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Lino Val Gandino: 100 copie della Sacra Sindone, la prima andrà a Washington

Lino Val Gandino, ecco il tessuto per riprodurre la Sindone, un piccolo grande regalo di Natale, ulteriore passo di un progetto territoriale destinato a compiersi nella prossima primavera.

Vive fasi cruciali, in Val Gandino la tessitura del pregiato lino destinato a veder riprodotta, in cento copie numerate e autenticate, la Sacra Sindone, sacro lenzuolo oggi conservato nel Duomo di Torino. E’ un ulteriore passo del progetto “Il tessuto, la reliquia del mondo”, promosso grazie alla sinergia fra Comune di Peia (capofila) e Comune di Gandino, con il sostegno di GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi ed Uniacque e la decisiva collaborazione di Comunità del Mais Spinato di Gandino, Agricoltura Savoldelli Clemente, Linificio Canapificio Nazionale di Villa d’Almè e Torri Lana 1885 di Gandino.

In un’area di via Resendenza a Gandino, di proprietà della famiglia Torri, sono stati messi a dimora nella primavera 2020 (in piena pandemia) semi di lino della varietà Eden, che hanno portato a fioritura e successivo raccolto nell’agosto 2020. La coltivazione del lino è presente da secoli in Val Gandino, come confermano studi realizzati nel 2009 dal compianto geom. Ivan Moretti, che lavorò al recupero ambientale della “Pozza del Lino”, posta in località Pizzo a Peia e legata, non a caso, ai traffici dei mercanti ed alla “Via della Lana”. Anche qui vi sono proprietà della famiglia Torri, dedita sin dal diciannovesimo secolo alla tessitura di lana, lino e canapa. Il lino, fibra fra le più nobili conosciuta nell’Antico Egitto e nel Medio Oriente, in Bergamasca ha sviluppato nei secoli la storica realtà del Linificio Canapificio Nazionale, che ha tuttora sede a Villa d’Almè. Fondato nel 1873, oggi è controllato al cento per cento dal Gruppo Marzotto.

“Nella gestione del progetto – spiega Giorgio Rondi del Linificio Canapificio Nazionale –  ci si è prefissati di realizzare un filato il più sostenibile possibile unendo tradizione e innovazione. Abbiamo seminato e coltivato in modo antico (senza operazioni meccaniche o trattamenti fitosanitari) e filato su macchine tecnologicamente avanzate, ma nel modo più tradizionale possibile e senza chimica. Il ciclo colturale, favorito dal meteo, non ha comportato particolari problematiche sino alla fioritura. Solo le erbe infestanti, sviluppatesi in seguito, hanno complicato lo strappo degli steli, rigorosamente manuale, effettuato da giovani volontari di Gandino e Peia”. La successiva macerazione è stata accelerata dalle piogge di agosto ed a settembre è stata avviata la fase industriale di filatura. “Il Linificio – aggiunge Rondi –  si è appoggiato alle realtà di “Terre de Lin” (Normandia) per le operazioni di separazione della fibra dal canapulo e la pettinatura con confezione in nastro. L’eterogeneità della fibra ha comportato un notevole lavoro di omogeneizzazione in fase di preparazione, con accoppiamenti ed affinamento dei nastri”. Per arrivare alla tessitura è stato necessario ricavare due titolazioni, Nm20 e Nm39, dove per “Nm” si indicano i chilometri di filo presenti su una rocca da un chilogrammo. “Già vent’anni fa – aggiunge Rondi – il Linificio aveva collaborato alla produzione di un tessuto per realizzare copie della Sindone, utilizzando tecniche il più possibili simili a quelle adottate 2000 anni fa. La complessità, allora come oggi, non stava nel reperire la materia prima della zona (Egitto, Siria) o nel tessere su telaio manuale, bensì nel processo di trasformazione della fibra in filato”.

A novembre il filato è stato preso in carico da Torri Lana 1885, che ha avviato la tessitura nel proprio storico reparto produttivo, sito nel Fondovalle fra Gandino e Peia. “L’ordito – spiega Massimo Belotti di Torri Lana 1995 –  è stato realizzato con filato lino 1/8 bianco Nm 39 con riduzione di 36 fili al centimetro. Per la trama si è utilizzata una titolazione Nm20, mentre l’armatura è una lisca di pesce di 32/33 gradi sull’asse longitudinale. Il peso del tessuto è di circa 230 grammi al metro quadro, un risultato ottimale (anche per lucentezza) rispetto a quello della Sacra Sindone originale”.  Il Museo della Sindone di Torino, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, si occuperà ad inizio 2021 della stampa dei teli in scala 1:1 (mt. 4,41 x 1,13). L’operazione verrà realizzata a Lucca con modalità digitali, che prevedono l’utilizzo di una scansione in altissima definizione, al punto che il “file” necessita della memoria di un intero PC per essere gestito.

“La Sindone – ricorda Enrico Simonato, segretario del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone –  era di proprietà dei Savoia, che la portarono in Piemonte, nel 1576, da Chambery. Una scelta di cui fu “complice” il pellegrinaggio votivo voluto da San Carlo Borromeo dopo l’epidemia di peste che aveva colpito Milano, Bergamo e Brescia.  E’ tuttora conservata nel Duomo di Torino, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa, con l’obbligo di tenerla nel capoluogo piemontese. Quest’ultimo elemento rende quasi una necessità il progetto di creazione delle cento repliche autenticate. Le ostensioni a Torino sono poche, poiché il lino tende ad ingiallire se esposto per troppo tempo alla luce. Ecco allora che la possibilità di fare copie certificate e su un supporto adeguato permette di soddisfare le aspirazioni di tanti fedeli”.

Le copie della Sindone realizzate con il tessuto prodotto in Val Gandino diventeranno strumento di promozione anche attraverso l’apposizione di un Qr Code digitale che rimanderà ad un sito specifico. Fra le prime destinazioni va segnalata quella relativa al Museo della Bibbia di Washington (Stati Uniti), dove un’apposita sezione dedicata alla Sindone verrà inaugurata nella primavera 2022, dopo il rinvio reso necessario dalla pandemia.

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