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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Il post sull’ospedale di Alzano e il ruolo di Regione Lombardia

Il post sull'ospedale di Alzano fatto rimuovere e il ruolo di Regione Lombardia. Chi doveva comunicare alla cittadinanza quanto stava accadendo in bergamasca e in Valle Seriana? Se ne parla stasera a Non è l'Arena, su la7

Tra i tanti nodi da scogliere relativamente alla vicenda della gestione della primissima fase dell’emergenza sanitaria legata alla scoperta del Covid-19 in bergamasca e in Valle Seriana nel febbraio 2020 c’è evidentemente chi dovesse comunicare cosa stesse accadendo alla cittadinanza. Recentemente sulla questione è tornata anche la RAI con un servizio di Stefania Battistini andato in onda su Tv7 che potete rivedere qui: https://www.raiplay.it/video/2021/05/TV7-abab6477-a61d-459b-a76b-1211288fd291.html?fbclid. Questa sera inoltre (domenica 13 giugno) tornerà a parlarne anche Massimo Giletti in diretta su La7 a Non è l’Arena: in collegamento anche l’avvocato dei parenti delle vittime Consuelo Locati.

Tornando al servizio di Tv7 viene fatta luce su quello che è stato il primo positivo accertato con tampone della provincia di Bergamo: ovvero il signor Aldo Porcellana di Gazzaniga. Il suo referto arrivò al Papa Giovanni di Bergamo, dove si trovava ricoverato, il 22 febbraio (un giorno e mezzo dopo Codogno) senza però che l’esito venisse comunicato ufficialmente né alla famiglia né all’esterno. Di fatto domenica 23 febbraio (giorno della scoperta dei primi positivi all’ospedale di Alzano Lombardo) per i bergamaschi fu una giornata come le altre mentre ricordiamo che la scoperta del primo positivo di Codogno, Mattia Maestri, arrivata nella notte tra il 20 e il 21 febbraio, venne subito comunicata sia alla cittadinanza che all’opinione pubblica. Abbiamo però imparato che la gestione del Covid-19 nel lodigiano e nella bergamasca ha preso completamente due strade diverse, ed è di questo che bisogna continuare a parlare per tornare sulle responsabilità tutt’oggi indagate dalla Procura di Bergamo, nell’inchiesta condotta dal Procuratore Aggiunto Maria Cristina Rota.

Il post sull’ospedale di Alzano

Andiamo dunque in ordine cronologico. Domenica 23 febbraio i cittadini bergamaschi sono ignari di tutto mentre all’interno degli uffici delle ASST e dell’ATS iniziano riunioni e anche le chat prendono un certo vigore, come dimostrato da quelle rese pubbliche da Tv7. I protagonisti sono inevitabilmente i direttori di entrambi gli enti sanitari che dipendono da Regione Lombardia e il focus, nello specifico di quelle chat del pomeriggio, non è tanto l’attenzione mediatica data alla vicenda (i giornali ancora pochissimo sapevano) ma il famoso post pubblicato sulla pagina Facebook della Croce Verde di Seriate che, alle 15:01 di domenica 23 febbraio avvisava del rischio in corso. “Pronto soccorso di Alzano chiuso e in isolamento. Non recatevi e in caso di bisogno chiamate il 112”. Ancora non c’era la certezza del Covid ma il post fece 30000 visualizzazioni in 50 minuti.

Il post (di cui Valseriana News ne è sempre stata in possesso per averne fatto uno screenshot prima che venisse eliminato definitivamente) è anche agli atti della Procura ed è lo snodo su cui si aggira tutta la vicenda: la Val Seriana e la bergamasca vennero a scoprire dell’esistenza del Covid-19 attraverso quella comunicazione che la Croce Verde diede proprio per garantire massima trasparenza e il reale rischio. Ricordiamo che sull’ambulanza in arrivo ad Alzano Lombardo c’era un sospetto Covid ma ancora più importante è ricordare che nei reparti di chirurgia e medicina erano già arrivati in mattinata gli esiti dei due tamponi di Ernesto Ravelli ed Alfredo Criserà. Dunque, mentre i vertici di ATS Bergamo e ASST Bergamo Est erano impegnati a capire il da farsi e soprattutto a non comunicare la chiusura ma “solo” la sospensione dell’attività del presidio di Alzano, oggi sappiamo che bisognava comunicare della presenza di infetti già dalla mattinata della domenica o addirittura dalla sera precedente, visto il caso Porcellana. Ricordiamo inoltre che gli stessi parenti dei positivi vennero fatti entrare nelle stanze anche nella mattinata e nel primo pomeriggio di domenica mentre – alla scoperta della positività – bisognava isolare, chiudere e tracciare. Come fatto a Codogno. Ma, come detto, la nostra storia è andata diversamente.

Nelle chat in particolare l’ex direttore sanitario di Ats Carlo Alberto Tersalvi (dimessosi il 4 giugno 2021) scrive “Fate togliere questa notizia se riuscite” in riferimento al post e in riferimento al passaggio precedente “Ho parlato io con Locati (direttore ASST Bergamo Est, ndr.). Abbiamo deciso di sospendere l’attività non di chiudere!!!”. Il tema dunque era quello di come comunicare la decisione di sospensione che di fatto però divenne una chiusura anche se solo temporanea. A quel punto infatti il Direttore Medico dell’ospedale, il dottor Giuseppe Marzulli, saputo dei positivi nei reparti e del sospetto in ambulanza, chiuse, non solo il Pronto Soccorso ma anche l’ospedale (con dentro i parenti in visita), in attesa di ricevere indicazioni sul da farsi. Evidentemente Marzulli si aspettava quello che in questo caso bisognava fare, lo ripetiamo: isolare, chiudere e tracciare. L’ospedale venne invece riaperto in serata senza aver fatto una sanificazione approfondita (per questo sono indagati per falso Francesco Locati Dg Bg Est e Roberto Cosentina ex direttore sanitario Bg Est) e senza aver tamponato personale e parenti.

Il ruolo di Regione Lombardia

E qui entra in gioco il ruolo di Regione Lombardia che si era arrogata tutta la comunicazione come testimonia la stessa chat interna dell’allora assolare al Welfare Giulio Gallera del il 4 marzo.

Ma un conto è la comunicazione con la stampa un conto è l’obbligo per legge di un ente sanitario di garantire trasparenza e avvisare del rischio. Potevano o dovevano dunque ATS e ASST avvisare subito di quanto stava accadendo dentro agli ospedali bergamaschi? Regione quando è stata avvisata della positività dei pazienti bergamaschi (nella chat delle 16:01 Tersalvi dice di essere in attesa di un confronto con la Regione)? Non comunicare il rischio del contagio ha comportato un reato? A questa domande nello specifico risponderà la magistratura. Recentemente in Procura è stato sentito il dottor Pietro Imbrogno, allora Direttore del Dipartimento di Igiene e Prevenzione di Ats Bergamo.

Sul resto la stampa continua ad interrogarsi. E non solo sulla gestione dell’ospedale di Alzano (per cui sono indagati oltre a Locati e Cosentina anche l‘ex direttore generale della sanità della Lombardia, Luigi Cajazzo, l’allora suo vice Marco Salmoiraghi, e una dirigente dell’assessorato Aida Andreassi) ma anche sulla questione della mancata zona rossa e del piano pandemico. Ciò perché è un dovere cercare di spiegare la strage di Bergamo. Senza fare una ricerca di un capro espiatorio a tutti i costi ma obbedendo alla necessità di verità da garantire soprattutto ai familiari delle vittime.

Gessica Costanzo

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