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Dopo 3 mesi riapre il pronto soccorso di Codogno, ad Alzano chiuso poche ore

Dopo 3 mesi riapre il pronto soccorso di Codogno, ad Alzano chiuso poche ore. Il disperato appello del direttore rimase inascoltato.

E’ sempre più evidente come negli ospedali lombardi in cui nei giorni tra il 20 e il 23 febbraio sono stati accertati i primi casi di positivi al Coronavirus in Italia, si sia agito in maniera completamente diversa.

In particolare fa riflettere la riapertura di questa mattina, 4 giugno 2020, a oltre tre mesi dalla chiusura, del Pronto Soccorso dell’ospedale di Codogno. Lì stazionò il paziente 1, Mattia Maestri, oggi guarito e divenuto padre di una bambina nata mentre lui lottava contro il virus che l’aveva ridotto in fin di vita.

Le cronache lodigiane spiegano che il Pronto Soccorso in questione venne chiuso dalla notte tra il 20 e il 21 febbraio, dopo l’accertamento del primo caso di Coronavirus in Italia.

I mesi di chiusura al pubblico sono serviti a permettere sanificazioni approfondite, formazione del personale e la realizzazione di percorsi diversificati per non “mischiare” i pazienti e dunque non permettere al virus di dilagare. Com’è successo invece in bassa Val Seriana, precisamente all’ospedale di Alzano Lombardo, quando domenica 23 febbraio il Pronto Soccorso venne riaperto dopo poche ore dalla chiusura.

Nella foto sopra: a sinistra il pronto soccorso di Codogno riaperto oggi, a destra quello di Alzano.

La cronaca del 23 febbraio ad Alzano Lombardo

Il Pronto soccorso e l’ospedale di Alzano Lombardo vennero chiusi alle 15 circa di domenica 23 febbraio in seguito all’accertamento di casi positivi al Coronavirus nei reparti, Alfredo Criserà e Ernesto Ravelli, e per alcuni sospetti proprio nel Pronto Soccorso.

Mentre gli infermieri cercavano di gestire la situazione alla bene e meglio, pulendo le zone infette e organizzando le liste delle persone entrate in contatto con gli infetti, in serata arrivò l’ordine di riaprire tutto come si può leggere in questa chat interna al personale e come ha confermato anche Luigi Cajazzo, Direttore generale Welfare di Regione Lombardia.

La chat interna al personale: alle 20:46 si è ripresa la normale attività

Cajazzo ha dichiarato alla stampa, confermando la sua versione anche davanti ai pm bergamaschi che indagano per epidemia colposa (è stato sentito come persona informata sui fatti, ndr.) che non si poteva rinunciare all’ospedale di Alzano Lombardo per «l’evoluzione rapidissima dell’epidemia» dimostrata dal fatto che quel giorno erano già 114 i casi positivi in tutta la Lombardia, di cui circa venti erano di pazienti ricoverati in terapia intensiva. E alla luce di questa situazione era impossibile, secondo Cajazzo, «rinunciare ad una importante offerta assistenziale, sia pure limitata alle urgenze».

Come abbiamo raccontato in questi mesi, seppur l’azienda ospedaliera Bergamo Est parli di una “sanificazione da protocollo”, i reparti e il Pronto Soccorso non hanno mai subìto una profonda disinfezione. Quella sera tutti, dipendenti e parenti, tornarono a casa senza un tampone e senza essere messi in isolamento.

Inoltre i percorsi dedicati per pazienti sospetti Covid-19 sono stati creati solo dopo giorni dal 23 febbraio, quando in loco arrivarono i medici militari a mettere ordine. Lo stesso triage esterno ad esempio, a inizio marzo non era ancora stato montato e i malati sospetti trasportati da altri ospedali venivano caricati anche in più pazienti sulla stessa ambulanza e raggiungevano il reparto con le loro gambe attraversando i corridoi (come ci ha raccontato una donna che ha perso la madre).

Infine, nei giorni dopo quella domenica, l’ospedale non ha svolto solo attività urgenti ma ha continuato l’attività ambulatoriale, come ci ha raccontato Gabriella Gandossi di Nembro che ha perso il marito dopo una visita ad Alzano.

Pazienti sospetti gestiti con percorsi diversificati

Oggi dunque, quando a Codogno, paese simbolo dell’emergenza sanitaria Italiana, il primo paziente sospetto Covid ha fatto ingresso al pronto soccorso, questo è stato instradato su un percorso dedicato che lo ha isolato dagli altri malati.

Ad Alzano invece, ancora il 25 febbraio, come dimostrato dalla lettera scritta dal Direttore dell’ospedale Giuseppe Marzulli al Direttore Generale Francesco Locati e al Direttore Sanitario Roberto Cosentina, i pazienti stazionavano tutti insieme favorendo il diffondersi del virus. “Vi prego fateci chiudere”, scriveva Marzulli, nella lettera pubblicata in esclusiva su TPI.it. Il suo grido disperato rimase però inascoltato: ad Alzano non si chiuse mai nulla.

E non venne nemmeno fatta la zona rossa, come subito invece fu istituita nel lodigiano dove – dal 21 febbraio – vennero chiusi in entrata e in uscita 10 comuni e bloccate di fatto 50mila persone.

Nel comune della bassa Val Seriana, nelle prime tre settimane di marzo del 2020, si conta un aumento dei morti (fonte Istat), rispetto al 2019, del 937%. A Nembro ed Albino, comuni limitrofi, l’aumento nello stesso periodo è stato rispettivamente del 1000% e del 725%.

A Codogno, sempre dall’1 al 21 marzo, i decessi hanno subìto una crescita del 480% per cento rispetto all’anno scorso.

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13 Commenti

  • Tom ha detto:

    Si, ma il mitico Gallera disse che in quelle poche ore di chiusura venne completamente sanificato…

  • Patrizia ha detto:

    Non è proprio vero. Il giorno 25/2 dovevo recarmi ad alzano x visita endocrinologia. Alle ore 13 del 24/2 ho tel. X verificare effettivo appuntamento. Mi dissero sì, gli ambulatori sarebbero stati aperti. Nel pomeriggio dello stesso giorno alle ore 17,30 ho ricevuto tel. Dall’ospedale stesso, che avvisava di non scendere xke tutti gli ambulatori erano stati chiusi. Quindi…..

  • ha detto:

    Quindi?

  • Patrizia ha detto:

    Quindi non è affatto vero che la sanificazione era stata fatta……. e poi… come si fa santificare un ospedale in poche ore???? Ma dai…. smettiamo di raccontare storie non vere….. Gallera !!!! Siamo sinceri …. a volte è meglio ammettere gli sbagli e ravvedersi….

  • ha detto:

    Perfettamente d’accordo con te, Patrizia!

    • ⁉️ ha detto:

      PS, penso che il post precedente il tuo, quell di Tom, fosse sarcastico. Forse tu non lo avevi capito!?

      • Patrizia ha detto:

        Sarcastico o no, la realtà della situazione che ha portato a questo dramma umano, è solo una. Abbiamo banalizzato il dafarsi ….. troppo, purtroppo!!!!

        • ha detto:

          Abbiamo…!? Hanno!

          • Patrizia ha detto:

            Hanno, sì, è vero. Ma cmq anche noi, l’ho devo dire a gran voce!!!! Ho visto molta gente girare nel momento più terribile di qst pandemia, senza dispositivi di sicurezza e poco rispettosi dell’igiene…. credetemi, x tre mesi ogni giorno ho dovuto insegnare ai clienti le norme igieniche e di prevenzione….

  • ha detto:

    Pensavo anch’io che tutto ciò successo, avrebbe almeno portato qualcuno a riflettere su certe norme del vivere civile, igiene, meno fretta ecc. Ma purtroppo mi sono dovuto ricredere, anche con questa che ci ha toccato, alcuni nulla hanno imparato!

  • Marco ha detto:

    Ma solo a me viene in mente che Caiazzo fa ti ma con testa di c…..o???

    • Marco ha detto:

      Era….fa rima…. correttore del cazzo

      • ha detto:

        Marcooo toglilo sto correttore, é così bello sbagliare ogni tanto!
        Si comunque fa proprio rima…
        Hai letto della Baffi, dopo des fète la capìt che l’era salam. Ed adesso magari fa l’infiltrata, non male vero?

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