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Cronaca

Arresto cardiaco in alta quota: due medici bergamaschi e uno bresciano salvano donna slovena sul Pasubio

Arresto cardiaco in alta quota sul Pasobio: donna slovena salvata da due medici bergamaschi e uno bresciano che si trovavano lì per un’escursione

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Il gruppo di escursionisti sul Pasubio. I primi da sinistra sono i medici Parolini, Có e Schiaretti

Sul sentiero delle 52 Gallerie del Pasubio, a oltre 2.000 metri di quota, una donna slovena di 61 anni è stata colpita da un arresto cardiaco ed è stata salvata grazie al repentino intervento di alcuni medici presenti sul tracciato. Per il gruppo di giovani amici, compagni d’università in passato, doveva essere una tranquilla escursione alla scoperta delle gallerie costruite sul Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale. Si è invece rivelata una giornata in cui competenza e reattività operativa hanno fatto la differenza e, soprattutto, salvato una vita.

Tre componenti del gruppo erano medici: Francesco Parolini (specialista in medicina dello sport, originario di Gandino, medico della Primavera dell’Atalanta e della Nazionale di Sci Alpino alle Olmpiadi di Milano Cortina 2026), Giorgio Schiaretti (medico di medicina generale di Sarnico) e Federico Co (medico di medicina generale nella provincia di Brescia).

Arresto cardiaco tra le gallerie del Pasubio: intervento salvifico

“​Attorno alle 13, appena superata la 48ª galleria – racconta Parolini – abbiamo notato una signora in evidente difficoltà. Si trattava di una 61enne slovena in viaggio con una trentina di connazionali. Ha iniziato a lamentare un forte dolore toracico, accasciandosi contro la parete di roccia lungo il sentiero”. Mentre i medici stavano valutando i parametri vitali, la signora ha improvvisamente perso coscienza, iniziando a presentare un respiro agonico (il cosiddetto “gasping”), caratterizzato da boccheggiamenti e movimenti toracici irregolari, fino a smettere completamente di respirare.

“L’ho immediatamente posizionata a terra in sicurezza – aggiunge Parolini – per iniziare le manovre rianimatorie con le compressioni toraciche, mentre il dott. Schiaretti si è portato alla testa della paziente per la gestione delle vie aeree e, al contempo, il dott. Có ha contattato il 112. Nonostante le grandi difficoltà di ricezione della rete mobile in quota, è riuscito a richiedere l’invio dell’elisoccorso e a verificare purtroppo l’assenza di un defibrillatore pubblico accessibile in tempi utili”.
​Fortunatamente, l’intervento provvidenziale dei tre medici ha consentito il rapido ritorno dei segni di circolo e delle funzioni vitali (movimenti, tosse e respiro spontaneo), con la paziente che ha ripreso gradualmente coscienza.

l’arrivo dell’elisoccorso in quota

​”Il lavoro d’equipe tra colleghi è stato fondamentale per gestire un’emergenza a 2000 metri di altitudine, su un sentiero così impervio – spiegano i medici -. La perdita di coscienza associata al “gasping” indica un arresto cardiaco in corso, situazione in cui è d’obbligo iniziare subito il massaggio cardiaco, allertando contemporaneamente i soccorsi”. Trovandosi in un luogo isolato e non avendo un defibrillatore a disposizione, Parolini ha attivato al meglio le proprie competenze. “Nell’immediato, come prima compressione toracica – spiega – una manovra d’emergenza, il cosiddetto “colpo precordiale”. Si tratta di una tecnica oggi non più inserita nelle linee guida standard della rianimazione, ma che ho potuto apprendere direttamente dal prof. Peter Schwartz, illustre cardiologo di livello mondiale, durante gli anni della mia specializzazione”.

L’intervento dell’elisoccorso e il ricovero in ospedale

Subito dopo l’intervento dei medici, la signora ha ripreso il ritmo cardiaco e lo stato di coscienza, permettendo di sospendere le regolari compressioni toraciche. ​Dopo la rianimazione, la signora è stata costantemente monitorata fino all’arrivo dell’elisoccorso di Verona Emergenza, che ha provveduto al recupero e al trasporto della paziente presso l’ospedale di Santorso (VI) per gli accertamenti e le cure del caso

Francesco Parolini, oltre a seguire le già citate squadre sportive, lavora anche come specialista ambulatoriale presso l’U.O. di Cardiologia 2 dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Suo l’appello finale. “Può capitare a tutti di trovarsi in una situazione simile e non è necessario essere medici per prestare il primo soccorso, che è anche un dovere civile. Di fronte a un soggetto che perde coscienza e non respira (o respira in modo agonico), devono essere seguiti dei passaggi, semplici ma essenziali. In primo luogo “sicurezza”: controllare la scena e metterla al sicuro per sé e per l’infortunato. In secondo luogo attivare subito il sistema di emergenza contattando il 112 e richiedendo, se disponibile, un DAE (defibrillatore)”.

“Se necessario attivare le compressioni toraciche (profonde 5-6 cm, con una frequenza di 100-120 al minuto), alternando eventualmente 30 compressioni a 2 ventilazioni e utilizzare il DAE non appena si rende disponibile. ​Anche se non si è esperti o se l’emotività è tanta, il consiglio è quello di lasciarsi guidare telefonicamente dagli operatori della centrale operativa. Ogni secondo conta, e il contributo di chiunque può fare la differenza nel salvare una vita”.

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