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Cronaca

Il mercatino di Carlo: il ricordo di un grande uomo e della sua “impresa” letteraria e benefica

Il mercatino di Carlo: come un grande uomo ha saputo trasformare migliaia di libri in un atto d’amore durato un quarto di secolo

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il mercatino di Carlo Selvino

A 9 mesi dalla sua scomparsa, Selvino e la comunità dell’Altopiano ricordano Carlo Carrara, un grande uomo che ha saputo trasformare migliaia di libri in un atto d’amore durato un quarto di secolo e che continua ad esistere tutt’oggi. Condividiamo con piacere il testo redatto da Daniele Cancelli, che si occupa della comunicazione dell’Altopiano Selvino-Aviatico e che ha raccolto voci e testimonianze per onorare la memoria di Carlo. 

La memoria di Carlo Carrara

C’è un momento, nelle ultime ore del pomeriggio di una domenica d’agosto, in cui la luce sull’Altopiano assume una qualità particolare: dorata, obliqua, capace di posarsi sulle persone e sulle cose con una dolce malinconia. Il 16 agosto del 2025, questa luce filtrava tra i volumi ordinati sulle bancarelle del pianoro ai piedi del Monte Purito, in pieno centro di Selvino. Le oltre 100 cassette erano al loro posto, ciascuna con i suoi libri disposti con quella cura che solo chi sa amare davvero sa trasmettere nei gesti di ogni giorno. Romanzi gialli, rosa, volumi di cucina, opere ordinate per autore: un sistema minuzioso, pensato e ripensato nel corso di decenni, nato dalla passione e dalla sensibilità di un uomo che aveva imparato a conoscere i libri uno per uno, come si conoscono le persone.

Carlo, come sempre, aveva contribuito a pianificare, a organizzare, a immaginare quella giornata nei minimi dettagli. Ma quel giorno, Carlo se n’è andato.

La storia di Carlo si intreccia con quella dell’associazione Noi per Loro di Selvino come un filo che entra eternamente in un fitto tessuto: invisibile nella trama, ma essenziale alla sua tenuta. L’associazione era nata nel 1999 da un’idea semplice quanto generosa: cinque amici Giancarlo Acerbis, Giovanni Carrara, Letizia Magoni, Margherita Carrara e Delia Camozzi decisero di spendersi per aiutare chi fosse in difficoltà. Nessun programma solenne, nessuna retorica di circostanza. Solo la voglia concreta di fare.

Da quella semplicità originaria è cresciuta, negli anni, un’operazione di solidarietà silenziosa e capillare che ad oggi ha distribuito oltre un milione e centomila euro a favore di progetti locali, missioni internazionali e iniziative sociali in Italia e nel mondo dal Brasile al Ghana, dall’Eritrea alla Terra Santa. Tre automobili attrezzate trasportano ogni giorno persone che hanno bisogno di raggiungere centri dialisi, visite mediche, esami diagnostici, anche fuori provincia. Il tutto a costo zero, con la discrezione come marchio autentico di chi aiuta senza ricercare applausi.

Carlo e sua moglie Mariangela erano entrati a fare parte di quel mondo nel 2000, un anno dopo la fondazione. All’inizio, le attività erano quelle tipiche del volontariato di prossimità: tagliare, cucire, confezionare piccoli oggetti da vendere per beneficenza porta sacchetti, copri affettatrici, manufatti nati dalla pazienza delle mani e donati alla causa comune. Ma Carlo era un uomo con una passione che andava ben oltre il ricamo e il filo: i libri. E fu quasi naturale, col tempo, che quella passione diventasse il suo contributo più personale, più intimo, più riconoscibile all’interno dell’associazione.

Alcune foto

Il mercatino del libro usato nacque circa vent’anni fa: una piccola bancarella, sistemata a turno nel sagrato della chiesa o in piazza del comune, con qualche volume recuperato. Ma Carlo aveva già capito che i libri sono oggetti che vogliono circolare, che resistono all’abbandono, che conservano una vita propria anche quando cambiano mani. E aveva cominciato, così, a raccoglierli.

Col tempo, il nuovo negozio dell’associazione era diventato il punto di raccolta di migliaia di volumi donati dai privati: libri scolastici, enciclopedie, romanzi di ogni genere, saggi, testi tecnici. Una quantità che avrebbe scoraggiato chiunque. Non Carlo. Nello scantinato che utilizzava come magazzino aveva costruito un sistema di classificazione elaborato con pazienza enciclopedica: romanzi gialli da una parte, rosa dall’altra, libri di cucina, testi ordinati per autore. Eliminava con criterio quelli inutilizzabili: troppo rovinati, troppo fitti di annotazioni, inadatti a una nuova vita sulle bancarelle. Gli altri venivano collocati, distribuiti, prezzati uno per uno, con quella cura maniacale che non è ossessione ma rispetto: per l’oggetto, per chi l’aveva scritto, per chi l’avrebbe comprato.

Il lavoro era immenso. A novembre iniziava la preparazione per il mercatino di dicembre; da aprile in poi, quasi ogni giorno, tornava al magazzino a categorizzare, ordinare, selezionare. Migliaia di ore all’anno, di pura e gratuita dedizione. Ma c’era di più: Carlo aveva stabilito una regola non scritta che era, in realtà, un atto di rispetto nei confronti del pubblico. A ogni edizione del mercatino, tutti i libri venivano cambiati. Chi fosse venuto due, tre, cinque volte nel corso dell’anno non avrebbe mai trovato gli stessi volumi: ogni appuntamento era una scoperta nuova, una promessa mantenuta. Le 104 cassette esposte sul pianoro circa duemila libri complessivi erano ogni volta un allestimento inedito, frutto di una rotazione sistematica che richiedeva una memoria e un’organizzazione che andavano ben oltre l’amore per i libri: erano passione, metodo, dedizione allo stato puro.

Anche la pioggia non lo fermava. Nei giorni di maltempo aveva ideato e costruito grandi fogli di cellophane su misura, capaci di coprire l’intera bancarella senza lasciare i volumi in balia del tempo. Un dettaglio che ci racconta un uomo abituato a non arrendersi al contrattempo, a trovare soluzioni pratiche dove altri avrebbero trovato pretesti.

In media, dieci appuntamenti all’anno: la Pasqua, i ponti primaverili, tre date a luglio, quattro ad agosto, uno tra gli ultimi giorni di dicembre. Un calendario tenuto con la precisione di chi sa che la continuità è il vero motore della fiducia.

Chi conosceva Carlo lo ricorda con quella combinazione rara di affetto e stima che si riserva alle persone che non si esibiscono mai.

Negli ultimi tempi, mentre la sua salute declinava, era preoccupato soprattutto per la moglie Mariangela, per non lasciarla sola. Una preoccupazione che racconta tutta la qualità di un amore coniugale che non si misura nelle grandi dichiarazioni ma nella continuità silenziosa della cura reciproca.

C’era eleganza in lui non quella dell’apparenza, ma quella più difficile da coltivare, che è l’eleganza del modo di essere, del porsi, del fare. Un’eleganza innata, che non si impara e non si acquista.

Il 16 agosto 2025, Carlo era là come sempre, come tutte le altre volte, come in vent’anni di mercatini e di libri spostati, ordinati, prezzati, esposti al sole e alla pioggia dell’altopiano. Aveva aiutato a pianificare quell’edizione fino all’ultimo. Ma non c’era più.

La notizia si è diffusa con quella velocità silenziosa che hanno le perdite che lasciano un vuoto incolmabile. Chi era abituato a vederlo tra le cassette dei libri, a chiedergli un consiglio su un titolo, a sentirlo parlare con quella competenza quieta di chi conosce i propri scaffali meglio di qualsiasi catalogazione informatica, ha capito che qualcosa era cambiato per sempre.

L’associazione Noi per Loro ha deciso di rispondergli nel modo più naturale: dando al mercatino del libro il suo nome. Il mercatino si chiama ora “Il mercatino di Carlo”. Un nome che ne certifica la presenza, il ricordo attivo. Un nome che tornerà a essere pronunciato ogni volta che qualcuno si avvicinerà a una di quelle 104 cassette cercando un romanzo per l’estate, un libro di ricette, un giallo da leggere in treno. Carlo sarà lì, in quel gesto, nell’ordine dei volumi, nella rotazione che garantisce sempre qualcosa di nuovo, nel sistema di classificazione che ha costruito anno dopo anno con la stessa cura con cui si costruisce qualcosa che deve durare nel tempo.

Esiste una forma di immortalità che non ha niente di mistico: è la persistenza delle abitudini che abbiamo coltivato, delle strutture che abbiamo creato, degli spazi che abbiamo riempito di significato. Carlo aveva trasformato un magazzino in una passione, e quella passione in un servizio per migliaia di lettori. Aveva preso libri che qualcuno aveva finito di leggere e li aveva restituiti alla vita, alle mani di qualcun altro: un gesto che è, nella sua semplicità, una delle metafore più belle che si possano immaginare del volontariato inteso come atto d’amore verso la comunità.

Si chiama Il mercatino di Carlo. E ogni libro che cambia mano è una continuazione della sua storia.

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