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Cronaca

Camminando si impara: online i percorsi montani della Val Gandino

Camminando si impara, sul siteo de Le Cinque Terre della Val Gandino online i nuovi percorsi montani

Offrire spunti di interesse ed approfondimento direttamente lungo i sentieri. La disponibilità online di video e mappe interattive (www.lecinqueterredellavalgandino.it) è la ciliegina natalizia del progetto completato sui monti della Val Gandino. Un articolato tracciato utile a valorizzare il contesto ambientale che fa da corona alle rinomate “Cinque terre” di montagna, ora disponibile anche online grazie al lavoro dello staff di LO STUDIO di Onore. L’area è un’ideale palestra per quanti amano l’attività all’aria aperta, e ne fanno (sempre più numerosi) luogo privilegiato per svago, attività fisica e preparazione agonistica. Il progetto denominato “Cammini di Val Gandino – tra malghe e boschi” è stato portato avanti dal Comune grazie al finanziamento (87.000 euro) del GAL, Gruppo Azione Locale Val Seriana e Laghi Bergamaschi.

Promuove due percorsi ludico didattici dedicati a natura e tradizione. “Gli itinerari – spiega l’architetto Elia Franchina che ha coordinato il lavoro insieme all’architetto Alessandro Noris – percorrono l’intero versante montano del paese, partendo dal monte Farno fino ad arrivare alla Valpiana. I percorsi si sviluppano in due ambiti ben distinti perché caratterizzati da una particolare specificità, ma tra loro complementari, in quanto collegati da una fitta rete di tracciati alternativi”.

Tutto inizia idealmente dal Parco Comunale Verdi, nel centro di Gandino, alla base di quello che sino al 2019 era il gigantesco Cedro Secolare (abbattuto causa malattia irreversibile) ed il cui legname rivive in un’artistica statua (inaugurata il 18 dicembre) e nell’allestimento delle piazzole di sosta, con tavole e panche dal particolare design, distribuite lungo i due percorsi. “L’albero – aggiunge Franchina – diviene in questo modo il filo conduttore delle passeggiate. I percorsi di lunghezze diverse, ma tutti comodamente percorribili in giornata anche da famiglie con bambini, ricalcano passaggi antichi, utilizzati dai pastori e dai malgari per raggiungere le località di alpeggio. Sono stati realizzati luoghi di sosta, ubicati in punti particolarmente panoramici e attrezzati con sedute e pannelli informativi, dove viene descritta di volta in volta la vita nelle malghe per il monte Farno, (Percorso delle Malghe) ed il tema faunistico e boschivo per la Valle Piana (Percorso del Bosco). L’idea di base è realizzare una sorta di piccolo museo all’aperto nel quale al fruitore vengono illustrati di tappa in tappa il paesaggio naturale, le malghe, i boschi, le costruzioni rurali che lo caratterizzano, e gli antichi mestieri che ancora oggi vi si svolgono”.

C’è l’opportunità di avvicinare il fruitore, sia esso il turista o il nativo, alla realtà che lo circonda, ma di cui spesso ignora origini, sviluppo e tradizioni. Anche i bimbi, con opportune illustrazioni, vengono coinvolti per rendere più appassionante la passeggiata di famiglia. Per l’ambito del monte Farno (Percorso delle Malghe) sono state predisposte cinque aree sosta ai lati della strada agro-silvo-pastorale che collega la località conca del Farno con l’alpeggio della Montagnina. Nei pannelli esplicativi è descritta l’antica tecnica della mungitura a mano, del trasporto del latte a spalla con il cosiddetto “bazzol”, la tecnica della caseificazione, con la descrizione degli strumenti e delle tecniche fino alla stagionatura nei “caseröl”; l’antico locale, spesso caratterizzato da una struttura con copertura a volta in cui i formaggi venivano lasciati a stagionare e di cui ogni baita è ancor oggi provvista. Cinque aree sosta caratterizzano anche per il Percorso del Bosco, tra Valle Piana, Campo d’Avene e Pizzo Corno.

I pannelli di volta in volta raccontano il mondo naturale del bosco, i suoi frutti, la vegetazione e gli animali (mufloni, poiane, cinghiali, camosci, lepri, volpi e ghiri sono solo alcuni esempi) che lo popolano. “Ci sono note – sottolinea Alessandro Noris – per l’abete rosso ed il faggio, utilizzato in passato come materiale da costruzione o per la realizzazione di utensili contadini. Impieghi che non lasciavano nulla al caso: ogni essenza aveva utilizzi specifici connessi alle sue proprietà. Spazio anche per funghi, asparagi selvatici, noci, ed erbe spontanee: di quest’ultime i nostri nonni conoscevano qualità curative, producendo rimedi medicamentosi”. I percorsi sono caratterizzati da due tipologie di sedute nelle aree sosta. La loro forma si ispira all’orografia del territorio, più dolce e morbida per gli alpeggi (suggerita dalle ampie aree pianeggianti e piccoli promontori), più aspra e selvaggia per la Valpiana (per la presenza della valle di accesso stretta e ripida). Al progetto ha collaborato anche l’architetto Daniela Bertocchi, mentre le consulenze storiche e per i vari toponimi sono state offerte rispettivamente da Gustavo Picinali e da Daniele Moro. “Obiettivo di questi progetti – conclude Franchina – è creare percorsi lungo i quali possano essere letti e trasmessi agli escursionisti i caratteri del territorio rurale, per una migliore e più consapevole fruizione”. Camminando si impara.

I percorsi

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