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Cronaca

Bergamo, terra di buona contrattazione. Il 99% dei CCNL firmato dai “confederali”

Bergamo, terra di buona contrattazione. Il 99% dei CCNL firmato dai “confederali”, primi i metalmeccanici con 66.926. In ritardo il rinnovo per oltre 40 mila addetti

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In provincia di Bergamo risultano applicati 340 contratti diversi. Di questi, CGIL CISL UIL ne hanno firmati il 99%, con accordi che coprono 336.838 lavoratori. Per 4071 lavoratori vengono applicati contrati firmati da altre sigle.

Se un Paese vuole definirsi davvero progredito, deve partire da un presupposto semplice: la qualità del lavoro è la qualità della democrazia. L’Italia, che la Costituzione vuole fondata sul lavoro e, aggiungiamo, sul lavoro giusto, non può permettersi di costruire la propria competitività comprimendo salari, diritti e tutele – dice Luca Nieri, segretario CISL di Bergamo. Chi immagina che la crescita passi da retribuzioni poco dignitose o da una svalutazione sistematica del lavoro, non solo sbaglia strategia economica, ma indebolisce l’intero tessuto sociale e produttivo del Paese. Dietro ogni rinnovo contrattuale non c’è solo una trattativa tecnica, c’è una visione di società”.

“Il contratto nazionale definisce il livello minimo di dignità economica e professionale e le condizioni per conciliare vita e lavoro; offre le tutele necessarie in un mercato in trasformazione e definisce le linee guida per accompagnare l’innovazione nei settori produttivi. IL CCNL è uno strumento che tiene insieme diritti individuali, coesione collettiva e competitività del sistema produttivo. Per questo la contrattazione confederale, quella di CGIL, CISL e UIL, resta un presidio strategico: perché unisce rappresentanza reale, conoscenza dei settori, responsabilità negoziale e capacità di costruire soluzioni non al ribasso”.

In provincia di Bergamo, i contratti maggiormente applicati sono quelli dei meccanici

In provincia di Bergamo, i contratti maggiormente applicati sono quelli dei meccanici, con 66.926 lavoratori, il terziario (45.931), quello dei pubblici esercizi (16.652) e la logistica, che occupa 16.171 persone.  

Da tempo, accanto alla contrattazione seria e rappresentativa, però, si è diffuso un fenomeno che mina la qualità del lavoro e la concorrenza leale: i cosiddetti “contratti pirata”, cioè accordi firmati da sigle prive di rappresentanza effettiva o addirittura creati a arte, che propongono salari inferiori anche del 20–30% rispetto ai CCNL confederali, tutele ridotte, e orari e inquadramenti non coerenti con la realtà produttiva.

Questi contratti non rispondono ai bisogni dei lavoratori né delle imprese sane: servono solo a creare dumping, a frammentare il mercato del lavoro e a indebolire la contrattazione collettiva. Contrastare i contratti pirata significa difendere non solo i lavoratori, ma anche le imprese che competono sulla qualità e non sulla riduzione dei diritti”.

Rimane forte, comunque, la difficoltà a rinnovare i contratti, almeno molti di essi, entro i termini stabiliti. Attualmente, in provincia di Bergamo oltre 40 mila lavoratori hanno il contratto scaduto, e in molti come in sanità privata, da diversi anni.

In ritardo il rinnovo per oltre 40 mila addetti

All’appello mancano le firme sui CCNL delle Cooperative Sociali (in provincia coinvolti circa 9800 addetti), delle farmacie private (1135), del legno (7000), dei poligrafici (1600), degli enti locali (6500), della sanità pubblica (8700) e della sanità privata (2500), quello degli enti centralizzati (2000), il “pelli e cuoio” (500) e due aree del trasporto aereo ( circa 700 lavoratori).

In una fase di trasformazione profonda (digitalizzazione, transizione ecologica, nuove forme di organizzazione del lavoro), i rinnovi contrattuali devono essere tempestivi – continua Nieri. Ritardi di anni non sono più sostenibili: impoveriscono i lavoratori, rallentano l’innovazione e creano incertezza nei settori produttivi. Un contratto aggiornato è uno strumento di governo del cambiamento, non un adempimento burocratico. La provincia di Bergamo è un esempio concreto di cosa significhi avere una contrattazione forte e radicata. In un territorio caratterizzato da una forte parcellizzazione del tessuto produttivo, una presenza diffusa di piccole e medie imprese, settori in continua evoluzione, la contrattazione nazionale rappresenta una vera e propria infrastruttura sociale ed economica”.

 

“CGIL, CISL e UIL, grazie alla loro presenza capillare e al riconoscimento pieno da parte dei lavoratori e delle associazioni datoriali, hanno accompagnato in modo responsabile la crescita della provincia orobica. La quasi totalità delle aziende applica i contratti confederali: un dato che testimonia fiducia, credibilità e capacità di rappresentanza. Innovare i contratti significa conoscere i contesti, ascoltare i lavoratori, dialogare con le imprese e costruire risposte solide. Significa anche orientare i settori verso il futuro, definendo competenze necessarie, percorsi di formazione, strumenti di partecipazione, modelli organizzativi più equi e sostenibili. La contrattazione confederale non è un costo: è un investimento. È la condizione per avere un lavoro dignitoso, imprese competitive e un territorio capace di affrontare le sfide globali senza sacrificare le persone”.

Rimettere il lavoro al centro significa scegliere da che parte stare: dalla parte della dignità, della qualità, della crescita che non lascia indietro nessuno. La contrattazione confederale – conclude il segretario CISL – è uno degli strumenti più avanzati che il nostro Paese possiede per costruire un futuro più giusto. Difenderla, rafforzarla e renderla tempestiva non è solo un compito del sindacato: è una responsabilità collettiva”.

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