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Mattarella a Bergamo: “Qui l’Italia che ha sofferto, riflettere sugli errori”

Mattarella a Bergamo per commemorare i 6000 morti: "Qui l'Italia che ha sofferto, riflettere sugli errori".

È arrivato alle 20:38 di domenica sera a Bergamo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per presenziare alla Messa da Requiem di Donizetti interpretata dal Coro e Orchestra per le vittime del Covid sul piazzale esterno del Cimitero Monumentale cittadino. Come annunciato la stampa non è stata presente alla commemorazione. L’evento è stato trasmesso in diretta su RAI1.

Presenti i sindaci della provincia e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori; i consiglieri regionali Jacopo Scandella, Paolo Franco, Roberto Anelli e Dario Violi; l’assessore Lara Magoni e Claudia Terzi, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il presidente della provincia Gianfranco Gafforelli. Con loro il vescovo Francesco Beschi e altre autorità.

Gli ingressi sono stati bloccati dalle forze dell’ordine e poco prima dell’arrivo di Mattarella sono apparsi degli striscioni di protesta.

Le voci all’ingresso

All’ingresso di via Serassi abbiamo raccolto le voci di Luca Fusco, presidente del Comitato “Noi denunceremo”, unico rappresentate dei parenti delle vittime; di Walter Semperboni vicesindaco di Valbondione che ha perso il padre e di Camillo Bertocchi, sindaco di Alzano Lombardo, uno dei comuni focolaio insieme a Nembro.

Alcune voci all’ingresso della commemorazione

Il discorso di Mattarella

Questa una sintesi del sobrio e conciso discorso del Capo dello Stato che ha riflettuto sulla necessità di fare memoria e di riflettere sulle responsabilità della gestione della pandemia.

“Ricordare significa riflettere, seriamente, con rigorosa precisione, su ciò che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere. Fare memoria significa anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che è accaduto. Senza cedere alla tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima. Significa allo stesso modo rammentare il valore di quanto di positivo si è manifestato. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro”.

“Tra l’omaggio reso alla lapide con la preghiera in poesia di Ernesto Olivero e la Messa da Requiem di Donizetti, lo spazio delle parole è doverosamente limitato; e rivolto soltanto a riflessioni essenziali. Qui a Bergamo, questa sera, c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto – ha aggiunto -. La strada della ripartenza è stretta e in salita. Va percorsa con coraggio e determinazione. Con tenacia, con ostinazione, con spirito di sacrificio. Sono le doti di questa terra, che oggi parlano a tutta l’Italia per dire che insieme possiamo guardare con fiducia al nostro futuro”.

“Rammentiamoci delle energie morali emerse quando, chiusi nelle nostre case, stretti tra angoscia e speranza, abbiamo cominciato a chiederci come sarebbe stato il nostro futuro. Il futuro della nostra Italia – ha concluso -. La memoria ci carica di responsabilità. Senza coltivarla rischieremmo di restare prigionieri di inerzie, di pigrizie, di vecchi vizi da superare. Da quanto avvenuto dobbiamo uscire guardando avanti. Con la volontà di cambiare e di ricostruire che hanno avuto altre generazioni prima della nostra”.

Alcune immagini

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