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Cultura, GANDINO

La prima traduzione in italiano dei “Libri dei miracoli Medievali” è made in Val Gandino

La prima tradizione in italiano dei "Libri dei miracoli Medievali" è made in Val Gandino a cura di Pietro Gelmi

Un lavoro fatto di alta competenza e di tanta, tanta passione. Sono stati presentati a Gandino, grazie al patrocinio del Gruppo Culturale Lumen di Gandino, i tre volumi che riportano la traduzione in assoluto dei “Libri dei Miracoli” scritti da Cesario di Heisterbach (o meglio Caesarius von Heisterbach), uno degli autori più noti, citati e prolifici della letteratura latina medievale, nel vasto ambito delle storie miracolose. Lo scrittore, nato intorno a Colonia nel 1180 e morto dopo il 1240 nell’abbazia cistercense di Heisterbach,

“La sua produzione letteraria – spiega Pietro Gelmi, autore della traduzione e della preziosa pubblicazione – è particolarmente corposa e rivela un’indiscussa agilità narrativa. Viaggiò molto e in ambito religioso scrisse di tutto e di più: omelie sui vangeli della domenica e delle festività, testi liturgici, cronotassi degli arcivescovi di Colonia, agiografie, prediche sui salmi, dialoghi contro gli eretici, preghiere, laudi e persino un trattato sul movimento del sole. Ma il suo capolavoro in assoluto resta il “Dialogus magnus visionum atque miraculorum libri XII”, scritto fra il 1219 e il 1223 su commissione del suo priore. Questo scritto comprende 746 storie agiografiche di miracoli, composte in forma di dialogo tra un novizio e il suo maestro. È suddiviso in dodici libri ordinati per temi che ne facilitano l’uso nelle prediche. Ne risulta un cammino che conduce il lettore o l’ascoltatore a confrontarsi con argomenti che vanno dalla conversione alla tentazione, viaggiando fra demoni, Vergine Maria, eucaristia e miracoli, morte, dolore e gloria nell’altra vita”.

La fama e la diffusione di quest’opera fu sorprendente: ne sono noti almeno cinquanta manoscritti più o meno completi. “Da ciò si può giudicare – sottolinea Gelmi –  con quanta passione i libri di Cesario fossero richiesti, con quanta gioia venissero copiati e letti. Si litigava per le sue opere ancor prima che egli le avesse terminate. Gli venivano prese in prestito per leggerle e poi copiarle frettolosamente alle sue spalle”. Cesario scrisse una seconda raccolta, i Libri VIII miraculorum, tra il 1225 e il 1226. Purtroppo di essi rimangono solo i primi tre libri (oggetto della traduzione di Gelmi) e qualche frammento sparso dei rimanenti cinque. In questo caso non sono scritti in forma dialogata, ma in una serie di “exempla”, ben 191. Si tratta cioè di storie esemplari, parabole, che potessero essere inserite in un’omelia. Una sorta di bigino “ante litteram”, utile ai religiosi del Medioevo. “Per lo più – conclude Gelmi –  prevale la rappresentazione del male e del perturbante, del vizio e dell’inferno; il piacevole e l’allegro sono raramente trattati. Gli exempla di Cesario fungono da specchio in cui vediamo frammentata l’immagine del suo tempo”, voleva creare una lettura edificante, colloquiale, che corrispondesse al tempo in cui scriveva”.

La traduzione dal latino medievale curata da Pietro Gelmi è stata condotta sull’edizione critica di Aloys Meister, “Die Fragmente der Libri VIII Miraculorum des Caesarius von Heisterbach”, edita nel 1901. La veste grafica dei tre volumi è stata curata da Patrizia Maffeis. Per informazioni e richieste è possibile rivolgersi alla Biblioteca parrocchiale di Gandino, al negozio Flower Hearth di via Papa Giovanni a Gandino oppure al numero 035.745262.

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