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Cultura

“Annibale e l’arte del dubitare”: è il tempo di non aver più dubbi sulla semplicità della vita

“E’ il tempo di non aver più dubbi sulla semplicità della vita”: il messaggio di Annibale Carlessi nella sua rubrica “L’arte del dubitare”

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Nella rubrica di Annibale Carlessi il dubbio non è un freno, ma una bussola. Questa volta ci porta in alto, sulla Montagna degli Sconosciuti, per guardare con occhi nuovi un pianeta che soffre: stagioni malate, ghiacciai che si sciolgono, un’aria che pesa sul respiro. Siamo come un uovo in bilico sulla cima di un monte, e basta un fremito per decidere da che parte cadere. Le risposte certe sono poche, ma un piccolo gesto di buona volontà può cominciare da qui: tornare alle cose semplici di una volta, quando il sole faceva maturare il grano e, sotto la neve, c’era il pane.
Le quattro stagioni cominciarono già nello scorso secolo ad ammalarsi, ma più recentemente un esperimento “volutamente o involontariamente” sbagliato di un virus si è propagato nell’aria in un male invisibile che è arrivato ai respiri umani decretando un allarme umanitario che ha risvegliato dubbi e domande sopite che erano state parcheggiate nella nostra coscienza. Lo smog di cui è responsabile il mondo intero così come lo scioglimento dei ghiacciai e la devastante deforestazione con conseguente inaridimento del suolo del nostro pianeta, acqua, preziosa più dell’oro.
È un insieme di colpe che indichiamo a pollice all’ingiù per responsabilizzare quindi condannare “qualcuno o qualcosa” al posto nostro, come se si potesse immaginare anche lontanamente ciò che ci può accadere o quel che accadrà a seconda di come “Cesare” verserà il pollice… sarà sempre e comunque… “scagli la prima pietra chi non ha mai peccato.” Capire il senso del messaggio disperato lanciato a squarciagola dalla terra, significa il comportarsi dei suoi abitanti vivendo il presente senza ipocrisie o falsi moralismi, specialmente se quest’ultimi animati e condizionati da mode, usi e costumi libertini proposti da un modo scellerato di vivere dal tempo dei tempi ad arrivare a oggi nei quali gli uomini dei nostri giorni si coronano di gloria per i risultati ottenuti volendo raggiungere la Luna e Marte ma non hanno ancora risolto il problema della fame nel mondo.
È un momento molto delicato, si sta vedendo ad occhio nudo ciò che siamo e dove invece potremmo essere con l’aggiunta di buona volontà; un bivio sul sentiero dell’eternità della vita con il traguardo vittorioso da raggiungere condividendo tutti insieme.
Siamo sulla cima di un monte come un uovo in bilico sulla sua sommità, basta un fremito per farlo cadere a levante o a ponente e ancora potrebbe vincere l’incertezza.
Basta un fremito di cuore e siamo in balia del destino, tempo futuro, tempo non programmabile, tempo si viva, adesso. Karol Józef Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Lôlèç per gli amici, quindi per tutte le persone del mondo, portatore di quella Pace che ha gridato al mondo dicendo… Non Abbiate Paura! Le domande difficilmente adesso possono avere risposte certe, continuiamo il nostro cammino con meno paure e dubbi possibili, che tutto ciò che sta succedendo al clima, alla flora e fauna animale mondiale si riflette negli umori della gente, è un altra era cosmica, un altro periodo storico inarrestabile che a gran forza stiamo sciaguratamente spingendo nella direzione sbagliata accelerando lo scisma geologico.
Ed allora forza, facciamo un passo indietro, rallentiamo questo processo evolutivo del volerci farci del male molto prima del tempo dovuto, e se per cercare di salvare il pianeta si parte dalla buona volontà di un piccolo gesto per salvaguardare l’avanzare dell’inquinamento, ci proviamo anche noi della Montagna degli Sconosciuti, riproponendo emotivamente le cose semplici del passato, quando il sole faceva maturare il grano con l’aiuto della pioggia e sotto la neve… pane.
Si, ci proviamo anche noi della Montagna degli Sconosciuti… quando a valle vediamo dei camosci che fischiano raucamente per riunire i loro capretti al branco, e dopo una scalata su per i monti il respiro facendosi corto si rilascia al profumo di una conifera e ci troviamo davanti alla maestà di una cima di monte che ci fa sentire piccoli piccoli e un poco intimoriti portiamo reverenziale rispetto al creato, senza dubbi e come disse il Grande Lôlèç, senza paure.

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