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Noi parenti dei pazienti ricoverati ad Alzano siamo stati veicolo del virus – il racconto

Noi parenti dei pazienti ricoverati ad Alzano siamo stati veicolo del virus. Il lucido e preciso racconto di un uomo che ha perso entrambi i genitori e che solleva il dubbio: "Già si sapeva del virus? Perché non ci hanno fermati?"

A quasi 4 settimane dai primi contagi da Coronavirus riscontrati all’ospedale di Alzano Lombardo, in Valle Seriana (provincia di Bergamo), oltre alle testimonianze del personale che ha manifestato il proprio disappunto su come sia stata gestita l’emergenza, cominciano ad emergere anche i racconti dei parenti delle persone che si trovavano ricoverate lì in quei giorni a ridosso del 23 febbraio, così cruciali per la diffusione del virus in bergamasca.

Leggi la nostra ricostruzione dei fatti qui.

Abbiamo raccolto la testimonianza di un 55enne di Villa di Serio che ha perso entrambi i genitori e che intende ricostruire i fatti per lasciare traccia scritta di quanto accaduto.

La lettera che vi proponiamo è firmata, ma per tutelare la privacy della persona ancora molto scossa dall’accaduto, ve la proponiamo in maniera anonima.

Il 55enne ci tiene a precisare che documenta l’accaduto perché lui stesso, passato del reparto di Medicina dell’ospedale di Alzano Lombardo (dov’era stato attestato un caso di positività al tampone) si sente un veicolo del virus. “Nessuno ci ha fermato, ci hanno lasciati andare nonostante le nostre richieste di chiarezza. Ho continuato a frequentare i miei cari e sono stato malato. Solo dopo ho fatto la quarantena, quando però era troppo tardi”.

“Io non punto il dito contro nessuno – conclude -, se mai lo farà chi di dovere alla luce dei fatti raccontati che ho vissuto in prima persona e che mi sento in dovere di rendere pubblici”.

La lettera

Villa di Serio 19/03/2020

Gent.le redazione

Vi scrivo, forse un po’ in ritardo, ma metabolizzare la perdita di entrambi i genitori non è cosa facile anche se purtroppo abbastanza “comune” in questi tempi. Non so quanto possa essere interessante quello che i scrivo, ma forse può servire per capire quanto sta succedendo in questi giorni nei paesi di Alzano, Nembro e Villa di Serio (il mio paese) dove i morti per coronavirus si contano a decine.

Mia mamma è stata ricoverata il giorno 12 febbraio nel reparto di medicina (quello che poi è stato isolato domenica 23 febbraio) dell’ospedale di Alzano Lombardo, per uno scompenso cardiaco, problema che si ripete da un po’ di tempo. Le volte precedenti  un po’ di flebo e altre cure e in una decina di giorni di ricovero la situazione migliorava e veniva dimessa.

Questa volta qualcosa non è andato per il verso giusto, dopo una settimana insorge la febbre, una crisi respiratoria, l’ossigeno, i medici ci dicono che il cuore funziona al 25% e dopo un paio di giorni di agonia la notte tra venerdì 21 e sabato 22, poco prima delle due il decesso; io ero lì perché quella notte ero io di turno a vegliare mia mamma. 

Con mia sorella abbiamo accompagnato la salma di mia mamma nella chiesina di S. Lorenzo attigua alla parrocchiale di Villa di Serio, mio padre non c’era perché è un paio di giorni che ha la febbre.

Il sabato e la domenica mattina nella chiesina moltissima gente a far visita alla salma di mia mamma, strette di mano, baci e abbracci di parenti, amici e conoscenti che sono veramente tanti perché mia mamma con il suo carattere allegro aveva una parola per tutti, anche per quelli che non conosceva.

La mamma muore nel reparto di Medicina, poi si ammala il resto della famiglia

La domenica mattina si sparge la voce che è stato trovato un caso di coronavirus nello stesso reparto dove era ricoverata mia mamma (un nostro compaesano poi deceduto) e la domenica pomeriggio il reparto di medicina viene isolato, il pronto soccorso viene chiuso e poi tutto quello che ormai è diventato tristemente famoso.

Già la domenica pomeriggio quindi l’afflusso di gente è stato minore perché cominciava a serpeggiare un po’ di paura, poi il blocco delle funzioni religiose, ma non dei funerali che si svolgono in forma “privata” senza corteo al cimitero; quindi lunedì pomeriggio abbiamo celebrato il funerale di mia mamma in forma “privata” (credo che comunque ci fossero tra le 70 e le 90 persone anche perché siamo una famiglia numerosa in quanto mia mamma aveva 8 fratelli).

Torno un attimo a mio papà che, come dicevo sopra, un paio di giorni prima che morisse mia mamma ha iniziato ad avere febbre. La mattina in cui è morta mia mamma siamo riusciti a farlo visitare dalla guardia medica che gli ha dato tre giorni di antibiotico (1 pastiglia al giorno) più tachipirina ed aerosol.

Lui non è mai stato alla camera mortuaria perché non stava bene (alcune persone sono andate a fargli le condoglianze a casa), ma il lunedì pomeriggio ha partecipato al funerale.

Terminato il funerale, chiamo il medico perché mio papà non migliora, il nostro medico dicono che è ferie, mi passano un collega che mi dice di andare allo studio per ritirare la ricetta dell’antibiotico perché tre giorni sono pochi, ma di visitarlo non se ne parla nemmeno.

Arriviamo al venerdi, mia sorella richiama il medico perché la situazione peggiora e si sente rispondere di aspettare fino al lunedì quando sarà terminata la terapia antibiotica.

Il venerdì sera (28/02) vado a trovare papà, ha ancora 39 di febbre, chiamo la guardia medica che mi dice di chiamare il 112, con il quale concordo che posso andare in pronto soccorso, ma sarebbe meglio che lo visitasse la guardia medica. Richiamo la guardia medica che mi dice di portarlo al pronto soccorso.

Papà ammalto dopo giorni di richieste di visitarlo, positivo al Coronavirus – non l’abbiamo più visto

Al pronto soccorso di Alzano Lombardo lo visitano, gli fanno lastre ed esami del sangue, il tampone e lo trattengono in osservazione. La mattina successiva viene ricoverato in isolamento e la domenica sera arriva l’esito del tampone: positivo al coronavirus e trasferimento al Papa Giovanni XXIII.

Ovviamente non l’abbiamo più visto; per qualche giorno, fino al 10 marzo riuscivamo a sentirci telefonicamente, poi il peggioramento ed il 13 sera la chiamata per comunicare il decesso.

La notte del 21 febbraio hanno usato le mascherine “quelle belle”

Fin qui tutto può sembrare quasi “normale”, ma poi un flashback della notte in cui è morta mia mamma; ho ricordato una cosa molto strana a cui al momento non avevo dato peso: le due infermiere di turno nella notte tra venerdì e sabato, hanno fatto il giro in tutte le camere “visitando” i pazienti indossando delle mascherine e non le semplici mascherine chirurgiche, ma quelle un po’ più “belle” che adesso si vedono tutti i giorni in TV indossate dai medici che curano i malati di coronavirus.

Il dubbio: già sapevano del Coronavirus?

A questo punto mi è sorto un dubbio: se domenica si è saputo della positività del paziente al coronavirus, il tampone è stato fatto prima (magari venerdì) e le infermiere del turno di notte indossavano le mascherine perché qualcuno ha detto loro di “proteggersi” in vista della possibile positività?

Mia madre e mio padre sono stati contagiati in ospedale

Sono praticamente sicuro che anche mia madre sia morta per il virus e che lo abbia contratto in ospedale dove l’ha preso anche mio padre, visto non usciva di casa se non per far visita a mia madre.

Nei giorni successivi io e la maggior parte dei miei parenti hanno manifestato febbre, tosse e altri sintomi, e una mia zia è stata ricoverata ed è deceduta 2 giorni prima di mio papà.

Nessuno di noi è stato avvisato del pericolo, siamo stati veicoli del virus

La cosa grave, secondo me, è che nessuno di noi è stato avvisato di questo pericolo, ne quando eravamo in ospedale ne tantomeno una volta usciti.

Sono certo che, del tutto ignari, io e miei parenti, così come i parenti degli altri pazienti ricoverati, siamo stati uno dei veicoli, se non il principale, di questa epidemia perché qualcuno all’Ospedale di Alzano ha pesantemente sottovalutato la situazione pur avendo sentore della presenza del coronavirus nel reparto di medicina (addirittura si vocifera che medici ed infermieri fossero poi risultati positivi al tampone anche se asintomatici e quindi siano stati loro a contagiare i degenti).

Chi di dovere deve fare luce

Non cerco riflettori o pubblicità, vorrei solamente che venga fatta luce su quanto successo perché non trovo giusto perdere i due genitori a causa di negligenze ospedaliere, il luogo nel quale una persona dovrebbe andare per essere curata e non ammazzata.

Vi chiedo cortesemente se potete pubblicare la presente perché vorrei che chi di dovere possa far luce su quello che è effettivamente successo e se ci siano delle responsabilità; lo devo ai miei genitori che non meritavano certo di finire la loro vita in questo modo (come non lo meritavano tutte le persone che sono morte in questi giorni).

Ovviamente mi prendo la responsabilità di quanto ho scritto; non accuso nessuno in particolare, ma qualcosa di strano è sicuramente successo e vorrei che mi aiutaste a far conoscere quanto riportato.

Vorrei infine cogliere l’occasione per salutare e ringraziare tutti i medici ed infermieri che si sono presi cura di mio papà, in particolare il Dott. Beratti e il Dott. Greco con i quali ci sentivamo quotidianamente, e la Dott.ssa che mi ha comunicato il decesso di mio papà (di cui non ricordo il nome) per i modi gentili con cui mi ha dato la notizia; vorrei salutarli con le stesse parole con cui chiudevo le telefonate: “GRAZIE DI TUTTO E BUON LAVORO”!

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6 Commenti

  • 🕵 ha detto:

    Il via vai dalla nostra valle verso la Cina per commercio (tessile ecc) é andato avanti fino all’ultimo, dei parecchi impreditori valligiani che là fanno ottimi affari, la Cina é stata reticente fino al penultimo, tentando di arginare (sic) senza troppa pubblicità ciò che la stava accadendo, purtroppo questo é un dato di fatto.
    Ora la rabbia è comprensibile perché ci siamo ridotti a elemosinare aiuti dalla Cina che sta lanciando una silente Opa sulla parte più ricca del nostro Paese (noi Lombardia) ricordiamocelo tra qualche mese…

    • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

      BUONGIORNO , nel vostro caso la Cina c’entra ben poco , nulla si può fare con la palese incapacità professionale e la totale inettitudine dei sanitari dell’ospedale di Alzano. Dopo il virus è la seconda grande disgrazia locale e regionale. La grande sanità lombarda ci ha fatto una pessima figura

  • Luigi ha detto:

    Solidarietà ed un grazie sincero per questa commovente ed “imbarazzante” testimonianza diretta; la Redazione dovrebbe girarla per conoscenza anche ai Nostri Amministratori, locali, regionali e statali!!!

  • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

    VORREI SAPERE SE IL DIRETTORE SANITARIO DELL’OSPEDALE DI ALZANO è ANCORA AL SUO POSTO . FORSE NON LO VORREBBERO NEMMENO A PASCOLARE LE MUCCHE SALUTI G.VERDERIO

  • Cris ha detto:

    Quando tutto sarà finito prevedo l’inizio di un processo che porterà alla luce un sistema valligiano radicato, penso che in questo momento i vertici dell’ospedale di Alzano debbano essere tutelati e protetti, potrebbero dire cose che per molti satebbero sconvenienti,siamo davanti al più grande scandalo della storia di Bergamo.

    • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

      tutelati e protetti da coloro che li vorrebbero bastonare ,il danno che hanno causato è incommensurabile

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