Nuova intervista nello spazio culturale “10 domande all’autore” che, dopo la recensione, pone l’attenzione sullo scrittore. In questo caso si tratta di una donna, Paola Iotti, di cui abbiamo presentato il romanzo “Come l’arcobaleno tra una criniera”.

In contrapposizione a troppe sfumature più o meno grigie, il tuo romanzo ha come protagonista non un ominide palestrato, ma un cavallo…

E’ vero, ma quel cavallo porta ugualmente a un uomo e a una storia appassionante, anche se descritta con toni più riservati e minori particolari fisici. In certe situazioni credo sia meglio accennare, lasciando sia il lettore a riempire gli spazi vuoti come meglio immagina.

L’amore per un animale è l’occasione per parlare di un altro tipo di amore, quello universale e con la A maiuscola, quello che porta ad accettare e amare prima di tutto sé stessi e che solo dopo può rivolgersi positivamente agli altri esseri viventi.

Solo chi è in pace con sé stesso è in grado di rivolgersi agli altri donando davvero, altrimenti la ricerca dell’altro, palestrato o meno, si riduce a un egoistico bisogno di attenzione e di semplici emozioni fisiche.

Il rapporto uomo animale ha ancora tantissimo da dire. La terapia riabilitativa è un esempio. In letteratura si fatica a parlare di questo tipo d’amore…

Vedo e leggo in continuazione vicende in cui animali dimostrano comportamenti e atteggiamenti incredibili: gatti o cani che allattano cuccioli di altre specie, gatti che dopo un’esistenza di maltrattamenti riescono a trovare il volontario che ridà loro vita e si trasformano in “terapisti” per tranquillizzare altri animali traumatizzati, cavalli che permettono a persone prive della vista di concorrere in gare di salto ostacoli o che percepiscono handicap mentali di bambini approcciandosi loro con spontaneità, aiutandoli a percepire un contatto positivo con il mondo, cani che fanno pet-terapy negli ospedali a malati terminali che nemmeno i parenti vanno a trovare, regalando affetto e serenità.

L’elenco è interminabile ma in grado di provocare un’unica emozione di profondo stupore nei confronti di esseri capaci di regalarci solo sentimenti sinceri, diretti, positivi ed empatici, quando spesso l’uomo li maltratta. Abbandonandoli, riducendoli pelle e ossa, usandoli a proprio piacere, calpestandoli, perché li considera oggetti al proprio servizio e non soggetti meritevoli di pari dignità. Sfruttandoli negli allevamenti intensivi per ottenere cibo e materiale vario, nei circhi per dilettarsi, negli sport per conquistare trofei e coccarde.

L’uomo è terribilmente egocentrico, convinto del ruolo di specie superiore, ma credo sia l’unica che filtra l’amore attraverso una serie di condizioni capaci solo di svilire quel sentimento.  Forse per questo in letteratura si parla poco di questo tipo d’amore, essendo più facile attirare e vendere proponendo l’amore in sfumature più o meno grigie.

Gli animali non parlano di amore: lo vivono e lo regalano senza badare all’apparenza.

Sulla famosa isola deserta quali sono i cinque libri che porteresti con te?

Manuale del guerriero della luce di Paolo Coehlo, L’alchimista dello stesso Coehlo, La spiaggia infuocata di Wilbur Smith, Siddartha di Herman Hesse, Guarirsi da dentro di Deepak Chopra.

Nella tua borsa della spesa quali sono gli ultimi tre libri che hai comperato.

Massimo Teodorani, Sincronicità. Il legame tra Fisica e Psiche da Pauli e Jung a Chopra. Fabio Volo, La strada verso casa. Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio

Oltre ad una pianta di ortiche e a una bottiglia di aceto, quale potrebbe essere il libro che augureresti ad una persona particolarmente antipatica di dover leggere?

Se è davvero molto ma molto antipatica non gliene darei nessuno! Neppure il più orrendo dei libri può essere peggiore della compagnia di un’anima negativa.

In molti alberghi vi è la consuetudine di lasciare nel cassetto del comodino una copia della Bibbia. Se tu potessi aggiungere un altro libro, su quale titolo ricadrebbe la tua scelta?

Sarò scontata e non originale ma… metterei il mio!

Anche quest’anno abbiamo assistito alla polemica sul premio Strega. Ha vinto un autore con un romanzo decisamente impresentabile. Qual’è la tua opinione in merito a concorsi ormai manipolati dalle case editrici?

E’ una domanda delicata. Ho letto solo alcune parti estrapolate dell’opera vincitrice e non me la sento di giudicarlo.

Ho invece letto il romanzo del vincitore dell’edizione 2008, La solitudine dei numeri primi, perchè ottime recensioni mi hanno spinto a leggerlo. Opera di un esordiente. Titolo stupendo che ha però trovato l’editor di Mondadori, modificando quello originario. Sulla preparazione e competenza di Paolo Giordano non posso che inchinarmi: nel suo settore è altamente qualificato e sa scrivere bene, riuscendo a trasmettere sentimenti. La mia personalità ha percepito soprattutto angoscia e tristezza. Ricordo una scena di bullismo che mi ha letteralmente fatto venire la nausea.

Ma si tratta di un parere personale. Non abbiamo tutti lo stesso gusto ed esigenze: quando leggo voglio rilassarmi, sognare, pensare, meditare e non stare male. Il libro ha venduto più di un milione di copie e vinto premi importanti oltre allo Strega: Il Campiello, il Premio Fiesole Narrativa under 40, il premio Merk Serono… quindi se non avesse sostanza, non sarebbe riuscito a conquistare tanti lettori.

Sul ruolo delle case editrici nei concorsi non saprei pronunciarmi. Anche in questo settore possono esistere poteri che influenzano in maniera più o meno velata gli indirizzi e i gusti di lettori e giurati. Penso però che alla fine prevalgano le capacità effettive degli scrittori, perché stile e classe si possono agevolare ma non creare in toto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

 Mi hanno proposto di scrivere articoli per un sito letterario “caffebook” e poiché stanno riscontrando interesse, pensano di farne un appuntamento regolare.

Ho l’idea per una serie di racconti brevi aventi come protagonisti i cavalli: storie ispirate da fatti realmente accaduti raccontatemi da amiche che come me condividono la passione. Ma soprattutto vorrei scrivere il seguito di “Come l’arcobaleno tra una criniera”, che ho già ben presente in mente. L’unica cosa che manca è il tempo.

 

LEGGI ANCHE COME L’ARCOBALENO TRA UNA CRINIERA

 

A cura di William Amighetti

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