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Cronaca, La Valle nel VIRUS

L’alta disinfezione che sconfigge il Coronavirus

Cos'è stato fatto di diverso negli ospedali del Lodigiano rispetto a quelli della provincia di Bergamo? Lo abbiamo chiesto a chi è intervenuto tempestivamente effettuando un'alta disinfezione. Che non è una sanificazione. Vi spieghiamo perché.

In tanti in queste settimane ci stiamo chiedendo se le pratiche di sanificazione messe in atto negli ospedali bergamaschi per affrontare l’emergenza Coronavirus siano state effettivamente efficaci soprattutto alla luce dell’alto numero dei contagi riscontrato anche tra il personale sanitario operante nelle strutture pubbliche e private, così come nelle Rsa.

La questione ha creato una grande polemica soprattutto in merito alla chiusura e riapertura del Pronto Soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo (facente parte della ASST Bergamo Est ex Bolognini che ha registrato anche 4 dipendenti deceduti). Ricordiamo infatti che il 23 febbraio, dopo l’accertamento dei primi due casi positivi, il PS restò chiuso poche ore nel pomeriggio tornando alla sua normale attività già dalla sera stessa. Normale attività proseguita anche nei giorni successivi con l’allarme lanciato dal Direttore Medico alla Direzione Generale di chiudere tutto per non mischiare i pazienti in attesa del risultato tampone con i pazienti potenzialmente non infetti (lettera del 25 febbraio pubblicata su TPI.it).

A riguardo alcune testimonianze degli operatori sanitari avevano dichiarato che il Pronto Soccorso, dov’erano transitati i pazienti infetti, era stato sanificato alla bene e meglio, ovvero con le solite procedure quotidiane: prodotti specifici e olio di gomito, per intenderci. Questa cosa ci è stata confermata anche dal Direttore Generale Locati in una recente intervista. Abbiamo chiesto al DG come si sia agito sia in merito al Pronto Soccorso sia riguardo ai reparti di Medicina e Chirurgia dove erano posizionati i pazienti infetti. Sappiamo infatti che quello in Medicina, Alfredo Criserà di Nembro, si trovava in una stanza da tre pazienti, come ci ha dichiarato in questa intervista la nipote; mentre quello in Chirurga, Ernesto Ravelli di Villa di Serio, era in isolamento in Chirurgia.

Le domande e le risposte di Locati

Perché il Pronto soccorso è stato riaperto in serata senza una sanificazione approfondita (come a Codogno per intenderci)?

La sanificazione è stata eseguita immediatamente e con personale interno, ma non per questo in modo meno approfondito rispetto a ciò che avrebbe potuto fare un operatore esterno, tutt’al più con strumenti differenti. Sottolineo che la sanificazione effettuata è quella a tutt’oggi prevista dai protocolli operativi.

Come si è agito quel giorno nei reparti di Medicina e Chirurgia dov’erano stati ricoverati nei giorni precedenti i primi pazienti positivi come Ernesto Ravelli. Avete sanificato? Se sì, quando?

La sanificazione è un processo che viene regolarmente svolto tutti i giorni, a livello personale, degli arredi e dell’ambiente, a fronte della dimissione o dell’ingresso di ogni paziente. Nel caso di malattie infettive viene posta ulteriore attenzione agli ambienti comuni. Il paziente, ricoverato dal giorno prima e “appoggiato” nel reparto di chirurgia, era in isolamento stretto (ovvero in camera da solo) e tutto il personale dedicato e il congiunto presente erano dotati di DPI appropriati. Il reparto di chirurgia è stato svuotato (e sottoposto a completa sanificazione) dismettendo i pazienti dimissibili e bloccando i ricoveri in elezione; i non dimissibili sono stati trasferiti in altro reparto dell’area chirurgica. Il reparto di Medicina aveva tutti i letti occupati, per cui si è provveduto all’isolamento per coorte dei pazienti con virosi respiratoria sfruttando i due piani sui quali è dislocato il reparto. Le sanificazioni sono sempre state condotte come da protocollo.

Il protocollo adottato nelle strutture dell’ex Bolognini

Approfondendo dunque quanto affermato da Locati, facciamo riferimento al protocollo di sanificazione del 2018 adottato negli ospedali dell’ASST Bergamo Est ex Bolognini (tra cui Alzano), consultabile sulla piattaforma Sintel.

Il documento di 48 pagine riguardante l’appalto di durata quinquennale dal valore di oltre 10 milioni di euro, ricostruisce le modalità e le frequenze di come si debba sanificare e disinfettare gli ambienti e con quali prodotti. In riferimento a questi ultimi si citano disinfettanti che sono prodotti a livello alto / intermedio di attività.

Supponendo dunque che i prodotti utilizzati in quei giorni (con le frequenze stabilite nello stesso documento) siano stati clorossidanti elettrolitici, acido peracetico ecc., quella che viene messa in discussione è la modalità con cui si sono svolte e sono continuate le sanificazioni.

Come ci spiega infatti Marco Ravasi, Product Specialist della Work in Progress Bio Medical di Vimercate, uno dei primi ad intervenire all’ospedale di Codogno, la sola operazione manuale non garantisce l’eliminazione completa di virus e dei batteri. Aspetto imprescindibile in uno stato di emergenza sanitaria globale (dichiarata a fine gennaio dall’OMS).

L’alta disinfezione svolta a Codogno dalla Work in progress Bio Medical – l’intervista

Prima di Alzano dunque c’è stato il primo focolaio italiano di Covid-19 a Codogno (20 febbraio – paziente 1 Mattia M. poi guarito), in provincia di Lodi. Ed è in quell’esempio virtuoso che l’alta disinfezione svolta dalla Work in Progress Bio Medical, ha garantito il mantenimento di ambienti con una carica microbatterica quasi azzerata.

A distanza di quasi due mesi i risultati determinati anche da queste differenti pratiche sono evidenti: a Lodi persiste una situazione stabilizzata e contenuta con 2678 positivi; in bergamasca si è vissuta una situazione sfuggita di mano con 10590 positivi e migliaia di morti.

Riguardo alla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo e alla mancata zona rossa la Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta.

Il sistema Microfender basato su una macchina, un prodotto e la tracciabilità delle operazioni

L’azienda Work in progress Bio Medical è una start up innovativa del 2017 e si è fondata sull’idea di creare un sistema di alta disinfezione che tracci tutta la filiera. L’azienda ora è leader in Italia e lavora anche con alcuni paesi europei.

La presenza dell’azienda in Italia

Come spiegato da Ravasi, l’idea di disinfettare con aerosolizzazione esiste da anni ma l’azienda si distingue per la tracciabilità e il monitoraggio grazie ad una piattaforma network che registra tutti i movimenti degli apparecchi all’interno dei vari ambienti. Ciò garantisce all’utente un risultato finale ottimale e la produzione di un certificato che attesta cosa il robot ha fatto in un ambiente: partendo dal calcolo della metratura “pulita” fino alla quantità di prodotto utilizzato. Una procedura ben diversa dalla detersione manuale con firma finale su un foglio di carta.

Il sistema brevettato Microdefender è composto da: un atomizzatore (la macchina), un prodotto chimico disinfettante, un sistema di identificazione degli ambienti e una piattaforma network. Tutti lavorano insieme per disinfettare e tracciare.

L’atomizzatore è un dispositivo medico registrato al Ministero della Salute; il prodotto chimico disinfettante è di formulazione dell’azienda ed è a base di perossido d’idrogeno stabilizzato che, nebulizzato, agisce sulle superfici di ambienti chiusi.

In ospedale ad esempio si può pianificare la frequenza sia nelle camere di degenza che nelle sale operatorie. Finita l’operazione il cliente in tempo reale accede alla piattaforma per vedere se l’attività di disinfezione è andata a buon fine. In questo modo il Direttore Sanitario o i responsabili delle aziende sanno in tempo reale come si è svolta l’operazione e quando.

L’attività ha un grado di efficacia molto elevata, come confermata dagli studi svolti dal San Raffaele di Milano.

Il perossido d’idrogeno, indicato anche nelle linee guida dell’OMS come metodo efficace di abbattimento dei microrganismi, non è un prodotto tossico allo stato di nebulizzazione e permette una rapida degradazione dello stesso. Viene utilizzato senza persone all’interno delle stanza (garantendo quindi la massima sicurezza per gli addetti ai lavori) e l’effetto disinfettante si ottiene in circa 40 / 60 minuti.

Guarda come funziona Microdefender

A Codogno dunque, e in tutti gli altri ospedali del lodigiano (4 in totale facenti capo alla stessa ASST) si è intervenuti tempestivamente continuando a bonificare gli ambienti con una delle metodologie più garantite del momento. Le stesse operazioni, con i robot forniti a noleggio, si svolgono quotidianamente in strutture sanitarie pubbliche e private, nelle ambulanze e in altre attività produttive e commerciali di tutta Italia.

Gli ospedali necessitano di una strategie di disinfezione all’avanguardia

Quella che manca dunque è una prevenzione e un’etica legata al tema dell’igiene degli ambienti. A chi toccano queste scelte? A chi ha competenze e potere di decisione in ambiato sanitario, come i Direttori sanitari. I protocolli non bastano più, ormai è chiaro.

Gli ospedali necessitano di una strategia di disinfezione all’avanguardia, oggi più che mai, soprattutto in vista del futuro. Così che non si pensi di poter sconfiggere un virus solo con stracci, disinfettanti e olio di gomito, ma affidandosi alla scienza e alla tecnologia che esiste già e, per di più, non è dall’altra parte del mondo, ma è fuori dalla porta di casa.

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3 Commenti

  • gian ha detto:

    2000 contagiati contro 10000. Qualche migliaio di morti in piu ed un epidemia che fatalmente ha investito la valle seriana e bergamo poi. Eppure all inizio Lodi era messa peggio di Bergamo,per non parlare del Veneto.Spero che chi ha deciso per stracci e asciugamani, insieme a chi ha negato la zona rossa, si trovi al piu presto in un tribunale sul banco degli accusati.

  • sergio bozzolasco ha detto:

    Troppi errori iniziali, inconcepibile a mio avviso il fatto che i buoni risultati ottenuti a Codogno non siano stati replicati nella bergamasca ancora ad inizio epidemia, quando i casi potevano essere contenuti

  • Marco ha detto:

    Già me li vedo Locati e Cosentina con lo Chante Clair e straccio a sanificare i bagni seguendo i protocolli, forse farebbero meno danni.

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