Nel frattempo è intervenuta una sentenza della Cassazione a sezioni unite dell’aprile 2025, in virtù della quale il reato di epidemia colposa viene riconosciuto anche nella forma omissiva. Ed è anche appellandosi a questo pronunciamento che le parti civili ieri hanno chiesto la modifica del capo di imputazione. La pm Guccione ha spiegato che per tenere conto di questa novità giuridica si sarebbe dovuto riaprire il processo davanti al gup e ha così invitato le parti civili ad avanzare richiesta di riapertura.
Cronaca
Covid, prescrizione per il piano pandemico: “Non è un’assoluzione”, commentano i familiari delle vittime
Piano pandemico Covid, prescritti i reati per Guerra, Ruocco e Pompa: “Decisione ingiusta ma non è comunque un’assoluzione”
Si è tenuta martedì 12 maggio, presso il Tribunale Penale di Roma di Piazzale Clodio, la fase conclusiva dell’udienza preliminare nell’ambito del procedimento relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico e all’imputazione coatta nei confronti di Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa, già dirigenti del Ministero della Salute rispettivamente nelle funzioni di Direttori Generali della Prevenzione e Segretario Generale.
Piano pandemico: in aula a Roma le parti civili con i loro legali
All’udienza erano presenti diverse decine di familiari delle vittime del Covid-19, molti dei quali aderenti all’associazione #Sereniesempreuniti, già ammessa parte civile insieme a oltre 300 familiari delle vittime di tutta Italia.
Nel corso dell’udienza preliminare del 24 marzo scorso, il Gup dottoressa Alessandra Boffi aveva ammesso tutte le costituzioni di parte civile, riconoscendo la legittimazione dei familiari e delle organizzazioni intervenute nel procedimento. Oltre all’associazione #Sereniesempreuniti, si sono costituiti parte civile anche il sindacato FISI e il sindacato OSA Polizia, unitamente al maresciallo Billeci.
Udienza fiume: discussa anche la modifica del capo d’imputazione
Al centro dell’udienza fiume, durata 6 ore, vi è stata la richiesta di modifica del capo d’imputazione avanzata dalle parti civili, che chiedevano fosse contestato non soltanto il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio, ma anche il più grave reato di epidemia colposa omissiva, sostenendo che dall’omessa adozione e aggiornamento del piano pandemico sia derivata l’incapacità di gestire adeguatamente la pandemia, con conseguenze drammatiche in termini di vite umane.
La pm Giulia Guccione ha ricordato che la Procura di Roma fu costretta all’imputazione coatta dalla gip Anna Maria Gavoni e ha chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Per quanto riguarda il nuovo reato messo sul piatto dalle parti civili, la pm ha sostenuto che, qualora il giudice avesse disposto la modifica del capo di imputazione, lo avrebbe fatto. Ma che si sarebbe dovuto tener conto del pronunciamento del tribunale dei ministri, il quale aveva disposto l’archiviazione motivando che il reato di epidemia colposa non sussiste nella forma omissiva.
Piano pandemico, subentra la prescrizione
Il gup non ha però tenuto in considerazione l’istanza di modifica del capo di imputazione e si è pronunciata dichiarando la prescrizione dei reati contestati ai tre imputati. Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa avevano invece richiesto l’assoluzione piena che non hanno ottenuto.
I legali delle parti civili – tra cui gli avvocati Antonio Consentino, Fabrizio Rizzo, Carlo Cordani, Elisabetta Gentile e il team legale composto da Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Luca Berni, Giovanni Benedetto e Piero Pasini – hanno espresso forte delusione per la decisione assunta dal giudice.
“Questa pronuncia non è l’assoluzione chiesta dagli imputati”
“Questa decisione non rende giustizia non solo ai familiari che rappresentiamo ma a tutti gli italiani: di fatto la Gup in questo modo ha statuito che, se un funzionario pubblico omette e/o rifiuta un atto e da questo rifiuto derivino conseguenze gravi e danni ai cittadini anche dopo aver cessato il suo mandato, non risponde di questa omissione e non è responsabile se l’evento si è verificato dopo il suo mandato. A ciò si aggiunga che durante la discussione abbiamo pure dovuto sentire che gli atti di prevenzione dei rischi alla salute rientrano nella discrezionalità dei funzionari, perché non vi è alcun obbligo incombente sui funzionari in tal senso. Su questo riteniamo si debba riflettere. Questa pronuncia, che non è l’assoluzione chiesta dagli imputati, rischia di diventare un precedente molto pericoloso”. I legali attendono ora le motivazioni della sentenza per valutare eventuali ulteriori iniziative giudiziarie in altra sede.
“Questo devono sapere i cittadini italiani: non eravamo pronti nel 2020 e nessuno risponderà delle proprie responsabilità dovesse accadere di nuovo – conclude Locati”.
Anche i familiari presenti hanno commentato amareggiati: “Quello che chiediamo dal 2020 è solo la verità di cosa dovesse essere fatto e invece non è stato fatto contribuendo a causare migliaia di morti, tra cui i nostri cari che potevano essere salvati se ci fossero stati posti letto, respiratori ecc. Non avremo risposte in un’aula di tribunale per la prescrizioni e non perché si è entrati nel merito della questione, gli imputati non sono infatti stati assolti”.
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