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Cronaca

L’allarme dei medici di famiglia di Bergamo: “Lavoro stravolto, siamo sempre meno”

240 medici di famiglia della provincia di Bergamo scrivono alle istituzioni per evidenziare le carenze di una professione stravolta dall'emergenza sanitaria e sempre più precaria

Sono 240 i Medici di Medicina generale della provincia di Bergamo che, per un’iniziativa spontanea e non sindacale, hanno scritto un lungo comunicato rivolto alle istituzioni tra cui ATS Bergamo per evidenziare le carenze di una professione stravolta dall’emergenza sanitaria e sempre più precaria. Nel testo si fa riferimento sia alle incombenze burocratiche che gravano sulla professione sia alla scarsità di professionisti.

“Da circa due anni – si legge -, ovvero dall’inizio della pandemia, la nostra attività è stata stravolta dall’emergenza. In particolare, la quarta ondata ci ha visto posti al centro di una gestione burocratica impazzita ed incontrollata che ha portato all’estensione del nostro impegno ed orario lavorativo a limiti non sostenibili. Ciò ci sta rendendo molto difficile curare i pazienti. Pertanto, alcuni stimati Colleghi hanno deciso di abbandonare, a malincuore, il lavoro, creando pericolosi vuoti assistenziali in una provincia già carente nell’assistenza sanitaria di base.
In aggiunta a ciò, moltissimi altri Medici di Famiglia sono al limite delle proprie forze e stanno decidendo di lasciare la Convenzione. Siamo terrorizzati davanti alla prospettiva che il territorio possa perdere tutti questi sanitari: la Medicina Generale sarebbe al collasso ed i pazienti non potrebbero più essere assistiti”.

Siamo perciò a segnalarvi e a denunciare tale situazione – continua il comunicato -. E, contestualmente, a comunicarvi la nostra intenzione di organizzare una manifestazione di protesta con i medici del gruppo ed il sostegno dei nostri sindaci, pazienti, familiari e tutti coloro che ci vorranno supportare”.

Nel testo vengono proposte diverse soluzioni che riguardano sia la parte puramente gestionale dei pazienti (sia per quanto riguarda la questione Covid che per tutte le altre patologie), sia i rapporti con INPS e INAIL nella gestione delle questioni burocratiche.

“Il nostro quotidiano prevede – conclude il testo -, oltre all’attività ambulatoriale, la gestione del triage telefonico, la risposta alle sempre maggiori richieste che ci pervengono tramite mail, sms, whatsapp, telefonate disseminate nelle 12 ore di reperibilità telefonica e, ovviamente, l’assistenza domiciliare. Tuttavia, all’interno del documento redatto da Regioni e Ministero per la nuova Convenzione, non ci risultano essere affatto contemplate tutte queste attività nelle 38 ore previste. Quando e chi se ne dovrebbe occupare?”.

Dal canto suo ATS Bergamo ha fatto sapere in un comunicato stampa inoltrato in serata che domani, mercoledì 26 gennaio, il direttore generale Massimo Giupponi incontrerà i rappresentanti dei 240 medici di famiglia firmatari del comunicato stesso.

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, Guido Marinoni, commenta così: “Questo comunicato testimonia lo stato di malessere che contraddistingue la nostra categoria e che l’Ordine stesso e i sindacati di categoria hanno segnalato più volte agli organi competenti. Le questioni elencate sono già state ampiamente segnalate ma in questi due anni non si è visto un importante cambio di direzione”.

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2 Commenti

  • Alberto ha detto:

    Se poi da due anni una buona parte visita solo a distanza senza nemmeno far accedere i pazienti nei propri ambulatori…

  • Carlo57 ha detto:

    E dire che in certe università come a Brescia è facilissimo laurearsi. Conosco una geometra che è diventata medico a Brescia senza molta fatica, e così si è “sistemata”.

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