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Cronaca

Gestione emergenza Coronavirus, altre denunce in procura a Bergamo

Il comitato delle vittime di coronavirus Noi Denunceremo depositerà presso la procura di Bergamo altre 150 denunce (per un totale di quasi 300).

In bergamasca si torna a parlare della gestione emergenza Coronavirus. Il comitato delle vittime di coronavirus Noi Denunceremo depositerà presso la procura di Bergamo altre 150 denunce (per un totale di quasi 300) il prossimo giovedì 15 ottobre alle ore 9.30.

«Abbiamo lasciato parlare per un po’ esponenti del Governo e di Regione Lombardia – dice il presidente Fusco –. Dopo trentaseimila morti ufficiali ed altre migliaia ufficiose che non rientrano nella conta perché morte soffocate nel letto di casa o in qualche RSA senza un tampone mentre gli ospedali esplodevano, non solo non abbiamo assistito ad alcun rappresentante delle istituzioni che si sia fatto spontaneamente da parte, ma sia il Presidente del Consiglio che il Presidente di Regione Lombardia hanno iniziato una campagna mediatica regionale, nazionale ed internazionale che ne esaltasse le gesta in quei drammatici mesi. Al Ministero della Salute sono cosi convinti che sia andato tutto bene da avere consentito che il Direttore generale per la prevenzione si dedicasse ad altri incarichi dagli inizi di maggio, in piena pandemia, e nel modo più discreto possibile[1]. La gestione dell’emergenza è stata cosi trasparente ed esaltante che la stampa internazionale avrebbe le prove di pressioni esercitate all’OMS da parte di personaggi abituati a muoversi tra i ministeri per far sparire nell’arco di 24 ore un rapporto indipendente in cui si mettevano a disposizione di altri Paesi le lezioni apprese dalla disastrosa gestione italiana[2]. Documento che, ovviamente, noi abbiamo ritrovato[3]. Non solo. Recentemente, il Governo si sarebbe impegnato in una campagna mediatica internazionale ostentando successi nel contenimento dei contagi durante l’estate, quando l’unico motivo di questo “successo” consisterebbe nel fatto che non si rapportasse il numero assoluto dei contagi a quello dei tamponi, ed il numero dei tamponi fatti in Italia a quelli svolti all’estero. Secondo il sito Our World In Data, riconducibile all’Università di Oxford, emerge infatti molto chiaramente la proporzionalità diretta tra numero di tamponi giornalieri e quello di positivi al coronavirus, e di come l’Italia abbia meno contagi di Paesi come Inghilterra e Israele solo perchè processi un terzo dei loro tamponi[4]».

«Ci siamo letti migliaia di pagine di documenti – continua la legale del comitato Consuelo Locati – e recentemente trovato conferma in un articolo scritto per mano del consulente del Governo, Walter Ricciardi, che hanno dovuto sigillare un intero Paese perchè non avevano nessuna idea se quello che stesse succedendo in Lombardia si stesse verificando nel resto d’Italia. Hanno dovuto chiudere tutto il Paese “alla cieca”[5] perchè nel pieno dell’emergenza il sistema di sorveglianza epidemiologica presentava fortissime criticità. E presentava fortissime criticità perchè non esistevano un piano pandemico nazionale e piani pandemici attuativi regionali aggiornati, e non erano mai state fatte le relative esercitazioni. Lo stesso Walter Ricciardi, interpellato dalla stampa per dare conto delle sue parole, afferma che da manualistica se la fase di contenimento fallisce bisogna attuare quella di mitigazione[6]. Peccato che, proprio da manualistica, la fase di mitigazione rientri in quella di contenimento. Walter Ricciardi è la stessa persona che il 25 di febbraio affermava “Le mascherine alla persona sana non servono a niente”[7] mentre il 27 di febbraio dichiarava fosse un errore fare i tamponi agli asintomatici[8]. Poi abbiamo scoperto grazie ad una intervista a Repubblica del capo del CTS, Agostino Miozzo, che i tamponi agli asintomatici non si dovessero fare perchè non si potevano fare visto e considerate che non c’erano scorte di reagenti[9]. Nel frattempo le conseguenze sociali ed economiche che un piano pandemico aggiornato avrebbe dovuto mitigare si fanno sentire su lavoratori ed aziende, mentre migliaia di persone stanno scoprendo cosa significhi dover convivere con un disagio psichico conseguente ai traumi del lutto e del lockdown. Noi non abbiamo paura della verità. E non abbiamo paura a dire che non ci siamo trovati di fronte ad una pandemia, ma al più grande scandalo sanitario dell’intera storia repubblicana. Lo proveremo in tutte le sedi, incluse quelle penali.»

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