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Cronaca Bergamo

La Direzione del Papa Giovanni: “Questa catastrofe potrebbe accadere ovunque”

La Direzione strategica dell'ASST Papa Giovanni risponde a quanto pubblicato dal New England Journal of Medicine Catalyst a firma di alcuni medici dell'ospedale di Bergamo.

Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione della Direzione strategica dell’ASST Papa Giovanni che fa propria la lettera aperta dei componenti dell’Unità di crisi, in risposta a quanto pubblicato dal New England Journal of Medicine Catalyst a firma di alcuni medici dell’ospedale di Bergamo.

13 medici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno infatti indirizzato al New England Journal of Medicine un documento grido d’allarme e duro atto di accusa (potete leggere la lettera qui). “Il nostro ospedale è altamente contaminato e siamo già oltre il punto del collasso – si legge nella lettera -. Siamo in quarantena dal 10 marzo. Purtroppo il resto del mondo sembra non essersi accorto che a Bergamo l’epidemia è fuori controllo”.

La dichiarazione della Direzione strategica dell’ASST Papa Giovanni

I componenti dell’unità di crisi dell’ospedale di Bergamo – costituita già il 21 Febbraio scorso per fronteggiare quella che si sarebbe poi rivelata una terribile pandemia e che raccoglie molti dei Direttori di dipartimento dell’ASST Papa Giovanni XXIII e dei direttori delle Unità maggiormente coinvolte, accademici e ricercatori di chiara fama -, hanno firmato una lettera in risposta a quanto pubblicato da alcuni medici del nostro ospedale al New England Journal of Medicine Catalyst.

Costernati e profondamente addolorati, ci associamo alla loro presa di posizione. Abbiamo letto di un ospedale tenuto sotto scacco dal virus, ma vogliamo sottolineare che qualsiasi sistema o struttura sanitaria sarebbero messi a dura prova dalla straordinaria concentrazione di casi in così poco tempo.

Molte affermazioni non corrispondono ai fatti.  Non è corretto affermare che l’assistenza alle madri e ai bambini sia stata interrotta: nel nostro ospedale dal 1° Marzo ad oggi sono nati 270 bambini, abbiamo eseguito più di un trapianto nonostante l’emergenza. Abbiamo, salvo un breve periodo, proseguito nell’attività di vaccinazioni, abbiamo assicurato ai malati ricoverati in ospedale le cure palliative necessarie quando tutti i nostri sforzi contro una malattia molto aggressiva si sono rivelati vani. Abbiamo curato, nonostante l’immaginabile carico di lavoro che si è protratto per un tempo che non avremmo pensato fosse umanamente possibile sostenere, il rapporto con i parenti dei malati. I medici e gli infermieri non sono stati lasciati soli: tutta l’ASST sta combattendo con lo stesso impegno questa terribile battaglia, 

Abbiamo letto affermazioni contraddittorie che indicano prima il territorio come la soluzione ideale e poi invocano la creazione di padiglioni e interi ospedali Covid-dedicati, come peraltro fatto nel nostro ospedale. Ci sembrano infondate le aspettative di poter gestire nelle loro case anziani soli che necessitano di supporto respiratorio. Non è possibile in questo momento aggrapparsi a quello che desidereremmo, ma solo rispondere a quanto sta accadendo con risposte concrete e percorribili.

Descritta una situazione di 3 settimane

Abbiamo dedicato interi reparti ed equipe medico infermieristiche ai pazienti covid in aree ben separate dai pazienti affetti da altre patologie e il fatto che questa lettera fotografi una situazione che risale ormai a tre settimane fa – tanto che il numero di posti letto di terapia intensiva dedicati è  di ben 40 unità inferiore al numero di posti attivi ad oggi, cioè 88 – non giustifica l’enorme distanza tra la situazione descritta e la realtà che tutto l’ospedale sta vivendo e affrontando con grande sacrificio e impegno ormai da più di un mese.

L’unica affermazione che ci sentiamo di condividere senza se e senza ma è che se questa catastrofe è potuta accadere in Lombardia, potrebbe accadere ovunque. Per questo attraverso i media e la comunità scientifica internazionale abbiamo in queste settimane lanciato l’allarme in tutti i paesi del mondo, che oggi purtroppo vediamo affrontare le nostre stesse difficoltà, se non peggiori.

Maria Beatrice Stasi             Direttore generale

Fabio Pezzoli                          Direttore sanitario

Fabrizio Limonta                   Direttore sociosanitario

Monica Anna Fumagalli       Direttore amministrativo

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6 Commenti

  • Cris ha detto:

    Voi state facendo anche più di quello che potete e per questo vi ringrazieremo per sempre, ma se l’epidemia si è sviluppata più qui che in altri posto nel mondo, bisogna capire perchè.
    Questa una volta finito tutto deve esere una priorità.

    • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

      salve, lo sanno molto bene che una grande percentuale di colpe le ha l’ospedale di Alzano , è a esso che si riferiva Conte a febbraio denunciando le “pecche ” della sanità lombarda ,la qual cosa fece risentire Fontana.Quello che hanno fatto ad Alzano non sta nè in cielo nè in terra ,purtroppo sta nella bergamasca !!! saluti

  • Gian ha detto:

    Cio che e successo all ospedale di alzano la settimana 15-22 febbraio è stata la causa di tutto e chi di dovere dovra intervenire

    • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

      Lei sommi il fatto che il 19.02, 45.000 bergamaschi si sono trovati tutti insieme a san Siro e che il 23.24.25.02 il carnevale è stato festeggiato quasi ovunque come se niente fosse . Avete delle amministrazioni comunali,provinciali ecc.ecc di prim’ordine!!

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