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Pensionati all’estero: fenomeno in crescita a Bergamo

Spagna, Svizzera e Portogallo rappresentano il “podio” delle mete preferite dai pensionati bergamaschi. A Bergamo questa scelta ha coinvolto negli ultimi 10 anni più di 300 persone, e ha fatto uscire all’estero qualcosa come 40 milioni di euro.

Li chiamano “migranti previdenziali”: sono quei pensionati che vanno all’estero. Per quanto riguarda l’Italia sono soprattutto i “baby boomers”, nati cioè negli anni 60, che scelgono di “spendere” la propria pensione in altri paesi. Questi vanno soprattutto al caldo, al mare o comunque in località amene, caratterizzate da una pressione fiscale meno pesante di quella del paese d’origine.

A Bergamo questa scelta ha coinvolto negli ultimi 10 anni più di 300 persone, e ha fatto uscire all’estero qualcosa come 40 milioni di euro.

Pensionati all’estero, dove vanno

Spagna, Svizzera e Portogallo rappresentano il “podio” delle mete preferite dai pensionati bergamaschi. Poi, Francia Brasile e Romania, Ucraina, con un trend che è andato intensificandosi negli ultimi anni. Nello specifico dai 14 trasferimenti del 2012, si è passati ai 57 del 2017, con una previsione di quasi 100 nuovi “migranti previdenziali” nel 2020.

Anche il montante pensionistico che ha lasciato le casse del fisco italiano è aumentato notevolmente: nel 2012 erano poco più di 15.000 euro al mese che partivano per altri lidi. Nell’ultimo “censimento” ufficializzato dall’INPS invece la somma è quasi decuplicata (112.718 per tredici mensilità).

Fenomeno contenuto ma in aumento

Pur essendo ancora un fenomeno di dimensioni piuttosto contenute, è lecito supporre che negli anni a venire aumenteranno sensibilmente i pensionati italiani all’estero e con essi le perdite per il bilancio pubblico e per l’economia nazionale – dice Caterina Delasa, segretaria generale dei Pensionati CISL di Bergamo. Per scongiurare tale circostanza e per arginare la fuga dei nostri connazionali occorre prevedere adeguati sgravi fiscali. La pressione fiscale in Italia continua purtroppo ad essere molto alta”.

L’andamento in Italia

In Italia, il fenomeno è relativamente recente perché tradizionalmente nel nostro paese  gli anziani partecipano attivamente alla vita della famiglia allargata, svolgendo una funzione di sostegno per le generazioni più giovani. L’ultima indagine condotta dalla società Ipsos (“I senior di oggi in Europa. Sentirsi utili per invecchiare bene”) segnala che in Italia il 40% di anziani aiuta economicamente i figli. Il 35% inoltre si prende cura dei nipoti, contro una media europea rispettivamente pari a 24 e 28%. Tuttavia dal 2014  il trend degli “emigranti previdenziali” è in rapida crescita e sembra destinato ad aumentare.

Nel 2017 226 pensionati bergamaschi residenti all’estero

La crescita riguarda anche Bergamo e sui dati INPS 2017 i pensionati orobici che risiedono all’estero erano 226;  attualmente gli stati di maggior presenza italiana sono Spagna, Svizzera, Portogallo e Francia. Cominciano comunque ad evidenziarsi altre mete scelte  per motivazioni  economiche, come anche climatiche e ambientali. “L’impatto economico anche per la provincia di Bergamo comincia ad essere significativo – continua Delasa -. Considerando  gli  emigrati nei 4 stati dove si hanno più presenze,  ammonta a circa  2,5 milioni di euro all’anno, più di 4 milioni guardando al dato complessivo”.

 Nel nostro paese, secondo le analisi compiute da FNP provinciale,  i trasferimenti all’estero hanno riguardato dapprima soprattutto i pensionati con redditi medio-bassi,  gran parte dei quali ha oggi più di 80 anni,  e solo nel periodo più recente anche i pensionati con redditi medio-alti.

Il fenomeno rappresenta oggi  un costo sociale alto per il nostro  paese. Questo perché la maggioranza sono pensionati  ancora con pensioni basse, frutto generalmente  di poca contribuzione effettiva, che di conseguenza  beneficiano di prestazioni assistenziali quali integrazioni al minimo, quote aggiuntive e quattordicesima, senza che ci sia un ritorno sociale poiché vivono e spendono e pagano le tasse fuori dall’Italia.

Questi trasferimenti avvengono naturalmente verso paesi in cui il costo della vita è più basso o comunque  il fisco più leggero: si trasferisce la residenza fiscale ad esempio in uno Stato che abbia sottoscritto con l’Italia un accordo per evitare la doppia imposizione fiscale, ciò è possibile in ben 93 stati! Paesi come il Portogallo, fino a oggi, permettono ai pensionati italiani residenti di incassare l’assegno Inps lordo: questo significa che una pensione italiana da mille euro netti sale a 1.300”.

Anche il Portogallo sta cercando di cambiare sistema. In Finanziaria, infatti, entra un provvedimento che riduce i benefici per gli “emigrati”: aliquota del 10% e 7.500 euro di versamento minimo. Una condizione, però, ancora di favore rispetto al trattamento italiano.

Non tutti ricevono la pensione detassata

Non per tutti i pensionati però  è possibile ricevere l’assegno pensionistico detassato. I pensionati ex Inpdap residenti all’estero ad esempio, sono costretti a pagare in alcuni casi addirittura una doppia tassazione, al contrario dei pensionati Inps, o comunque percepiscono la propria pensione al netto delle tasse versate in Italia, non versando nulla negli stati dove risiedono e vivono. Una disparità di trattamento quasi sempre presente, con poche eccezioni (Tunisia e Australia). 

Non è ammissibile che due pensionati cittadini italiani, ad esempio un ex operaio metalmeccanico ed un ex impiegato statale, che decidono di risiedere  in Portogallo, si trovino a percepire la pensione al lordo il primo e la pensione al netto delle tasse pagate in Italia il secondo”.

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