Lipsia è una gran bella città.  Mi è capitato di visitarla d’estate e l’ho trovata insospettabilmente viva. Un po’ come Francoforte: quando la vedi d’inverno ti induce in depressione immediata da grigiore, poi però  si riscatta egregiamente durante la bella stagione mostrandosi solare, con le persone che sfuggono al rigore con aperitivi all’aperto o semplici birrate serali sul lungofiume.

Ecco, anche Lipsia con il caldo estivo si riempie di ragazzi e ragazze, acquistando così un suo sapore giovane e bohemien. Mi è capitato poi, di recente, di farci un salto d’inverno e di trovarla ugualmente intrigante. Sarà forse merito di Goethe, che completò a Lipsia il suo Faust. Anzi,  come sempre si racconta da quelle parti,  ambientò alcune scene dell’opera nell’Auerbachs Keller. Famoso in egual misura per lo stinco di maiale in grado di resuscitare i morti (credetemi), l’assoluta impossibilità di pagare con carta di credito e i camerieri con modi che definirei spicci,  questo ristorante è un autentico inno ai personaggi del Faust. Con i lampadari in ferro battuto, le volte, i tavoli in legno e la grande scultura di Mefistofele ghignante con gli occhiali da sole, è un luogo da non perdere assolutamente.  Non per nulla è frequentato a pari merito da turisti e da locali.

Non troppo lontano dall’Auerbachs Keller si trova quello che è, a mio parere, il luogo più magico della città,  lo Speck’s Hof. È un passaggio coperto storico, non tra quelli più maestosi, ma al centro di questa galleria è collocato, su una sorta di supporto che è fontana, orologio e meridiana, il più straordinario degli strumenti musicali che io abbia mai visto. Si tratta, all’apparenza, di un pozzo sovrastato da un bacile  ripieno d’acqua, con  manopole di ottone ai lati, consumate e rese lucide dall’uso.

Per farlo funzionare è necessario bagnarsi le mani e sfregare, lentamente ma non troppo, con studiata pressione e intensità, proprio le manopole o i bordi. Se si è abili (e fortunati) abbastanza, si intravede l’acqua incresparsi e vibrare mentre dalle viscere dello strumento arrivano suoni dapprima inquietanti, che si fanno via via più delicati e armoniosi mentre l’acqua pare impazzire e ribollire. Non chiedetemi come funziona la faccenda. Non lo so… so però che il risultato è da brivido. Mi ci sono quasi congelata le dita e alla fine, tentativo dopo tentativo, qualche suono un po’ lugubre da megattera innamorata l’ho ottenuto anche io. Inutile dire che ero gasatissima a seguito della mia performance e che la prossima volta che tornerò a Lipsia, magari se l’acqua non sarà più a 10 gradi, ci riproverò con risultati più consistenti.

Ah, tra l’altro… non so se la procedura lo prevedeva… ma nella città  di Faust ho espresso pure io un desiderio… quale??? Mmm… ma quanto siamo curiosi direbbe compiaciuto Mefistofele…

Maria Teresa Betti

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