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Cronaca, La Valle nel VIRUS Bassa Valle

Mancata zona rossa in Val Seriana, verità ancora negata

Mancata zona rossa in Val Seriana, il Tar autorizza la pubblicazione degli atti ma il Ministero dell'Interno si oppone con il benestare del Consiglio di Stato. Il rimpallo continua mentre la verità è ancora una volta negata

Sono passati più di 16 mesi da quando a inizio marzo 2020 i militari giunti da Roma sembravano essere pronti a chiudere la bassa Val Seriana. In particolare bisognava isolate i comuni confinanti di Nembro e Alzano Lombardo. La zona era evidentemente un focolaio di Covid-19 da fine febbraio, dopo i primi casi positivi accertati all’ospedale di Alzano Lombardo domenica 23 febbraio. Ma se nella vicina provincia di Lodi, al primo contagio (quello di Mattia Maestri del 21 febbraio accertato nell’ospedale di Codogno), Ministero e Regione Lombardia istituirono da subito la zona rossa, in Val Seriana ciò non accade mai.

Mancata zona rossa, quei tremendi giorni di inizio marzo

In quei giorni ogni sera, come raccontato più volte anche dalla nostra testata, i dipendenti delle aziende di quella zona si sentivano dire: “Stanno per chiudere, domani non si lavora”. Ma in verità i militari non entrarono mai in azione. E domenica 8 marzo l’ex premier Giuseppe Conte chiuse prima tutta la Lombardia e poi tutta l’Italia.

Dunque, sapere perché i militari stazionavano nell’hinterland di Bergamo – in particolare in alcuni alberghi – almeno dal 5 marzo (tre giorni prima del lockdown nazionale) e conoscere chi li abbia mandati lì e poi li abbia ritirati, è ciò che i cittadini della Valle più martoriata d’Italia chiedono da quasi un anno e mezzo. Ad oggi, il rimpallo tra forze politiche è stato a dir poco penoso: nessuno ha ammesso le proprie responsabilità. La verità non è stata garantita nemmeno con la prima desecretazione dei verbali del Cts della scorsa estate. Solo la stampa ha continuato ad occuparsi della vicenda, su cui indaga anche la Procura di Bergamo, ottenendo documenti secretati davvero importanti. Come quelli che attestato che sia Regione Lombardia che Governo sapessero del grave rischio che si correva in Val Seriana e in provincia di Bergamo. L’ente regionale già dal 28 febbraio grazie agli scenari di Merler (leggi qui); Conte e Speranza almeno dal 2 marzo come rivelato dalla giornalista Francesca Nava qui.

Il rimpallo continua

Oggi, 16 luglio 2021, un altro triste tassello si aggiunge alla vicenda. Grazie al lavoro di Manuela D’Alessandro di AGI scopriamo infatti che, nonostante il Tar a giugno, accogliendo il ricorso proprio di AGI, abbia ordinato di rendere pubblici tutti gli atti inerenti alla mancata zona rossa entro 30 giorni perché non ci sarebbero state “ragioni di sicurezza o militari” a impedirlo, la verità viene negata ancora una volta. Il Consiglio di Stato infatti, accogliendo il ricorso del Ministero dell’Interno di sospendere la decisione del Tar, ha deciso di non diffondere questi atti.

Ragione di segretezza giudiziaria? Assolutamente no visto che il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani – sempre come riporta AGI inquietante questo articolo -, chiamato a esprimersi dal Tar sul punto, ha scritto che divulgare i documenti non rovinerebbe le indagini.

Dunque, anche se per i giudici del Tar rendere pubbliche le carte non comporterebbe nessun pericolo perché “la richiesta è stata formulata nel settembre 2020 quando la questione della ‘chiusura’ delle aree era superata da tempo”, gli altri giudici – quelli del Consiglio di Stato – dicono che ha ragione il Ministero a lamentare che il Tar non abbia dato una spiegazione esaustiva. Non siamo all’ultimo grado di giudizio, questa è una sospensiva. Ora manca la decisione nel merito del Consiglio di Stato la cui data è ancora da fissare. Ma pare abbastanza verosimile che lo stesso Consiglio di Stato confermi quanto già stabilito.

Un altro triste balletto giudiziario e politico che non fa altro che contribuire ad alimentare i dubbi dei cittadini della Val Seriana che continuano a chiedere solo una cosa: la verità. Sulla mancata zona rossa della Val Seriana e su chi doveva tutelare la salute pubblica.

Gessica Costanzo

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3 Commenti

  • Mario ha detto:

    E la verità non ce la diranno mai, proprio come accaduto altre volte, quando la politica ha avuto grosse responsabilità sulla morte di molte persone.
    Ad esempio la strage di Ustica del 1980, tutt’ora nessun responsabile.

  • Francesco Barni ha detto:

    Calma, Signori, calma.
    Ricordatevi che il tempo è galantuomo e che prima o poi i nodi arriveranno al pettine e sarà allora che verrà fatta giustizia e si renderà quell’onore che è stato finora negato ai Bergamaschi deceduti per imperizie altrui.

  • Manuel ha detto:

    Io mi chiedo cosa cazzo aspettiamo a partire x roma..armati..mio suocero è altri 6.000 circa😔 chiedono dall’alto news.. 🤔

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