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Donne pensionate sempre più povere e sole

Donne pensionate sempre più povere e sole. CISL: "A Bergamo e provincia, solo il 9% di assegni “femminili” si trova nella fascia di reddito più alta"

In provincia di Bergamo vengono mensilmente pagati 363.065 assegni pensionistici (Vecchiaia, Invalidità Superstite, assegni sociali, Invalidi civili) per un importo medio di 1.184,65 €. Sono 163mila quelli percepiti da pensionati maschi (con un assegno medio di 1574 €) e quasi 200mila arrivano alle colleghe femmine (che intascano una pensione media di 861 €). Rispetto al 2017, sono aumentate del 3.4% , grazie soprattutto alla “impennata” che hanno avuto le pensioni maschili, +7.8%, mentre le donne sono calate del 2%.

“Come sottolineato più volte, il gap di genere anche negli assegni pensionistici è sensibile, e sensibilmente aumentato negli anni – sottolinea Mario Gatti, segretario CISL di Bergamo. A Bergamo e provincia, solo il 9% di assegni “femminili” si trova nella fascia di reddito più alta, mentre le donne percepiscono l’87% delle pensioni di reversibilità (che si aggirano mediamente sotto i mille euro)”.

Nel 2017, gli anziani, ovvero la popolazione sopra i 645 anni di età, in provincia erano 225.643 (98mila uomini e 126mila donne), ovvero il 20% della popolazione totale. Nel 2020 sono diventati 236.605 (104 e 131), pari al 21.5%. In proiezione, nel 2035, a Bergamo e provincia vivranno 321.554over 65 con una “pressione” su welfare e servizi di assistenza che rischia di trovare impreparato il sistema. In tutto questo, la questione di genere sarà particolarmente importante e obbligatoria da affrontare: “Le donne rappresentano il 70% della popolazione over 85, e tendenzialmente sono quelle con le maggiori difficoltà a partecipare alle attività di socializzazione”.

Il dipartimento Welfare della CISL di Bergamo ha predisposto una ricerca sulla domanda di protezione sociale della popolazione anziana nei servizi socio-sanitari della provincia, “convinti della necessità di comprendere l’istanza di bisogno di assistenza nei nostri concittadini anziani nella geografia della risposta associata”, proprio per tentare una pianificazione che non lasci al caso il riscontro che si saprà dare da qui a quindici anni.

La ricerca infatti registra, nonostante il normale rallentamento dovuto alla pandemia da Covid, “la conferma storica di un trend di crescita delle richieste di prestazioni socio sanitarie di cui la popolazione anziana ha sempre più necessità”. Nella ricerca del Dipartimento Welfare, riferendosi agli ultimi dati ATS disponibile, si evidenzia che nelle residente sanitarie per disabili la popolazione over 65 presente rappresenta quasi il 20%; nei reparti di cure palliative l’84% e nei servizi di riabilitazione il 55%. Nel 2020, il servizio di Hospice ha registrato n. 1.160 soggetti assistiti, di cui n. 972 (83,8%) con età superiore ai 65 anni.

Nella rilevazione del fabbisogno della popolazione anziana della provincia, inoltre, appare che dal 2017 al 2020 gli utenti di servizi territoriali (RSA, RSA Aperta, Residenzialità leggera, CDI, ADI e Misura B1) sono passati da 25.165 a 29.451.

“Chiediamo che – conclude Gatti -, nella programmazione di tutte le politiche sociali, dalle istituzioni arrivi una maggiore attenzione alle politiche di genere, dal momento che le donne, ancor oggi sono quelle più discriminate. Dobbiamo renderci conto che povertà e solitudine nel tempo avranno ripercussioni ampie, e che la sostenibilità del sistema è tutta da rivalutare, soprattutto pensando al livello delle retribuzioni di oggi e alla caduta della natalità”.

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