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Cronaca

60mila lavoratori in 200 aziende a rischio, Bergamo resiste al disagio della meccanica

60mila lavoratori in 200 aziende a rischio, Bergamo resiste al disagio della meccanica. In provincia solo lo 0,5 % delle crisi censite

Situazioni di sofferenza nel settore auto e in quello degli elettrodomestici per il costo dell’energia e della carenza di materie prime e della componentistica. E sono circa 206 le crisi di settore censite nell’ultimo semestre 2022 per un totale di circa 60 mila posti di lavoro a rischio, dopo che nell’ultimo semestre, il settore ha già perso oltre 10.000 posti di lavoro. E’ questo il quadro in bianco e nero messo a punto dalla FIM che le tute blu della CISL consegneranno il 18 gennaio prossimo al governo nel corso del tavolo di confronto convocato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.

A Bergamo solo 11 i casi registrati

Bergamo, per fortuna, entra in questa ricerca con poca visibilità: qui, infatti, le situazioni di crisi rappresentano solo lo 0.5 del totale (11 i casi registrati dalla FIM bergamasca), mentre dal punto di vista occupazionale, sono 844 i lavoratori coinvolti dalle situazioni più difficoltose, contro gli oltre 15mila delle fabbriche lombarde.

Dunque, se a livello nazionale il 2023 si apre per il settore con un calo netto di lavoratori e un fardello di situazioni capaci di lasciare molti lavoratori con il fiato sospeso, in provincia, pur in presenza di realtà penalizzate a vario titolo da diverse circostanze, quali crisi aziendali generate da questioni finanziarie, crisi di settore o legate all’indotto, alle materie prime e al conflitto Ucraina-Russia, l’orizzonte lascia ben sperare per un anno di buone performance, anche se le preoccupazioni non mancano.

I dati segnalano comunque delle difficoltà – sottolinea Luca Nieri, segretario generale di FIM CISL Bergamo -. Nei mesi trascorsi, il sistema industriale metalmeccanico ha dimostrato una tenuta produttiva e occupazionale migliore dei timori e delle criticità presenti, determinate soprattutto dai costi dell’energia. Ora è ancora più indispensabile un maggiore sforzo del governo, che punti ad evitare la recessione industriale che si rischia in questo 2023 mettendo al centro delle politiche pubbliche la crescita dell’economia reale”.

Nel report della FIM nazionale si osserva che “seppure all’interno di un forte dinamismo complessivo della produzione industriale, trainata soprattutto dall’export, il nostro settore continua a avere situazioni di sofferenza legate soprattutto al costo dell’energia e alla carenza di materie prime e componentistica”.

Si sono consolidate sofferenze in alcuni settori, in particolare per auto ed elettrodomestici, cui si sommano alcune particolari filiere come quelle degli appalti e delle installazioni che scontano una crisi, spesso legata alle gare al massimo ribasso anche da parte degli enti pubblici che le collocano fuori mercato. Le maggiori criticità si rilevano soprattutto per la mancanza di materie prime messa in moto dalla pandemia e per gli aumenti del costo dell’energia, che mette in difficoltà soprattutto i comparti più energivori, come siderurgia e metallurgia. A ciò si sommano anche le incertezze e i costi legati alle transizioni green e digitali, che mordono nella siderurgia e nell’automotive, mentre il riposizionamento delle catene del valore a livello globale sta impattando soprattutto sugli elettrodomestici.

Veniamo da un lungo periodo in cui l’industria italiana e quella orobica hanno viaggiato a livello superiore rispetto all’Europa – insiste il numero uno dei metalmeccanici della CISL bergamasca. Anche in questa fase di rallentamento stiamo tenendo meglio di quanto comunque ci si poteva aspettare.

Rimane la preoccupazione per quello che riguarda la forte incertezza di questo periodo. Negli anni la manifattura bergamasca è riuscita a qualificarsi, ottenendo vantaggi in termini di margine e di competitività. Sempre di più, dobbiamo continuare in questo processo, occupandoci della riqualificazione delle competenze, attraverso formazione professionale e politiche attive, strumenti indispensabili per sostenere il territorio, in quanto continuiamo a registrare la necessità di figure qualificate nel mercato del lavoro capaci di dare elementi di attrattività all’intero tessuto produttivo.

Oggi – conclude Nieri -, abbiamo il problema legato alla transizione digitale e ecologica, in cui questi processi diventeranno fondamentali. da parte sua il sindacato, con l’aiuto del governo, dovrà affrontare anche il problema dell’inflazione: il governo può fare la propria parte, soprattutto tutelando i soggetti più deboli; il sindacato deve rilanciare la contrattazione nazionale, pretendendo che i contratti siano rinnovati in tempi stretti, e a livello locale puntare maggiormente sulla contrattazione di secondo livello, che da quest’anno, tra l’altro, beneficerà della tassazione agevolata al 5% introdotta nell’ultima legge di stabilità, ma soprattutto indispensabile a consentire anche nelle realtà meno sviluppate l’adeguamento a parametri più idonei alla dignità dei lavoratori”.

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