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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Speranza sul dossier di Venezia: “Ritirato per scelta dell’Oms” ma il Ministero sapeva

Il Ministro si smarca dalla conoscenza e rimozione del dossier di Venezia ma le email agli atti della Procura lo smentiscono. Il Ministero sapeva già da aprile.

Il Ministro della Salute Roberto Speranza parla per la prima volta in tv nel corso della trasmissione di oggi pomeriggio di Lucia Annunziata “Mezz’ora in più”, del dossier di Venezia a firma del ricercatore dell’Oms Francesco Zambon. “Quel rapporto è rispettabilissimo, non c’è nulla di particolarmente rilevante ma le scelte fatte sul dossier dell’Oms sono state prese dalla stessa Organizzazione mondiale della Sanità e non dal governo italiano. Noi abbiamo appreso del documento a documento pubblicato”.

“Non mi sono mai sottratto di riferire in Parlamento, durante la pandemia furono fatte delle scelte radicali e durissime ma poi si sono rivelate giuste e molti Paesi ci seguirono poche settimane dopo”, ha aggiunto Speranza. “Non buttiamo questa materia nella polemica politica come una clava, che crea odio, un linguaggio violento e frattura nel Paese”, ha esortato Speranza.

Il Ministro si smarca ma invece sapeva del dossier già da aprile

Di fatto con queste sue prime dichiarazioni il Ministro si smarca dal caso giudiziario e mediatico che sta tenendo banco da alcuni giorni dopo il diretto coinvolgimento di Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms, indagato dalla Procura di Bergamo per false dichiarazioni. E proprio le email in possesso dei magistrati di Bergamo che da un anno indagano per epidemia colposa, di fatto smentiscono quando detto da Speranza. Soprattutto gli scambi di comunicazioni inseriti nella rogatoria inviata all’Oms rivelano come lo stesso Ministero fosse informato del lavoro di Venezia. Come nel passaggio successivo dove si legge che il Ministro Speranza sapesse del report già da aprile, quand’era in fase di realizzazione. Il 14 aprile infatti Guerra scrive a Zambon facendo riferimento all’esigenza di “condividere con Speranza un indice più aggiornato“. 

Lo snodo del piano pandemico

La questione del dossier di Venezia è molto più ampia rispetto al solo coinvolgimento di Guerra e dell’Oms: riguarda infatti il mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale (fermo al 2006) ma soprattutto la sua mancata applicazione alle prime avvisaglie del manifestarsi della pandemia. Da non dimenticare inoltre che nell’aprile 2019 era stata intrapresa una revisione del piano pandemico, con una bozza rimasta tale sotto la giurisdizione dell’allora Ministro Giulia Grillo. Anche in quel caso l’Italia non si adeguò alle linee guida dell’Oms e dell’Unione Europea. Ora l’Italia ha un piano pandemico aggiornato pubblicato in Gazzetta ufficiale a inizio 2021 e in vigore fino al 2023. Dopo la strage della prima ondata in bergamasca il Ministero e la Conferenza stato – regioni, in piena emergenza, si sono dunque attivati per avere un piano adeguato mentre nei 15 anni precedenti, in condizioni di normalità, nessuno fece nulla. L’inchiesta di Bergamo ha proprio questo obiettivo: capire chi dovesse fare cose e se ci siano delle responsabilità nella gestione della prima fase.

Gessica Costanzo

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