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18 marzo: a Bergamo il docufilm “Sotto la cenere” ricorda la strage del Covid

L’appuntamento è lunedì sera dalle 20:30 al Cineteatro Boccaleone di Bergamo, con l’intervento dell’Associazione #Sereniesempreuniti e la proiezione del film alla presenza del regista

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Dopo aver girato in 32 festival cinematografici internazionali e essere stato ospitato in alcuni paesi della provincia, il documentario “Sotto la Cenere”, del regista bergamasco indipendente Amir Saleh, sarà proiettato a Bergamo.

“Sotto la cenere” arriva a Bergamo

L’occasione è quella del 18 marzo, Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid19. L’appuntamento è lunedì sera dalle 20:30 al Cineteatro Boccaleone di Bergamo, con l’intervento dell’Associazione #Sereniesempreuniti e la proiezione del film alla presenza del regista. Qui i dettagli dell’evento. Il ricavato della serata (biglietto unico a 4,50 euro) andrà per metà all’Associazione dei familiari delle vittime del Covid19 #Sereniesempreuniti e per l’acquisto di un ambulanza per le vittime di guerra.

Amir Saleh: “Ricordare 4 anni dopo per non far morire di nuovo le vittime”

Amir Saleh è nato a Bergamo nel 1988: ha studiato filmmaking a Cinecittà e presso i Filmhouse Studios di Formello con specializzazione in sceneggiatura e regia. Autore di cortometraggi, videoclip, spot e promo, è da sempre focalizzato sul cinema del reale che tratta tematiche sociali.

Il titolo trae origine dal detto in dialetto bergamasco: “Caràter de la rassa bergamasca: fiàma de rar; sóta la sènder, brasca”. Che significa “Il carattere della gente bergamasca: s’infiamma di rado, ma, sotto le cenere, conserva viva una brace sempre accesa”.

Quando hai avuto l’idea di realizzare il film?
“Vivendo a bergamo, l’idea l’ho avuta subito, perché già dall’ultima settimana di febbraio 2020 si capiva che le cose non stavano andando come ce le stavano raccontando le istituzioni. Io poi abito vicino ad un casa di riposo, e dai primi di marzo è stato tutto una sirena di ambulanze andare e venire. Il video dei carri in Borgo Palazzo mi ha dato la conferma definitiva a girare il documentario”.

Quanto ci hai lavorato?
“Ho girato da marzo 2020 a luglio 2021, poi, a tempi alterni. La post produzione è durata fino a maggio 2022”.

Che messaggio volevi lanciare e soprattutto: è cambiato nel tempo di lavorazione?
“Volevo raccontare principalmente la reazione della cittadinanza alla crisi innescata dal Covid19. Realizzandolo, ho trovato molte persone che hanno invocato un’inversione di rotta dal modello del ‘profitto anche a costo della salute’ e della “cultura tossica del lavoro”, di cui i bergamaschi hanno fatto un culto. Il messaggio è un po’ questo: la salute non può essere messa mai, per nessun motivo, in secondo piano. A che serve lavorare tanto, produrre ricchezza e Pil se poi non puoi fermarti neanche quando c’è in giro un virus letale?”

Cosa significa ricordare oggi?
Questa sarà l’ultima proiezione del documentario che ha girato in lungo e in largo l’Europa. Dobbiamo continuare a ricordare per non far morire di nuovo le vittime che non hanno trovato una giustizia, non solo giudiziaria, ma storica. La gente ha dimenticato, i politici non sono stati processati, anzi molti di loro sono stati rieletti. La gente deve continuare a farsi domande altrimenti non cambierà mai nulla. Com’è tristemente successo sino ad oggi.

Ad oggi, il film ha avuto i seguenti riconoscimenti :

Miglior Documentario:

  • Immagina Florence International Film Festival
  • Rome International Movie Awards
  • Milan Gold Awards
  • International Gold Award
  • RAGFF Venezia

Mobile Documentary&Journalism / Health&Medicine:

  • Madonie Film Festival

Best Covid19 Film:

  • Liber Films International Film Festival
  • Rotterdam Independent Film Festival
  • International Cosmopolitan Film Festival of Tokyo
  • Dublin Movie Awards

Menzione Speciale:

  • London International Film Festival
  • Florence Film Award

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