Nuova uscita della rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale: Luca Bonadei ci presenta gli Ayahuasca Rock Band.

Sesta uscita della rubrica Standing Ovation. Oggi parliamo di una musica con un sound molto particolare che si contraddistingue dalle varie band presenti sul nostro territorio. Stefano Giudici, chitarrista degli Ayahuasca Rock Band, ci racconta la loro musica. Ecco a voi gli Ayahuasca Rock Band.

Chi siete? Come siete nati e perché?

Siamo gli Ayahuasca Rock Band e ci definiamo una band multigenerazionale, vista la differenza di età fra i vari componenti. Siamo nati quasi casualmente: dall’incontro estemporaneo fra alcuni amici per passare qualche ora suonando in allegria, ha preso presto piede il fermo proposito di fondare un gruppo vero e proprio per confrontarsi su un palco davanti ad un pubblico. Dopo alcuni mesi di prove, è maturata l’idea di voler diversificare la nostra sonorità da quelle abitualmente proposte dalle cover band tradizionali. Ed ecco che si è arrivati alla scelta attuale nella composizione del gruppo che è la seguente:

Maria Tomasoni – voce, Marco “Baldu” Balduzzi – sax tenore, Mauro “Mr. White” Bianco – tromba, Giuseppe Epifani – slide trombone, Fabio “Furlo” Furlan – basso, Andrea “Giödes” Giudici – batteria, Stefano “Bèta” Giudici – chitarra, Angelo Poletti – tastiere e Marzio Savoldelli – chitarra.

Cosa proponete alla gente che vi ascolta?

Come proposta di base facciamo classici rock, pop rock e blues, cercando di privilegiare l’originalità nella scelta dei brani, opportunamente riarrangiati. Ultimamente abbiamo inserito in scaletta anche alcuni pezzi scritti da noi. Cosa offriamo di diverso rispetto ad altri gruppi musicali? Presto detto: oltre alla classica line up di una rock band (due chitarre, basso, batteria, tastiera), abbiamo pure una sessione fiati di una certa consistenza (tromba, sax, trombone a tiro) e questo contribuisce a creare un sound molto particolare, che ben si adatta alla voce calda e potente della nostra cantante.

Un nome molto particolare: da cosa nasce?

La scelta del nome è stata abbastanza occasionale, suggerita da un’amica. L’ayahuasca (“liana degli spiriti” in lingua quechua), è un infuso psichedelico a base di diverse piante amazzoniche in grado di indurre un potente effetto allucinogeno. Fra le varie possibilità prese in considerazione, è stata quella che maggiormente ci è piaciuta per sonorità e originalità ed inoltre è facile da ricordare. Vorrei però precisare che la nostra preferenza va all’infuso di malto e luppolo: la birra!

A che età avete iniziato a suonare?

Difficile dare una risposta precisa. Arriviamo tutti da esperienze completamente diverse: c’è chi è completamente autodidatta, chi ha iniziato a suonare a livello bandistico (e qualcuno ancora lo fa) e chi invece ha iniziato con un percorso didattico in una quotata scuola di musica e canto della zona, la Mister Jack Academy di Clusone che ha contribuito a formare tanti musicisti, alcuni dei quali avete intervistato per la vostra rubrica. Non tutti inoltre siamo nuovi ad esperienze in un gruppo musicale. Diciamo che abbiamo passato parecchio tempo con i nostri strumenti e non abbiamo assolutamente intenzione di smettere.

A chi vi ispirate?

Anche questa è una domanda alla quale è quasi impossibile rispondere. Non abbiamo una serie di artisti oppure un genere ben preciso nei quali identificarci, non come gruppo almeno. Per differenza di età, educazione musicale, affinità ed influenze siamo un melting pot di difficile identificazione e classificazione. La linea comune è blues e rock, anche se la scelta dei brani è da sempre motivo di simpatici conflitti. Cerchiamo di elaborare pezzi dove venga esaltata la bellissima voce della nostra cantante Maria Tomasoni e che si prestino ad essere accompagnati dai fiati, anche dove non sono previsti. Cerchiamo brani originali che possano stuzzicare il pubblico durante le nostre esibizioni.

In che ambienti principalmente vi proponete?

In questo anno e mezzo di attività ci siamo esibiti in ogni genere di locale, bar, pub e ristoranti, alcuni di particolare prestigio per quanto riguarda la musica dal vivo, oltre naturalmente alle classiche feste di paese, ai raduni, a festival musicali e anche in alcune feste private. Nello scorso fine settimana abbiamo suonato al Winter Rock Festival di Parre, esperienza quanto mai gratificante per aver condiviso il palco con altri gruppi musicali di livello.

Che target mirate?

Il nostro proposito è di migliorarci continuamente e migliorare la nostra proposta musicale. Lavoriamo maniacalmente in sala prove per portare sul palco quanto di meglio possiamo fare, pur con tutti i nostri limiti.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa il pubblico vi dà?

Vogliamo semplicemente divertirci e far divertire chi viene ad assistere ai nostri concerti cercando di regalare emozioni come solo la musica e lo stare insieme in allegria sanno fare. Non c’è nulla di più appagante nel vedere la gente che si diverte durante le nostre esibizioni, che balla, che canta e che si libera dei propri problemi.

Parliamo ora di concerti: dall’inizio della vostra attività, quante serate avete avuto?

Dal giugno del 2016, data del nostro esordio, ci siamo esibiti in una trentina di concerti circa. Abbiamo però dovuto rinunciare a malincuore a diverse serate perché essendo in tanti può capitare di non essere tutti disponibili quando ci viene richiesto.

Ora avete dei progetti per il futuro?

Nell’immediato ci concentreremo sulla messa a punto di pezzi nuovi (alcuni scritti da noi) per poter variare ancora di più la proposta. Data la composizione della nostra band, con strumenti dalle sonorità variegate, il lavoro di arrangiamento richiede parecchio tempo e dedizione e un notevole impegno a livello personale. Puntiamo anche ad allargare il nostro raggio d’azione, proponendoci in zone dove ancora non ci siamo esibiti.

Qual è la vostra ambizione?

La risposta l’ho in parte già data precedentemente: vogliamo ulteriormente migliorare, spostando sempre più in alto l’asticella delle nostre prestazioni e continuare a divertire e divertirci.

Cos’è per voi la musica?

La musica per noi è un’amica, una compagna di viaggio, una bellissima emozione e suonare è uno stile di vita. Quando sei in una band inevitabilmente ti leghi alle persone che la compongono e con le quali passi molto tempo, ti aiuti e ti supporti, condividi momenti belli e pure solenni rotture di scatole.  Mi permetto di citare un grandissimo della storia della musica, Bruce Springsteen: “Per poter durare, i gruppi rock devono rendersi conto di un’essenziale realtà umana: la persona che hai accanto è più importante di quanto tu creda. Naturalmente, lo stesso vale per la persona che sta accanto a lui o a lei, cioè te.”

Cosa vi dà la musica?

Semplice: emozioni. Punto.

Cosa vuol dire, secondo voi, fare musica oggi? È un dono o c’è bisogno di studiare?

Partiamo dal presupposto che chiunque può fare tutto ciò a cui aspira, se si impegna, e così è anche nella musica. Va da sé che se si è naturalmente dotati, le cose riescono meglio oppure con maggiore facilità. Però nessuno si improvvisa musicista se alla base non ci mette lavoro, serietà ed impegno costante. Accade anche nelle cose di tutti i giorni, nello studio, nel lavoro e persino nelle amicizie. Se poi si tratta di un qualcosa che regala emozioni, come suonare in una band, allora la dedizione può fare veramente la differenza.

Ringraziando gli Ayahuasca Rock Band per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero della rubrica. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

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