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Lara Magoni: “Il turismo sta morendo, serve stato di crisi”

Turismo, Lara Magoni: "Il settore sta morendo, Roma dichiari subito lo stato di crisi".

“Il ministro Franceschini si è accorto che stanno distruggendo il turismo, settore nevralgico dell’economia nazionale? A lui ribadisco per l’ennesima volta, nel giro di pochi mesi, la necessità di dichiarare lo ‘stato di crisi’ del turismo – questo quanto dichiarato da Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale, Moda e Design, in merito alla preoccupante situazione del turismo lombardo e italiano -. Sperando che questa volta il mio appello venga accolto. Tutto ciò accade mentre a Roma sono alle prese con la ricerca dei ‘costruttori’ e il turismo viene demolito. Si perde tempo a rilanciare un Governo ormai ‘sfiduciato’, quando ci sono migliaia di famiglie e professionisti in tutta Italia che stanno attraversando un periodo particolarmente difficile, con evidente preoccupazione per le loro attività, a rischio fallimento”.

I dati del turismo sono durissimi: secondo la fotografia scattata da Isnart-Unioncamere, il 2020 si è chiuso con 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze turistiche in meno in Italia a causa dell’emergenza Covid: un bilancio che riporta il turismo indietro di 30 anni.

I dati sul turismo a fronte della crisi pandemica

 “La crisi pandemica – aggiunge Lara Magoni – ha inferto profonde ferite al turismo: il 2020 si chiude con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. E il 2021 non lascia presagire niente di buono, per i primi tre mesi già si stima una perdita di ricavi di 7,9 miliardi di euro. Per questo è fondamentale approntare un deciso piano di rilancio del comparto, coinvolgendo istituzioni, stakeholder e professionisti del settore. Ma ancora una volta il Governo, dopo essersi dimenticato della montagna – che per la nostra regione rappresenta il 40% del territorio – dimostra di non avere le idee chiare e di essere in totale stato confusionario, come si è visto ad esempio nell’ultimo Dpcm che consentirebbe di raggiungere le seconde case anche fuori regione, indipendentemente dalla fascia di colore della zona. Se questo fosse confermato, si tratterebbe di un’ulteriore penalizzazione per alberghi e strutture ricettive. Non è più tollerabile agire con mezze misure”.

 “In Regione Lombardia – conclude l’assessore Magoni – stiamo lavorando duramente per trovare soluzioni e misure condivise affinché il turismo possa superare questa crisi e ripartire al meglio possibile. Non vogliamo lasciare nessuno indietro e solo insieme potremo farcela”.

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10 Commenti

  • MAXB ha detto:

    Cara Sig.ra Magoni, purtroppo a Franceschini non importa nulla della montagna, non ha certo gestito cosi l’estate scorsa la questione “mare e spiagge”.
    Il problema è che di questo passo, saranno in pochi a ripartire, tutti gli altri rimarranno a terra, trafitti dall’incapacità di pochi, ma che purtroppo sono i pochi che decidono per tutti. Grazie, saluti.

  • Tone d. S. ha detto:

    Sapete cosa sta accadendo in Svizzera a Saint Moritz ora in questi giorni?
    Se no, informatevi!

  • enrico ha detto:

    Se la Sanità Lombarda fosse stata e fosse gestita con un pizzico di competenza (Gallera e Moratti, per non parlare di Fontana, sono competenti?) non piangeremmo né avremmo alcun magone, o sbaglio?
    Perchè la colpa è sempre del Governo, è sempre e solo degli altri?

    • ... ha detto:

      Perché altrimenti Fontana e c, dovrebbero riconoscere le loro malefatte. E questo mai accadra! Meglio discutere/gettare colpe su altri…

  • M ha detto:

    Signora Magoni
    anche chi firma per chiudere gli Ospedali, non ha a cuore la montagna…

  • gianmario ha detto:

    “Si perde tempo a rilanciare un Governo ormai ‘sfiduciato’…”
    Non è una perdita di tempo, senza governo nessun provvedimento è possibile,.

  • luca ha detto:

    Il premier Giuseppe Conte è foggiano; pugliesi sono anche il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, di Bisceglie, e quello dell’Agricoltura, la patrona degli immigrati Teresa Bellanova, brindisina. Il ministro degli Esteri, Gigino Di Maio, è di Avellino, come il coetaneo sottosegretario al Ministero dell’Interno, il grillino Carlo Sibilia. A capo del Viminale abbiamo Luciana Lamorgese, di Potenza, come il ministro della Salute Roberto Speranza. Alla guida del ministero dell’Economia troviamo Roberto Gualtieri, romano; e di Roma era pure il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, sostituito a gennaio di quest’anno con la siracusana Lucia Azzolina e con Gaetano Manfredi, ministro della Università, il quale è napoletano. Di Napoli sono anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, quello degli Affari Europei, Vincenzo Amendola, nonché il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. Il guardasigilli più imbarazzante della storia repubblicana, Alfonso Bonafede, è trapanese; siciliani sono pure il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, catanese, quello del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, nato a Caltanissetta, e il viceministro dell’Interno nonché capo politico del M5s, Vito Crimi, palermitano. Di Palermo è altresì il presidente della Repubblica, Sergio Matterella.
    CHE GLIENE FOTTE DELLA MONTAGNA A QUESTI?

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