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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Covid: un anno fa la Regione venne avvisata del rischio in Valle Seriana

Un documento acquisito dalla Procura di Bergamo mostra come la Regione fosse informata della gravità della situazione bergamasca già dal 28 febbraio 2020 così come il Cts conosceva gli scenari ipotetici ma in questo territorio nessuno prese alcun provvedimento

Mentre oggi Valgoglio, un paese dell’alta Valle Seriana, entra in zona rossa con un’ordinanza regionale (leggi qui https://www.valseriananews.it/2021/02/27/valgoglio-e-zona-rossa-firmata-lordinanza-regionale/ ) è impossibile dimenticare cosa stava accadendo un anno fa nella stessa Valle bergamasca. In Valle Seriana dal 23 febbraio 2020 – dopo i primi positivi all’ospedale di Alzano Lombardo – ci fu un escalation di contagi e di decessi senza che vennero presi tempestivamente provvedimenti restrittivi che avrebbero contenuto il virus. Se da una parte la politica ha sempre giocato allo scaricabarile cavalcando lo slogan dello “tsunami improvviso”, grazie ad un documento acquisito dalla Procura di Bergamo, scopriamo che la Regione era informata della gravità della situazione bergamasca (nello specifico nella bassa Valle Seriana – comuni di Nembro e Alzano Lombardo), ma nessuno fece nulla.

Il consulente del Cts informò la Regione sul rischio in Val Seriana già il 28 febbraio 2020

La mail riservata acquisita dalla Procura di Bergamo risale al 28 febbraio 2020 – esattamente un anno fa – ed è firmata da Stefano Merler, consulente del Cts. Il documento permette da un lato di scoprire che già il 24 febbraio dell’anno scorso il focolaio di Nembro e Alzano presentava numeri che lo rendevano praticamente sovrapponibile a quello di Codogno con previsioni peggiori. Dall’altro, la stessa mail svela che la Regione Lombardia era informata sugli scenari legati ai dati del contagio anche dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento, di cui Merler fa parte. Tra i destinatari ci sono anche Giuseppe Sechi, di Areu Lombardia, e Giacomo Grasselli, del Policlinico Università di Milano (faranno entrambi parte dell’unità di crisi regionale da marzo).

L’email acquisita dalla Procura

Anche il Cts avvisato dei rischi con scenari ipotetici

Già il 12 febbraio del 2020 Merler aveva presentato al Comitato tecnico scientifico un suo studio con gli scenari sul Covid-19 in Italia, prevedendo fino a 70mila morti. Una stima che all’interno dello stesso Cts era sembrata esagerata e che invece è stata addirittura superata dal numero di vittime in Italia. Il documento non venne preso in considerazione. Un paio di mesi dopo, svelata quella circostanza sui giornali, il direttore generale di Areu Lombardia Alberto Zoli, che sta nel Cts come rappresentante delle Regioni, spiegò in più interviste che lui a Milano non poteva riferire nulla, di quegli scenari, perché c’era un vincolo di riservatezza con il Cts stesso.

L’analisi del focolaio bergamasco

Nell’email oggetto d’indagine il ricercatore spiegava ai suoi interlocutori di aver analizzato i dati dei tre focolai principali, Codogno, Nembro-Alzano (in bergamasca) e Cremona, disponibili fino al 24 febbraio. Lavorava sui casi dei sintomatici spiegando tecnicamente perché. E calcolava, infine, i rispettivi R0 (l’”erreconzero”, l’indice più utilizzato all’inizio dell’epidemia ovvero il numero medio di casi che un singolo contagiato può generare). Il risultato non lasciava spazio a interpretazioni: Codogno 1,84, Bergamo 1,80, Cremona 1,18. Ma con il rischio che Bergamo salisse fino al 3,17 e Codogno al 2,38.

In quel momento provvedimenti erano stati presi solo nel territorio di Codogno con i Comuni del lodigiano già zona rossa da otto giorni, mentre in Valle Seriana lo stesso provvedimento diventerà oggetto di discussione per tutta la prima settimana di marzo 2020 ma senza arrivare mai ad una decisione se non la chiusura della Lombardia con il primo DPCM di Conte dell’8 marzo.

Per dovere di cronaca va ricordato che il 3 marzo il Cts aveva suggerito di prendere provvedimenti nell’area della bassa Valle Seriana e che esisteva un Decreto che permetteva a tutti di istituire zone rosse anche con un solo contagio. Ma per la Valle Seriana, vale la pena continuare a sottolinearlo, nessuno prese alcuna decisione condannando il territorio ad essere uno dei più colpiti al mondo soprattutto in termini di mortalità. La Procura indaga sia sulle responsabilità di questo mancato provvedimento, sia sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo che sulla mancata applicazione del piano pandemico. L’inchiesta dovrebbe chiudersi entro l’estate.

Gessica Costanzo

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