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Cronaca Val Seriana

La verità, soltanto la verità

Sì alle inchieste, no al commissariamento dei morti. A due mesi dall'inizio dell'emergenza sono tante le domande che meritano risposta.

E’ evidente che questo virus abbia determinato una guerra imprevedibile, e come tale tutti, ad ogni livello, si sono trovati impreparati: governo, regione, territori. Detto questo, è altresì chiaro a tutti che le nostre classi dirigenti, di qualsiasi colore politico, non abbiano fornito risposte adeguate all’emergenza in atto.

Un Governo impreparato

In ogni catena di comando che si rispetti, si deve partire dall’alto. Il Governo nazionale ha dichiarato l’emergenza il 31 gennaio scorso, ma non è stato in grado, e non lo è tutt’ora, di garantire la sicurezza del nostro personale sanitario attraverso mascherine, guanti, tute di protezione. Non è stato in grado nemmeno di fornire, almeno in una prima fase, un numero proporzionale di respiratori agli ospedali. Tant’è che molti paesi della Valseriana si sono attrezzati in modo autonomo. I nostri sindaci si sono arrangiati, spesso contando sulla generosità di donne volenterose che si sono messe a produrre mascherine da casa, o affidandosi alla bontà delle donazioni di privati e imprenditori, o grazie al contributo degli alpini. Oltre ad una dannosa inerzia, l’esecutivo ha dimostrato, nel suo operato, anche l’assenza totale del principio di trasparenza, manifestazione del principio di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione.

Succede che il Direttore Generale del Ministero della Salute, Andrea Urbani, rilasci alcune dichiarazioni. Il fatto grave è che quelle dichiarazioni, rese da un dirigente pubblico del Ministero, e riguardanti un tema delicato come la salute dei cittadini nell’ambito della più drammatica emergenza sanitaria della storia, non vengano rese ai cittadini. Né vengano rilasciate in una conferenza stampa in modo da garantirne la massima diffusione. Il Direttore Generale parla con il Corriere della Sera. In questi giorni si apprende così che il Governo già dal 20 gennaio scorso aveva pronto “un piano secretato”, che non è stato reso pubblico per non diffondere un eccessivo allarmismo. “La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”. Lo stesso Direttore Generale ammette poi come, “con il senno di poi, sarebbe stato meglio un lockdown immediato”.

Sulla mancata zona rossa in Val Seriana

Come si vede, la scarsa trasparenza dell’esecutivo non ha dato i suoi frutti, se non quelli avvelenati di creare confusione e ritardare decisioni tempestive. Nella nostra valle, gli eventi ci dicono che, purtroppo, il Governo ha la sua parte di responsabilità anche sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro. I fatti sono noti. La Regione Lombardia chiedeva la medesima zona rossa già sperimentata a Codogno, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro approvava l’esigenza e, con preoccupazione, già a inizio marzo, comunicava al Governo la necessità di una zona rossa ad Alzano con annessa la mappatura dei contagi, nel frattempo fornita dall’assessorato al welfare di Regione Lombardia. Il Governo tentennava, così dal 3 marzo passavano 5 interminabili giorni fino ad arrivare all’8 marzo, quando il Presidente del Consiglio Conte dichiarava tutta l’Italia zona rossa. A confermare la totale confusione di quei giorni, la sera del 6 e del 7 marzo, come da noi documentato, le camionette dell’esercito inviate dal Governo avevo raggiunto la Val Seriana e i carabinieri che stazionavano a Zingonia erano pronti a sigillare i comuni di Alzano e Nembro. Poi il clamoroso, suicida dietrofront.

La Regione, in questo frangente, sulla scia del caso Codogno, legittimamente si sarebbe aspettata analogo tempestivo intervento da parte dell’esecutivo. Oltre al buon senso e alla prassi di leale collaborazione istituzionale, c’è la nostra Carta Costituzionale. L’art. 117 della Costituzione attribuisce allo Stato legislazione esclusiva su ordine pubblico e sicurezza. In altri termini, solo lo Stato può garantire appieno la sicurezza dei cittadini attraverso un dispiegamento di forze quantitativamente adeguato e sufficientemente preparato. Come avrebbe potuto la Regione garantire un’efficace limitazione degli spostamenti ad Alzano, e blindare adeguatamente la zona, senza i mezzi necessari? Come avrebbe potuto, con la limitatezza dei propri mezzi, garantire il blocco della diffusione del contagio? Ma soprattutto, ottenuta l’approvazione della massima autorità nazionale in materia di sanità, quell’Istituto Superiore di Sanità presieduto dal dottor Silvio Brusaferro, e informato il Governo della grave situazione, con quale credibilità la Regione avrebbe approntato una zona rossa in Val Seriana? E’ altresì vero che la Regione avrebbe potuto istituirla in via autonoma, la zona rossa, come hanno fatto in altre zone della penisola.

Tant’è che Giulio Gallera, assessore al welfare di Regione Lombardia, dapprima negava qualsiasi competenza regionale in merito; poi, il 7 aprile, nel corso della trasmissione “Agorà” su Rai 3, correggeva il tiro: “Ho approfondito ed effettivamente c’è una legge che lo consente”. La legge oggetto di approfondimento da parte dell’assessore è la n. 833/1978. L’art. 2, comma 3 afferma con chiarezza come “nelle medesime materie (ovvero di igiene e sanità pubblica) sono emesse dal presidente della giunta regionale o dal sindaco ordinanze di carattere contenibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”.

Un continuo scaricabarile inaccettabile

Dunque è necessario fare chiarezza, perché il continuo scarico di responsabilità da un’istituzione all’altra è pratica poco dignitosa e non rende giustizia a tutte le morti che quella mancata scelta ha causato in Val Seriana. Di certo, questa carneficina poteva essere evitata con l’istituzione della zona rossa, come sostengono molti virologi, tra cui il Prof. Andrea Crisanti, consulente della Regione Veneto per la pandemia. E allora noi ci vogliamo vedere chiaro, in mezzo a questi morti ammazzati, in mezzo a queste famiglie disgregate, in mezzo a queste vite spezzate. Diverso l’approccio da adottare per il focolaio nato dentro l’ospedale di Alzano, rispetto a cui la Procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta per epidemia colposa. Considerato che, a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione del 2001, la competenza in tema di sanità è radicata nelle regioni, l’interlocutore da cui pretendere risposte deve essere il sistema sanitario lombardo.

Valseriana News è stato il primo giornale locale a documentare i fatti, a raccogliere testimonianze e a cercare la verità. Per questo, anche nel caso del focolaio di Alzano, ci permettiamo con rispetto e pacatezza di formulare quelle domande che tutti, in Val Seriana, si stanno facendo. Domande da rivolgere anzitutto al direttore dell’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est Roberto Cosentina, già condannato a due anni e sei mesi in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio per aver coperto l’operato dell’allora vice-primario di Saronno Leonardo Cazzaniga, non a caso definito il “dottor morte” e condannato all’ergastolo dal medesimo tribunale. Gli stessi interrogativi che rivolgiamo a Francesco Locati, Direttore Generale presso l’ASST Bergamo Est. Viene difficile formulare con pacatezza interrogativi quando la Valle è un cimitero a cielo aperto. Ad ogni modo, lo dobbiamo a chi, in questa fase così drammatica, ci sta aiutando a rendere giustizia ai caduti da virus, condividendo con noi la propria esperienza. E’ a quelle voci coraggiose che dobbiamo risposte, alle voci di chi alza la testa e ci racconta il suo dramma.

Le domande che meritano risposta

Veniamo al punto. Come mai l’ospedale di Alzano non si è preoccupato di creare nuovi e aggiornati protocolli d’urgenza per una corretta riclassificazione delle polmoniti bilaterali in “contagio da Covid”? Come mai non sono state create da subito corsie differenziate per pazienti Covid? Perché il signor Mauro Lazzaroni, zio di Suor Maria Letizia, veniva lasciato tutta la notte del 22 febbraio in Pronto Soccorso insieme ad altre persone, pur accusando i sintomi da Covid? Perché, nonostante i sintomi, non gli veniva mai fatto il tampone? Perché i medici di base non sono mai stati dotati delle adeguate protezioni per poter svolgere la propria funzione imprescindibile di prima assistenza sanitaria sul territorio? Ce lo ha raccontato la religiosa di clausura, Suor Maria Letizia. Il padre Ilario, nonostante avesse una bronchite sin da martedì 25 febbraio, non veniva visitato da alcun medico di base perché nessuno di loro disponeva né di guanti né di mascherine, e così la situazione si aggravava fino al ricovero ad Alzano. Perché sabato 29 febbraio, al mattino, pur avendo tutti i sintomi da Covid, il padre di Suor Maria Letizia, Ilario Lazzaroni, veniva classificato come “codice bianco” e gli veniva negata assistenza visto che la febbre non era “persistente sopra i 38” e non c’era un “forte affanno respiratorio”? Come mai, una volta arrivato all’ospedale di Alzano nella serata di sabato 29 febbraio, trascorreva la notte in una stanza di Pronto Soccorso con altri cinque pazienti con i suoi stessi sintomi e infatti risultati poi positivi al tampone? Come mai l’ospedale di Alzano veniva sanificato “secondo i protocolli” e al contrario, vista la drammaticità dell’emergenza, non veniva delegata una sanificazione profonda a una ditta esterna, come avvenuto a Codogno? Sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano, poi, sappiamo che ha avuto un peso decisivo Luigi Cajazzo, direttore generale dell’assessorato al welfare di Regione Lombardia. Il quale ha giustificato la mancata chiusura dell’ospedale con l’esigenza di garantire ai cittadini un presidio territoriale sia per il Covid sia per tutte le altre patologie. Siamo consapevoli che, per i cittadini, avere la certezza di un luogo sicuro in cui curarsi sia fondamentale. Ma di grazia, dott. Cajazzo, come poteva mai essere considerato sicuro un luogo che, data l’emergenza in corso, era assai prevedibile che sarebbe diventato un lazzaretto esplosivo di lì a poco? Come mai ha voluto tenere aperto l’ospedale di Alzano quando il presidio di Seriate si trova a soli 7 km?

Ecco, i cittadini della Val Seriana vogliono queste risposte, per far sì che le loro perdite abbiano almeno un senso. E’ grazie a loro che siamo in grado di porre questi interrogativi. Tutto ciò che vogliamo è avere risposte, e l’unico modo per farlo è individuare le responsabilità delle nefandezze accadute. In tutto questo l’obiettivo non è colpevolizzare qualcuno, né trovare un capro espiatorio che copra le malefatte degli altri. Non siamo interessati a vendette personali né ispirati da sentimenti di rivalsa. Non è questo il momento di cedere a una pretestuosa resa dei conti politica: nessuno dei protagonisti istituzionali deve cadere nella tentazione di colpi bassi o vendette a orologeria. La proposta di commissariamento della Lombardia da parte del capo politico del M5S, Vito Crimi, sembra imbevuta proprio di questo veleno ideologico. Per questo è da respingere con forza. Sì alle inchieste, no al commissariamento dei morti. 

Gessica Costanzo

Alberto Luppichini

Diego Percassi

Tutti i diritti riservati ©

17 Commenti

  • Luigi ha detto:

    Bravi a fare il riassunto completo e chiaro di questa immane tragedia e se riuscite a farlo passare sulle TV nazionali meglio ancora!

  • Giovanni ha detto:

    Purtroppo temo che a tutte le sacrosante domande a cui qualcuno dovrebbe rispondere ed eventualmente pagare
    per gli errori fatti non ci sarà risposta.
    E’ già iniziato il solito vergognoso scaricabarile all’italiana e conoscendo la lentezza della Giustizia finirà come sempre,
    nessun colpevole, oppure pene ridicole , tanto sono convinti che gli italiani hanno la memoria corta, ma non dimenticheremo i ns morti e nemmeno chi per negligenza li ha causati.
    Devono pagare senza se e senza ma, ma mi ripeto non ho nessuna fiducia che avvenga.
    Buona giornata e complimenti alla redazione, non mollate.

  • Luigi ha detto:

    PS. Qualcuno mi sa dire perché all’Azienda ASST Bergamo Est oltre al Direttore generale ci vuole anche un altro Direttore? (Tra l’altro uno che anziché essere sollevato da incarichi pubblici per colpe precedenti viene trasferito ad altra Azienda ancora da dirigente). “Povera Patria” come cantava tanti anni fa Battiato…e non è cambiato niente!!!

  • Luigi ha detto:

    Giovanni, io ci spero perché Gessica Costanzo è riuscita più volte ad apparire su La 7 a “Non è l’Arena”

  • gian ha detto:

    Purtroppo la politica politicante si è già appropriata dell argomento. Un furbacchione ha gia tentato di allargare lo scudo penale sacrosanto per medici ed infermieri a dirigenti e politici. Un altro propone il commissariamento. Un altro ancora propone commissioni d’ inchiesta. Tutto per tirare l acqua al proprio mulino, alla faccia delle vittime e familiari. Solo un azione incisiva della Procura potra fare luce su quanto successo, ed insimeme alla costante attenzione di media come questo, tralasciando il giornalone provinciale che si autocensura, potrà consentire ai cittadini di avere giustizia

  • Luigi ha detto:

    “quello” deve essere…bilanciato e ben in equilibrio per non urtare azionisti e potenti locali

  • battista cadei ha detto:

    dopo aver detto governo impreparato, potevate chiudere li, il resto sono tutte conseguenze

  • Mario ha detto:

    Il Governo da la colpa alla Regione, la Regione da la colpa al Governo, i sindaci danno la colpa a Regione e Governo, stai a vedere che adesso è colpa nostra…
    Comunque sono convinto che, con i tempi biblici della Magistratura, non se ne farà nulla. Quando e se verranno individuati dei responsabili, saranno già morti (loro di vecchiaia).

  • Marco ha detto:

    Governo impreparato? Ok ci sta.
    E la regione? Cioè fatemi capire non è forse la regione che gestisce la sanità? Non è lei che doveva dotare di DPI i medici e gli infermieri?
    Han voluto fare gli ordinativi in totale indipendenza dalla protezione civile salvo poi, una volta accortisi di aver cannato fornitori, lamentarsi continuamente per la scarsa fornitura ricevuta dalla protezione civile.
    Zona rossa la poteva fare benissimo la regione stessa e non mi si venga a dire che le mancavano i mezzi per attuarla, la verità è che non hanno voluto andare contro i loro amici imprenditori, quelli che poi li foraggiano.
    I dirigenti lombardi son tutti esponenti dello stesso partito, quello che da decenni predica la secessione e l’indipendenza ….poi il giorno che poteva legittimamente autonomamente prendere decisioni che fa? Aspetta Roma…..continuate pure a difenderli io non ci sto!
    L’altro ieri hanno avuto pure la faccia tosta di dichiarare che non hanno nulla da rimproverarsi e che rifarebbero tutto come fatto.
    Zaia è del medesimo partito ma ha ben altre palle.

    • 🧸 ha detto:

      Non prendertela Marco é il solito depistatore infiltrato…

    • Max ha detto:

      Marco, hai espresso chiaramente il pensiero e le considerazioni mie e della gran parte dei cittadini lombardi che non sono legati alla corrente politica dei vari dirigenti.

    • Fausto ha detto:

      Parole sante, la regione poteva farla la zona rossa, così come la mancanza di attrezzature, mascherine e camici sono di competenza della regione come tutta la sanità

  • max ha detto:

    buona sera chi mi sa dire quando riaprono le concessionarie auto e camper ??????? grazie

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