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Cronaca

Zone rosse in Lombardia, è ancora scontro su quello che non venne fatto in Val Seriana

Un anno dopo è ancora scontro su quello che non venne fatto in Val Seriana e su di chi fosse la responsabilità della zona rossa a Nembro e Alzano.

Quasi un anno dopo, è ancora scontro su cosa dovesse essere fatto nella bassa Val Seriana, precisamente nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo dove a inizio marzo 2020 non venne istituita alcuna zona rossa come invece indicato dai tecnici del Cts visto il divampare del Covid-19. La polemica infiamma oggi, mercoledì 17 febbraio 2021, dopo che ieri il presidente Attilio Fontana ha firmato una nuova Ordinanza che stabilisce che a decorrere dalle ore 18.00 del 17 febbraio 2021 e fino al 24 febbraio 2021, si applicano le misure previste per le “zone rosse” (art. 3 del DPCM 14 gennaio 2021) per i comuni di: Bollate (MI), Castrezzato (BS), Mede (PV) e Viggiù (VA).

Locati: “La Regione lo poteva fare anche in Val Seriana”

La decisione ha creato la reazione dei famigliari delle vittime della prima ondata, in particolare modo dell’avvocato Consuelo Locati responsabile del team legale dell’azione civile intrapresa a fine 2020. «In merito alle responsabilità di Regione Lombardia nella gestione del coronavirus, Fontana ha più volte espresso di come il tempo fosse galantuomo. Aveva ragione – sostiene Consuelo Locati -. Infatti, ha istituito ben quattro zone rosse solo oggi senza dover aspettare alcun provvedimento centrale del Ministero della Salute. A nome dei famigliari delle vittime – continua Locati – lo ringrazio per averci dimostrato che queste decisioni rientrano nell’ambito delle competenze del Presidente della Regione, soprattutto in concomitanza ad una ricorrenza fortemente simbolica come quella del primo anniversario del focolaio all’interno dell’ospedale di Alzano Lombardo».

M5S Lombardia: “Fontana ci dà ragione, sono uno strumento in più per contrastare la pandemia”

Non è mancata una precisazione da parte dell’opposizione al Pirellone, in particolare modo di Raffaele Erba, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

“La Lombardia è a rischio zona arancione ma attraverso le chiusure localizzate di territori specifici abbiamo uno strumento in più per contrastare la diffusione del virus – ha dichiarato Erba -. Finalmente Fontana ci ha dato ragione dopo mesi di sollecitazioni: le chiusure localizzate, da noi invocate da tempo e permesse dai DPCM, sono possibili e necessarie per differenziare i territori sulla base dell’effettiva diffusione del virus”.

“Al netto del fatto che le chiusure localizzate si potevano e si dovevano fare anche prima, ora dobbiamo concentrarci nell’utilizzo di questo strumento maggiormente specifico per evitare le conseguenze gravi date dai lockdown generalizzati. Riteniamo che questa sia la direzione corretta verso cui andare per trovare il delicato equilibrio tra la difesa della salute e la necessità di far ripartire l’economia lombarda garantendo il diritto al lavoro. Serve agire con tempestività su nuove chiusure localizzate. I Governatori hanno il potere di applicare interventi mirati, Fontana finalmente l’ha capito”, conclude il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

Anelli (Lega): “Alla base il DPCM del 14 gennaio 2021”

A replicare al M5S e alla Locati è il Capogruppo del Carroccio al Pirellone Roberto Anelli: «Posso capire, ma non giustificare, che qualche consigliere regionale grillino non abbia capito il senso dell’Ordinanza del Governatore Fontana sull’istituzione delle quattro zone rosse in Lombardia e si sia sfogato sui social. Il fatto che una volta di più abbia letto senza capire non è una novità. Ma che nello stesso inciampo ci resti anche un avvocato è grave e preoccupante».

«L’avvocato Locati, sostenendo che il tempo è galantuomo, ironizza sul fatto che Fontana ‘solo oggi abbia istituito ben quattro zone rosse senza dover aspettare alcun provvedimento centrale del Ministero della Salute’, accusandolo indirettamente di non averlo fatto agli albori della pandemia. Ma l’avvocato sbaglia due volte: in primo luogo, se leggesse bene l’Ordinanza, si accorgerebbe che le chiusure centralizzate sono state predisposte “sentito il Ministro della Salute”; in secondo luogo Fontana non inventa nulla ma applica – si legge sempre nell’Ordinanza –  “le misure previste dall’art. 3 del DPCM 14 gennaio 2021”, vale a dire le restrizioni disposte dal Governo».

«Trovo sbagliato e fuorviante», spiega Anelli, «che qualcuno pensi poi di accomunare le chiusure di Bollate, Castrezzato, Viggiù e Mede con quanto accaduto a Codogno e Lodi nel febbraio dell’anno scorso, allorché ai cittadini fu chiesto di restare chiusi in casa e di evitare qualsiasi contatto sociale. L’Ordinanza Fontana chiude le scuole ma salva le attività in presenza per i disabili, chiude i negozi ma lascia i cittadini liberi di recarsi al lavoro o di muoversi per motivi di salute e per comprovate necessità. In due parole, non vieta ma limita gli spostamenti delle persone fisiche. C’è una bella differenza. Locati ribadisce che il tempo è galantuomo? A lei consiglio di impiegarlo per leggere meglio le Ordinanze regionali», conclude Anelli.

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