Nuova uscita della rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale: Luca Bonadei ci presenta gli Undead Party Crashers.

Nella seconda puntata di “Standing Ovation” parliamo di un genere musicale un po’ particolare: il garage rock. Per chi non sapesse cos’è, è una forma più energetica e arrabbiata del rock’n’roll. Forse ad alcuni, leggendo l’intervista al gruppo, verrà la curiosità di informarsi o di ascoltarli. 

Gli Undead Party Crashers sono una band della nostra provincia, nati l’anno scorso da un progetto del chitarrista Giorgio Colombo e del bassista Davide Maffeis. Dalla nascita hanno suonato in tutta la nostra valle. Nell’intervista ci raccontano chi sono e cosa propongono.

Chi siete? Come siete nati e perché?

Siamo gli Undead Party Crashers, una band dell’Alta Valle Seriana che propone un genere di musica un po’ particolare: il garage rock/garage punk.

I componenti sono: Giorgio Colombo (chitarra elettrica e voce), Alessandro Benzoni (chitarra elettrica), Davide Maffeis (basso e voce) e Riccardo Congia (batteria).

La band è nata nel 2016. – Il gruppo è nato da un progetto che io e il bassista aveva nel cassetto. – racconta Giorgio. – Avevo un po’ di pezzi pronti e mi mancava una band, con la quale, avrei arrangiato le mie canzoni. Ho chiamato Davide per suonare il basso e ci sono stati alcuni batteristi, ma poi finalmente abbiamo trovato Riccardo. Nel gennaio del 2017 si aggiunto Alessandro. – Continua Giorgio.

Da cosa nasce il vostro nome? 

Il nome all’inizio era TVT, ma non era apprezzato da tutti. Poi una sera sono andato a una degustazione di birra artigianale e, assaggiando, mi sono trovato in mano una birra dal nome Undead Party Crasher – prosegue il chitarrista. – Anche se la traduzione letterale di Undead Party Crasher sarebbe: zombie guastafeste, zombie imbucati alle feste.

A che età avete iniziato a suonare?

Abbiamo iniziato quasi tutti a suonare verso i 15/16 anni. Davide ha iniziato a suonare con la chitarra all’età di 13 anni e poi è passato al basso. Riccardo a 17 anni ha iniziato a prendere in mano le prime bacchette. Giorgio a 15 la prima chitarra e Alessandro a 13.

Cosa proponete alla gente che vi ascolta? 

Del genere musicale abbiamo già detto. Proponiamo soprattutto pezzi nostri, ma abbiamo anche delle cover: poche, ma buone!

A chi vi ispirate?

Abbiamo tutti influenze diverse, chi ascolta il garage rock svedese degli anni 90, chi horror punk e extreme metal, chi passa da Led Zeppelin ai Tool e chi invece ascolta metal melodico. Però per quanto riguarda lo stile del gruppo ci siamo concordati tutti sul garage rock.

In che ambienti principalmente vi proponete?

Ambienti principalmente riguardano luoghi dove c’è gente che ascolta, gente a cui piace la musica e che ha voglia di divertirsi. Ma soprattutto gente che ascolta, non che sente. – Sottolinea Giorgio. Il nostro è un genere un po’ particolare e diversi locali non ci danno l’opportunità di suonare.

A che target mirate?

Beh diciamo che ci rivolgiamo alla gente che ascolta, a quelli che si intendono un minimo di musica. Alla gente che sotto il palco urla, salta, ma che soprattutto si diverte. Come dicevano prima il genere non è elevato. Deve essere una cosa che, quando ti prende di primo acchito, ti fa saltare. Non siamo un gruppo da bar, composti e vestiti in giacca e cravatta.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa vi dà il pubblico?

Il pubblico ci dà tanta soddisfazione. Abbiamo visto che ultimamente c’è gente che quando viene ad ascoltarci canta le nostre canzoni e questo è veramente una grandissima emozione quando sei sul palco. L’unica cosa che vogliamo trasmettere noi è il divertimento. Essere sopra il palco e far divertire la gente.

Parliamo ora di concerti. Dall’inizio della vostra attività quante serate avete avuto?

Dipende, ci sono periodi pieni e momenti di tranquillità, come questo. Dall’inizio avremo avuto più di cinquanta serate, anche in settimana. A Febbraio abbiamo avuto due concerti a settimana.

Per chi vi ha potuto ascoltare per la nostra valle ha notato in voi un’energia travolgente. Cosa ne pensate di ciò?

Possiamo essere solo che contenti. Come abbiamo detto prima, alla fine è quello che vogliamo: far divertire la gente. Un live è fatto da 50% musica e 50% show. La nostra non è solo energia che esce dall’amplificatore, ma energia che esce da noi. – ci parla Alessandro.

Ora avete dei progetti per il futuro?

Abbiamo girato quasi tutta la nostra valle, ora ci stiamo spostando sulla scena milanese e abbiamo un evento importante al LegendClub di Milano per un contest musicale. Ci siamo anche diretti verso la Val Camonica e piano piano stiamo uscendo dalla Valle Seriana. Stiamo registrando un demo, poi abbiamo intenzione di registrare un singolo e un videoclip. Con il contest a Milano vogliamo far girare il nostro nome con lo scopo di cercare un’etichetta discografica: puntare verso il professionale. Sicuramente scriveremo ancora pezzi, ma la strada verso l’alto è ancora lunga.

Qual è la vostra ambizione?

Le ambizioni della band sono soprattutto di divertirci e poi come abbiamo detto prima di far girare la nostra musica.

Cos’è per voi la musica?

La musica per noi è tutto. Non è uno svago, però ci convivi. Arrivi a casa dal lavoro, prendi in mano la chitarra e suoni. La musica, secondo noi, ti cambia il modo di vivere. È energia, passione. Se ci metti impegno ti dà dei risultati enormi.

Cosa vi dà la musica?

Musica ci dà emozioni sia positive che negative. Positive perché ti tira su di morale e ti diverte anche se non hai molta voglia di suonare o sei giù di corda. Negative perché ti fa stare in giro delle ore a montare, smontare, arrivi a casa tardi, discuti con i compagni etc.. Però quando suoni è un’emozione unica!

Cosa vuol dire fare musica oggi? E’ un dono o c’è bisogno di studiare?

Riccardo e Alessandro ci raccontano – come tutte le cose, se continui a studiare, migliori sempre più.
Giorgio invece contraria dagli altri dicendo – non serve studiare per fare musica, basta suonare. Parlo da autodidatta: se ti impegni suoni. È come un linguaggio universale! Può farlo chiunque, devi averne cura.  Secondo me dovrebbero suonare tutti, se tutti suonassero la musica sarebbe più compresa. Ora è difficile emergere nella scena musicale perché tutti sentono, ma non ascoltano. Sentono solo quello che passa alla radio, ma non riescono a riconoscere l’originale.

Ringraziando gli Undead Party Crashers per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero di Standing Ovation. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

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