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Magoni: “Impianti chiusi pietra tombale per il settore”

Lara Magoni: "Impianti chiusi pietra tombale per un settore vitale dell'economia lombarda".

Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing Territoriale e Moda della Regione Lombardia e vice campionessa del Mondo di sci commenta così l’indiscrezione che il prossimo Dpcm non consentirebbe la riapertura degli impianti di risalita.

Lara Magoni sugli impianti chiusi

“La scelta del Governo di tenere chiusi gli impianti sciistici potrebbe rappresentare la pietra tombale per l’economia di interi territori di una vasta area italiana. Una decisione che, se confermata, non ascolta il grido d’allarme di migliaia di operatori della montagna: per non parlare dell’indotto del turismo, dalle strutture ricettive alla ristorazione e sino a tutte quelle aziende di abbigliamento, attrezzature sportive e accessori che hanno nella stagione bianca il loro mercato di riferimento”. E’ questo il commento di Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing Territoriale e Moda e vice campionessa del Mondo di sci.

“Il Governo, tra l’altro, non sta tenendo conto della programmazione degli altri Paesi confinanti dell’arco alpino: a Natale magari si potrà sciare in Svizzera e in Austria, mentre pochi chilometri di qua del confine, in Italia, tutto potrebbe essere mestamente chiuso. Una vera e propria ingiustizia. A maggior ragione dopo che la Conferenza delle Regioni ha approvato questa mattina le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita in totale sicurezza. Per decisioni di tale portata, che coinvolgono il destino di un intero comparto produttivo, sarebbe fondamentale una condivisione a livello europeo, con strategie comuni, che tengano in considerazione l’emergenza epidemiologica e le esigenze del mondo della montagna. Una condivisione che il Governo Conte non ha minimamente preso in considerazione”, conclude Lara Magoni.

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14 Commenti

  • Leserri+Melchiorre ha detto:

    Condivisibile in pieno, brava Lara. Con qualche ovvio accorgimento per le risalite pensiamo si possano evitare gli “assembramenti da stadio”.

  • Lucio ha detto:

    “..sarebbe necessaria una condivisione a livello europeo..” ma la Magoni ha chiesto prima a Salvini?

  • luc ha detto:

    Se tutto sarà mestamente chiuso, come cinguetta l’assessora, sarà perché tutto deve rimanere chiuso. Meglio avere le piste chiuse e gli ospedali pure piuttosto che piene sia le une che gli altri. Senza contare che se sarà chiuso sarà anche per merito dei governi regionali alpini.

  • gian ha detto:

    Non commettiamo lo stesso errore fatto a ferragosto, quando per aprire quattro discoteche si è perso il controllo dei contagi… la stagione sciistica è lunga, un mese in piu ora di chiusura puo voler dire lavorare tre mesi poi.

  • Luca ha detto:

    Per un governo di incapaci l’unica soluzione è di chiudere e promettere ristori, che forse arriveranno. Si vantavano di aver esportato il loro modello agli altri stati e ora siamo il terzo peggior paese al mondo come numero di contagiati e di morti. Fate schifo, dovete andarvene, non avete fatto niente per evitare nemmeno la seconda ondata.

  • Alberto ha detto:

    Come far fallire scientemente un intero Paese e raderne al suolo la socialità. Senza peraltro ottenere alcun buon risultato dal punto di vista sanitario, sia chiaro. Il confronto con gli altri Paesi è semplicemente imbarazzante.

  • gianmario ha detto:

    Sarebbe meglio aprire le scuole piuttosto che pensare allo sci.
    Polemica stupida, inutile e pretestuosa da parte della regione Lombardia, che utilità avrebbe aprire gli impianti sciistici in una zona rossa, dove nessuno può utilizzarli, o arancione dove potrebbero andarci solamente i residenti del comune che li ospita? E non mi pare che la situazione della Lombardia migliorerà presto, solo nel Veneto al momento gli impianti possono essere raggiungibili.
    Inoltre Fontana si rifiuta di scorporare le province orientali, quelle meno colpite dal contagio e che ospitano molte località sciistiche, quello potrebbe essere il primo passo da fare.
    Comunque meglio pensare ad attività più importanti, oltre alle scuole attività culturali e negozi, sarebbe più utile: se ad esempio mi si bucano le scarpe dove vado a comprarne di nuove? Allo sci si può anche rinunciare.

    • Luca ha detto:

      A me dello sci interessa zero. Lo sci però, come altre attività, significa migliaia di posti di lavoro, di famiglie che devono campare, e milioni di euro che non verranno guadagnati, quindi non spesi, quindi meno tasse pagate, quindi tutto quello che ne consegue. O vogliamo campare tutti di reddito di cittadinanza e ristoro vari?

      • ⁉️ ha detto:

        Mi sono domandato spesso, ma come campano quelli che lavorano nello sci (maestri di sci, addetti agli impianti) d’Estate⁉️

  • Taddeo ha detto:

    Bohh nel noto centroccomerciale neanche un Monopoly sono stati in grado di vendere in sicurezza.
    E questi pensano alle piste di sci, come se gli assembramenti visti nella stagione trascorsa nessun li avesse visti.
    Che mont che mont!

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