che ti dà la carica giornaliera. È il caffè alla mattina che ti dà l’energia giusta per vivere meglio la giornata. Forse anche 10 Red Bull! Senza musica sarebbe tutto molto più brutto, molto più triste – ci risponde Nicolò. – Per me suonare è la mia felicità. La nostra musica è quella amo e amo suonarla per cercare di farla apprezzare anche alla gente che ci ascolta. Anche se al mondo di oggi questo genere non è gradito a tutti.

Cosa vi dà la musica?

Tante emozioni, in particolare il blues. Questo genere è una metrica standard, ma è una delle musiche che più riesce ad aprire i canali della tua ispirazione. Ha questa magia nel riuscire a sfogarti, esprimere quello che vuoi dire. Quindi per noi la musica è espressione.

Cosa vuol dire fare musica oggi (è un dono o c’è il bisogno di studiare)?

Ovviamente andando a lezione apprendi prima. – Ci racconta Nicolò –  Ma anche studiando a casa stampando gli spartiti impari oppure c’è chi invece non ha mai fatto un’ora di lezione.

Invece Fabio spiega: – Posso dire che ci vuole sicuramente lo studio, ma preciso che non è obbligatorio. Esistono gli autodidatti, ma è preferibile di sicuro andare a lezione. Resta il fatto che i chitarristi che sono solamente accademici hanno delle limitazioni e in più non mi piacciono. È necessario per un musicista che ci sia l’ispirazione, ma paradossalmente non basta: ci vuole anche lavoro duro e sodo.

Ringraziando i Big Black Woman per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero di Standing Ovation. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

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