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Cronaca, La Valle nel VIRUS Bassa Valle

Mancata zona rossa ad Alzano Lombardo, cosa dicono gli atti protocollati

Stando agli atti del Comune di Alzano non risulta alcuna comunicazione ufficiale. E’ come se l'ipotesi zona rossa sulla carta non sia mai esistita. Così com’è stato nella realtà.

A 5 mesi dalla mancata realizzazione della zona rossa in Val Seriana (su cui indaga la magistratura di Bergamo), oltre alle desecretazioni di alcuni documenti del Comitato tecnico scientifico che sono stati alla base dei DPCM del Governo Conte, torniamo a fare il punto della situazione di quanto accaduto nei due comuni (Nembro e Alzano Lombardo) della bassa Valle, zona focolaio della bergamasca.

Ben noto è infatti il rimpallo di responsabilità tra Regione e Governo: da una parte Conte che – recepite le note dell’Iss e del Cts di inizio marzo – ha più volte ribadito di aver voluto chiudere tutta la Lombardia (e poi tutta l’Italia) visto il dilagare del virus. Misura – quella della zona arancione entrata in vigore l’8 marzo – che non ha limitato il focolaio bergamasco visto che in verità si è potuti circolare fino all’ordinanza di chiusura dei Comuni del 22 marzo. Dall’altra la Regione Lombardia che non ha mai inviato una richiesta formale di zona rossa, che poteva avvalersi della legge 833 del 78 per istituirla e che ha – di fatto – aspettato il Governo.

Ben sappiamo quanto, queste mancate decisioni, siano costate care alla Val Seriana e alla provincia di Bergamo. Toccherà ai numeri analizzati e spiegati dal professore Andrea Crisanti, consulente della Procura, stabilire anche sulla carta se la strage bergamasca si poteva evitare. Noi, cittadini di questa martoriata provincia, lo sappiamo già che la zona rossa avrebbe, almeno parzialmente, limitato i danni. Sulla relazione di Crisanti si muoverà anche l’inchiesta del Procuratore Aggiunto Maria Cristina Rota che nei mesi scorsi ha sentito, come persone informate sui fatti, sia i vertici di Regione Lombardia tra cui il presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, sia il premier Giuseppe Conte e alcuni ministri.

Il vuoto dagli atti a protocollo

Tornando alla Val Seriana, in particolare a quanto riguarda il comune di Alzano Lombardo, dove il 23 febbraio scorso vennero accertati all’ospedale Pesenti Fenaroli i primi due casi di positività al Coronavirus della provincia di Bergamo (insieme ad una altro caso al Papa Giovanni), il gruppo Alzano Viva che siede nei banchi della minoranza, ha chiesto i documenti protocollati che riguardano la gestione Coronavirus. La richiesta degli atti è avvenuta formalmente venerdì 20 marzo, a firma della capogruppo Simonetta Fiaccadori. Gli atti sono stati inviati l’8 aprile e, facendone una breve analisi, risulta che nessuna comunicazione ufficiale è avvenuta tra le istituzioni riguardo la zona rossa.

Quello che pare evidente dunque è un vuoto di comunicazione: nessuna informativa, attinente all’emergenza, è stata inviata al Sindaco e all’Amministrazione Comunale dal 20 febbraio al 20 marzo neppure da parte dell’Ospedale di Alzano Lombardo né da parte dell’azienda ospedaliera Bergamo Est di cui lo stesso ospedale fa parte. Neppure ATS, l’Agenzia di Tutela della Salute, ha mai inviato comunicazioni nonostante i due casi del Pesenti Fenaroli fossero i primi in tutta la provincia, ad eccezione delle note pervenute datate una 16 marzo (riguardante la fornitura di ossigeno) e una 20 marzo (riguardante l’installazione nuovi vaporizzatori presso Ospedale di Alzano). Né d’altro canto il Sindaco ha cercato di avere riscontri o inviato relazioni informative.

Com’è possibile dunque che l’azienda ospedaliera, ATS, Regione e Amministrazione comunale, non abbiano interloquito formalmente tra di loro? I primi a farsi queste domande, dopo avere avuto accesso agli atti, sono stati i consiglieri di Alzano Viva: “Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio – spiega la capogruppo Fiaccadori -. Per questo la mattina del 23 febbraio, prima ancora dei casi postivi all’ospedale, avevamo inviato una richiesta di misure di tutela della salute urgenti. Dopo Codogno avevamo capito che la situazione avrebbe potuto precipitare da un momento all’altro e avevamo tentato di collaborare con l’amministrazione che, invece, ha sempre escluso ogni dialogo con le minoranze. Non condividendo le scelte, né gli atti e tantomeno rispondendo ai nostri quesiti. Perciò oggi, a distanza di 5 mesi, siamo ancora qui a chiederci: com’è possibile che il sindaco Camillo Bertocchi non abbia mai interloquito ufficialmente con l’ospedale che trova sede nel nostro comune e che è sotto la sua responsabilità? Perché non c’è nessun tipo di rapporto in merito alla gestione dell’emergenza tra amministrazione di Alzano, ATS, Prefettura, Regione o Governo?”

Dove si è interrotta l’istituzione della zona rossa?

Questo vuoto non aiuta certamente a capire dove si è interrotta la comunicazione dell’istituzione della zona rossa, visto che a Protocollo non esiste alcun documento ufficiale. Bertocchi aveva dichiarato alla stampa in un’intervista video di aver predisposto le ordinanze di chiusura. Dunque oggi, visti gli atti, ci chiediamo: sulla base di quale comunicazioni si era mossa l’amministrazione? Alla luce di quanto emerso anche dalle recenti cronache nazionali la domanda che non ha ancora trovato una risposta è: dove si è interrotta l’istituzione della zona rossa? O meglio: quando e da chi è partita la richiesta – se è mai partita? Stando ai documenti agli atti del Comune di Alzano non risulta alcuna comunicazione ufficiale, dunque – di fatto – è come se la zona rossa sulla carta non sia mai esistita. Così com’è stato nella realtà. Tornando a quei giorni concitati, ad allertare la cittadinanza, oltre alle voci di corridoio, era stato l’arrivo del 6 marzo dei militari e dei carabinieri. Mezzi e uomini hanno stazionato nelle caserme dell’hinterland della Città ma non hanno mai raggiunto Nembro e Alzano. Chi ha dato l’ordine di raggiungere Bergamo? E chi l’ha ritirato?
Come detto in precedenza, i documenti di Alzano non spiegano nulla. “Nessun documento, richiesta e appello rivolto a Prefetto, Regione Lombardia e Governo è depositato agli atti comunali – si legge nella nota del sindaco Camillo Bertocchi inviato alla minoranza -“.

I dubbi della minoranza

“Il Comune ci ha fornito documenti pubblici, che dimostrano un vuoto nella gestione politica dell’emergenza – continua Flaccadori -. Quelli condivisi sono adempimenti necessari riguardo ad esempio alla richiesta di ossigeno, all’istituzione del Coc o al recepimento delle misure regionali, ma nulla hanno a che vedere con le importanti comunicazioni che ci aspettavamo ci fossero state tra Sindaco e enti superiori per affrontare l’emergenza. Ci sembra una gestione del tutto inadeguata. Tra l’altro, data la presenza di Roberto Anelli, Capogruppo della Lega in consiglio comunale e in consiglio regionale, con quello che stava accadendo in quei giorni orribili, potevamo attenderci un interessamento formale per il nostro paese”.

Ricordiamo che dopo alcuni giorni dalla pubblicazione veniva rimossa dal web un’intervista del 7 marzo di Anelli in cui aveva dichiarato che andava preservato soprattutto l’aspetto economico. “Come mai quel video è stato rimosso? C’è qualcosa che non ci hanno ancora detto sulla mancata zona rossa? Anche queste domande non hanno risposta. Come minoranza continueremo però a chiedere conto a ciascuno delle proprie responsabilità, anche per tutti quei cittadini che vogliono sapere la verità – conclude Fiaccadori – che deve essere garantita soprattutto a partire dal Sindaco e da tutta l’amministrazione comunale”.

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