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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Inchiesta Covid: agli atti nessun ordine scritto riapertura ospedale Alzano

Di chi è la responsabilità della riapertura dell'ospedale di Alzano Lombardo? E questa decisione avrà un risvolto penale nell'inchiesta della Procura di Bergamo? I nodi da sciogliere nel filone che riguarda la Val Seriana

A dare notizia degli ultimi risvolti dell’inchiesta dalla Procura di Bergamo, dove il pool di magistrati guidati dall’aggiunto Maria Cristina Rota indagano dall’aprile 2020 sulla gestione della pandemia nella sua primissima fase in bergamasca e in particolare in Val Seriana, è l’Ansa. Secondo quando riportato in questo articolo, negli atti acquisiti fino a ora, non è stato trovato un solo atto scritto che disponesse la riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo, chiuso e poi riaperto dopo alcune ore dopo l’accertamento dei primi positivi il 23 febbraio 2020. In questo filone d’inchiesta sono indagati anche Francesco Locati e Roberto Cosentina, Direttore Generale ed ex Direttore Sanitario dell’Asst Bergamo Est, che avrebbero dichiarato il falso “in atti pubblici” quando, scrissero che erano state adottate “tutte le misure previste”, mentre in realtà era “incompleta” la “sanificazione del PS e dei reparti del Presidio”, dove si trovavano ricoverati da giorni i pazienti risultati positivi.

Secondo quando ricostruito anche a mezzo stampa, la decisione della chiusura era stata presa internamente dal presidio vista la grave situazione che si stava vivendo. In serata però dalla Regione venne detto di riaprire perché il virus già dilagava e non si sarebbero potuti chiudere tutti gli ospedali togliendo cure ai malati. Per questo risultano indagati anche l‘ex direttore generale della sanità della Lombardia, Luigi Cajazzo, l’allora suo vice Marco Salmoiraghi, e una dirigente dell’assessorato Aida Andreassi. Per dovere di cronaca va precisato che il pronto soccorso dell’ospedale di Codogno dove due giorni prima venne scoperto il paziente 1, Mattia Mestri, restò chiuso oltre 3 mesi.

La comunicazione giunta ai dipendenti

L’ordine della riapertura arrivò ai dipendenti alle 20:46 attraverso una chat interna. Toccherà dunque ai magistrati chiarire di chi sia la responsabilità della riapertura e se questa abbia veicolato la diffusione del virus contribuendo all’impressionate numero di decessi registrati in questa zona tra marzo e aprile 2020. Ancora da stabilire dunque se la decisione della riapertura avrà un risvolto penale.

L’inchiesta riguarda anche la mancata applicazione della zona rossa ad Alzano e Nembro, le morti nelle Rsa e l’eventuale applicazione del piano pandemico influenzale del 2006. Recentemente abbiamo intervistato la dottoressa Rota e il Procuratore Chiappani che hanno fatto il punto dell’inchiesta.

Gessica Costanzo

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4 Commenti

  • Alberto ha detto:

    E’ evidente che il disastro dei decessi Covid è stato dovuto, passato il primo momento di marzo di panico, agli errori e incapacità delle autorità sanitarie italiane. Il fatto che il virus si diffonda è normale, non lo è aver bloccato e sabotato le cure che hanno dimostrato di funzionare e guarire.

    • ... ha detto:

      Autorità sanitarie Regionali. Prego… qui trattasi di regione Lombardia, basta fare i furbetti!

      • Alberto ha detto:

        Non discuto, ma le linee guida e i protocolli di cura (tachipirina e arrangiati) vengono da Ministero, AIFA, ISS e CTS. Non è una questione di fede politica come “i tre puntini” vogliono far sempre intendere, ma di sabotaggio sistematico delle cure che funzionano e avrebbero evitato molti morti e ricoveri.

        • ... ha detto:

          Qui non si tratta di “Tachipirina etc” albert, ti stai attaccando come al solito sui vetri, e il rumore che fai con le unghie é molto molto irritante.

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