Cronaca
Quattro volte sul Pizzo Coca: Gabriele Merelli completa l’Everesting in 26 ore e mezza
Circa 56 chilometri, quasi 9.000 metri di dislivello positivo e quattro volte in vetta al Pizzo Coca: la nuova impresa di Gabriele Merelli
Circa 56 chilometri, quasi 9.000 metri di dislivello positivo e quattro volte in vetta al Pizzo Coca. È il bilancio della nuova impresa compiuta da Gabriele Merelli, che nello scorso fine settimana ha portato a termine il suo Everesting sulle Orobie bergamasche in circa 26 ore e mezza.
La partenza è avvenuta alle 3.30 di sabato 19 settembre, quando Merelli ha iniziato la prima delle quattro salite previste verso il Pizzo Coca. Un’avventura costruita per raggiungere e superare gli 8.848 metri di dislivello positivo, la quota dell’Everest, concentrandoli in appena una cinquantina di chilometri di sviluppo.
Quattro salite, quasi 9.000 metri di dislivello
Gabriele Merelli
Il percorso prevedeva per ogni salita circa 7 chilometri e 2.150 metri di dislivello positivo. Ripetendo quattro volte l’itinerario, il dislivello complessivo si avvicinava così ai 9.000 metri. Per raggiungere il dislivello necessario all’Everesting, al termine delle quattro salite Merelli ha aggiunto altri circa 300 metri di dislivello, prima di fermare il cronometro dopo la quarta discesa.
Il risultato finale è stato di circa 56 chilometri di sviluppo e 8.900 metri di dislivello positivo, completati in 26 ore e mezza. A rendere particolarmente impegnativo il percorso sono stati infatti la quota, la ripetizione continua della stessa lunga salita e le condizioni incontrate in alta montagna.
La prima vetta al buio e con il verglas
La prima salita è cominciata nel cuore della notte. Merelli ha affrontato il primo giro senza compagnia, mentre nelle salite successive ha potuto contare ogni volta sulla presenza di qualcuno al suo fianco.
La prima volta in vetta ha trovato condizioni tipicamente autunnali in quota: temperature basse e verglas sulle rocce, presente da oltre la Bocchetta dei Camosci fino alla cima. Un elemento ulteriore di difficoltà che ha richiesto particolare attenzione nella parte più alta del percorso.
I primi tre giri sono stati completati mantenendo un ritmo molto simile, tutti attorno alle sei ore di media. Il quarto giro, inevitabilmente, è stato più lento: dopo migliaia di metri di salita e altrettanti di discesa, la fatica accumulata ha iniziato a farsi sentire.
Presente anche il supporto logistico alla base del percorso. Al Ponticello di Pianlivere, era stato allestito una sorta di piccolo campo base. Qui un amico di Merelli si è occupato di preparare il materiale necessario per il giro successivo, organizzando ricambi e reintegri per permettere all’atleta di ripartire verso la vetta dopo ogni discesa.
Una nuova tappa dopo il Redorta
L’Everesting al Pizzo Coca si inserisce in una storia personale che Merelli, 35enne di Vertova dove abita con la sua compagna Alice e con i loro due bambini, porta avanti da diversi anni.
Nel 2025 aveva affrontato un’altra sfida dello stesso tipo sul Pizzo Redorta, ripetendo per quattro volte il percorso da Fiumenero alla vetta. Anche in quel caso l’obiettivo era superare il dislivello necessario per completare un Everesting, in una prova che aveva richiesto oltre un giorno di attività.
Il nuovo Everesting cambia quindi montagna, ma non la formula: concentrare in una sola, lunghissima prova un dislivello paragonabile a quello necessario per salire dall’oceano alla cima dell’Everest.
Dalla bicicletta all’Iron Everest
Quella del Pizzo Coca non è però la prima volta che Merelli si misura con l’Everesting. Nel 2020 aveva affrontato la sfida in bicicletta, completando il dislivello previsto attraverso la ripetizione dello stesso tratto di salita. Nel 2021 aveva poi portato il concetto ancora più lontano con l’Iron Everest, combinando le tre discipline dell’Ironman con un Everesting. Una prova che aveva unito nuoto, ciclismo e corsa, trasformando la già impegnativa sfida dell’Everesting in una giornata di endurance ancora più articolata. Negli anni successivi è arrivata quindi la montagna, con il Redorta nel 2025 e ora il Coca nel 2026 chiuso dunque in circa 26 ore e mezza.
“Ringrazio la mia compagna – dichiara Merelli – per tutte le occasioni in cui mi lascia scorrazzare per le nostre montagne. Alessandro per aver allestito e gestito il campo base e per tutte le esperienze condivise su e giù per le cime di Valbondione. Infine grazie a tutti i frazionisti, in ordine: Marco, mia mamma, Nicola, Vittorio U., Matteo, Vittorio M., Pietro e Mauro”.
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