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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Da Bergamo all’Oms, cosa c’è nel dossier censurato

Da Bergamo all'Oms: l'indagine della Procura continua anche grazie al dossier censurato fornito dal Comitato Noi Denunceremo.

Tutto parte da Bergamo, epicentro italiano e europeo della pandemia da Coronavirus. Impossibile dimenticare i 6000 morti (ufficiali) di marzo e aprile 2020. Impossibile dimenticare i tassi di mortalità cresciuti – negli stessi mesi e soprattutto in alcuni paesi della Val Seriana – anche del 1000%.

Qui, a Bergamo, ad aprile è stata aperta l’inchiesta della Procura che indaga per epidemia colposa, omicidio colposo e falso. Partendo dalla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo e dalla mancata zona rossa di Nembro e Alzano, i magistrati sono arrivati a sentire i vertici della Regione Lombardia, del Governo e anche dall’Oms. Sempre qui, il comitato di parenti delle vittime “Noi Denunceremo” è diventato di fatto una commissione d’inchiesta confermandosi il più importante punto di riferimento per tutti gli italiani ritrovatisi soli con i propri lutti e con tante domande senza risposte. Da qui inoltre è stato reso noto il documento relativo alla gestione del Covid-19 in Italia. Dossier che ha creato imbarazzo tra i vertici dell’Oms e del Governo.

Quando è stato svelato il dossier censurato dall’Oms

Ma per capire come sono andate le cose, bisogna fare un passo indietro. Era il 10 settembre 2020 quando, in una calda e partecipata conferenza stampa, lo staff del Comitato Noi Denunceremo annunciava di essere entrato in possesso e di aver analizzato un importante dossier relativo alla gestione del Covid-19 in Italia.

L’esistenza del report dal titolo: “An unprecedented challenge italy’s first response to covid-19” (Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid) era stato annunciato la prima volta in un articolo pubblicato ad agosto su The Guardian.

Potete rivedere la diretta di quella conferenza stampa qui https://www.facebook.com/noidenunceremo/videos/339856533876516. All’appuntamento aveva partecipato anche il Generale dell’Esercito in pensione Pier Paolo Lunelli, ex comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica. In quell’occasione Lunelli aveva dimostrato come, linee guida adeguate avrebbero permesso di risparmiare 10mila morti.

Il dossier rimasto pubblicato sul sito dell’Oms meno di 24 ore

Il dossier si compone di un centinaio di pagine e – scriveva il The Guardian – ero stato pubblicato il 13 maggio sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per poi sparire meno di 24 ore dopo. Motivazione della censura? Il fastidio che i contenuti prodotti dai ricercatori avrebbero procurato al Governo italiano, fortemente contestato nella gestione.

A confermare le indiscrezioni che coinvolgono il direttore vicario dell’Oms Ranieri Guerra interrogato per cinque ore dai pm all’inizio di novembre, e i vertici della sanità nazionale, la puntata di ieri sera di Report andata in onda su RAI 3. Il dossier in questione fu messo a punto nella sede europea dell’Oms a Venezia. Fu pubblicato a maggio sul sito dell’Organizzazione, che fa riferimento all’Onu, e venne poi rimosso nel giro di un giorno. Come rivelato inoltre da un’anonima intervistata ieri sera a Report, lo studio era finanziato dal Kuwait come sostegno all’Oms e anche le copie cartacee inviate al Paese arabo furono ritirate.

I contenuti del dossier

Ma cosa contiene questo dossier su cui si sono accesi i riflettori di tutta la stampa nazionale e internazionale? A spiegarci i contenuti più salienti è Robert Lingard, italiano di Brescia esperto di comunicazione che da Londra sostiene il lavoro del Comitato. Lingard per primo ha ritrovato il dossier permettendoci di visionarlo.

“Uno dei passaggi degni di nota – spiega Robert – si trova subito a pagina 2 dove si legge che l’Italia non era del tutto impreparata ad una pandemia perché nel 2006 dopo la SARS aveva stilato un piano pandemico riconfermato nel 2017. Quest’affermazione è dunque la conferma di quanto sostenuto da mesi dal Comitato: il piano pandemico del 2017 non è altro che un copia e incolla di quello del 2006 – spiega Lingard -. Di fatto, come si legge nel dossier, la pianificazione in Italia, senza recepire le direttive aggiornate dell’Oms, è rimasta più teorica che pratica, con pochi investimenti e senza trovare misure concrete“.

A pagina 20 si fa invece riferimento all’impreparazione degli ospedali, derivante dalla mancanza di strategia. Si legge: “Impreparati a una simile marea di pazienti gravemente ammalati, la reazione iniziale degli ospedali fu improvvisata, caotica e creativa. Ci è voluto del tempo prima che una guida formale diventasse disponibile“.

Poco dopo, a pagina 27, si fa riferimento a tutte le mancanze dai dpi all’impiego di personale sanitario non specializzato.

Il caso dell’immunità diplomatica

Ora, che il dossier non sia piaciuto ai vertici italiani visto anche il coinvolgimento di Ranieri Guerra sul doppio asse Oms – Governo (all’epoca del piano pandemico era direttore generale del ministero della Salute e oggi è membro del Cts), pare abbastanza evidente. Quello che però non trova ancora una risposta è perché l’Oms abbia permesso a Ranieri Guerra di essere sentito dai pm bergamaschi mentre non abbia permesso ai ricercatori che hanno stilato il documento di essere ascoltati come persone informati sui fatti usando – per loro – l’immunità diplomatica.

“Non c’è alcun braccio di ferro o scontro in corso con chicchessia – ha dichiarato il Procuratore di Bergamo Chiappani all’Ansa -. Non c’è alcuna indagine sull’Oms o sulle strutture tecnico-scientifiche o politiche oppure su politici italiani”. La Procura ha chiesto al Ministero degli Esteri se sussista immunità o meno. Sentire tutte le persone coinvolte è necessario per capire quanto la vicenda sia collegata all’assenza di un piano pandemico adeguato e se ci sia stata la volontà di coprire eventuali o presunte carenze dell’Italia. 

Il Comitato: “Siamo arrivati fin qui perché la verità è un dovere”

“Tentano solo di rifugiarsi dietro l’immunità diplomatica – commentano Consuelo Locati e Luca Fusco, legale e presidente del Comitato Noi Denunceremo -. Confidiamo che la stampa continui a porsi continui interrogativi circa la gestione della pandemia da parte dello Stato, delle Regione e dei loro rappresentanti, occulti o palesi. Inutile ricordare che l’inerzia da parte di chi doveva agire avrebbe portato alla chiusura dell’Italia e tre settimane dopo avremmo assistito alla processione dei mezzi militari stracolmi di bare a Bergamo.Per noi la verità è ancora un valore ineludibile perchè senza verità non ci sarà mai giustizia”.

“Ho avuto anche io defunti tra i miei affetti – spiega Lingard -. Per me era chiaro sin da subito si trattasse di un enorme scandalo sanitario e che la comunicazione militaresca delle istituzioni non fosse altro che un tentativo di amplificare un messaggio per nasconderne un altro. Non avrei mai pensato si potesse arrivare cosi in alto. Ma questo è segno che quando persone comuni decidono di associarsi per un obiettivo tutto è possibile. Anche in Italia”.

Da quel 10 settembre, quando i rappresentati del Comitato ebbero il coraggio e il fiuto di far emergere la questione del piano pandemico e del dossier censurato, sono passati quasi 3 mesi. Nel frattempo lo stesso Comitato ha depositato i documenti in Procura e i magistrati stanno facendo il possibile per fare chiarezza. Qui, a Bergamo, dove tutto è cominciato e dove la verità non si può ridurre ad uno scandalo politico istituzionale ma resta, prima di tutto, un dovere verso una comunità che – comunque andrà – non sarà mai più la stessa.

Gessica Costanzo

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