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Kessié torna all’Atalanta: perché può diventare una soluzione tattica preziosa per Sarri

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Franck Kessié torna dove la sua carriera europea ha realmente preso forma. Nove anni dopo la stagione che lo impose all’attenzione della Serie A, il centrocampista ivoriano ha scelto nuovamente l’Atalanta, firmando un contratto pluriennale e riprendendosi simbolicamente anche la maglia numero 19. 

Un ritorno suggestivo sul piano emotivo, ma soprattutto un’operazione che può avere un peso considerevole nella costruzione della squadra di Maurizio Sarri. L’Atalanta ha infatti affidato a Sarri un gruppo abituato per anni a principi molto diversi da quelli del tecnico toscano. L’allenatore ha indicato nel 4-3-3 il punto di partenza del proprio progetto, senza escludere il passaggio al 4-2-3-1. In entrambe le strutture Kessié può diventare uno degli elementi capaci di aumentare considerevolmente le alternative, soprattutto dopo l’addio di Marten de Roon.

Che giocatore è oggi Franck Kessié

Definire Kessié semplicemente un mediano sarebbe riduttivo. Il suo tratto distintivo rimane la capacità di incidere in numerose zone del campo: recupera palloni, protegge la difesa, accompagna l’azione, attacca l’area e può portare personalmente la palla oltre la prima pressione avversaria.

Non è un regista classico e probabilmente non sarà mai il centrocampista al quale chiedere di dirigere continuamente la partita attraverso il passaggio. Il suo calcio nasce maggiormente dalla combinazione tra forza fisica, tempi di inserimento, resistenza e capacità di coprire grandi porzioni di campo.

È proprio questa completezza atletica ad avergli consentito, nel corso della carriera, di interpretare differenti ruoli. Kessié può essere una mezzala, un centrocampista di un reparto a due oppure un mediano con libertà di avanzare. In determinate situazioni è persino in grado di abbassarsi nella costruzione iniziale, pur dando il meglio quando può muoversi verticalmente.

Anche l’esperienza maturata lontano dall’Italia ha contribuito ad allargare il suo bagaglio. Dopo l’Atalanta sono arrivati lo Scudetto conquistato con il Milan, il passaggio al Barcellona e quindi l’esperienza con l’Al-Ahli, oltre alla Coppa d’Africa vinta con la Costa d’Avorio. Con il club saudita ha aggiunto al proprio palmarès anche successi internazionali in Asia.

Nel 4-3-3 di Sarri può diventare una mezzala diversa dalle altre

La prima collocazione da immaginare è quella di interno nel 4-3-3. Sarri ha già spiegato di voler partire principalmente da questa struttura e durante la preparazione ha sperimentato anche giocatori dalle caratteristiche offensive come Zalewski e Samardzic nel ruolo di mezzala.

Kessié offre una soluzione completamente differente. Da interno può garantire innanzitutto equilibrio alle spalle degli uomini offensivi. Quando il terzino della propria fascia sale e l’esterno si accentra, l’ivoriano dispone della corsa necessaria per occupare preventivamente gli spazi lasciati liberi. È una qualità importante per una squadra che Sarri vuole portare a mantenere il baricentro alto e che, proprio per questo, deve essere preparata a difendersi immediatamente dopo aver perso il pallone.

C’è poi la dimensione offensiva. Kessié possiede tempi naturali nell’attacco dell’area avversaria: può partire qualche metro più indietro, sfruttare il movimento della punta e comparire nella zona di rifinitura senza essere facilmente seguito dai centrocampisti avversari.

È un elemento particolarmente interessante considerando la presenza di attaccanti come Scamacca. Una punta capace di giocare spalle alla porta può infatti diventare un riferimento per gli inserimenti di una mezzala proveniente da dietro. Kessié non dovrebbe necessariamente essere coinvolto in ogni fase del palleggio: potrebbe diventare il giocatore incaricato di trasformare una costruzione paziente in un’accelerazione verticale.

Kessié ed Ederson possono convivere

Uno degli interrogativi riguarda inevitabilmente la possibile convivenza con Ederson, indicato pubblicamente da Sarri come uno dei pilastri della nuova Atalanta.

Le caratteristiche atletiche dei due potrebbero apparentemente sembrare sovrapponibili, ma proprio la loro presenza contemporanea consentirebbe a Sarri di costruire un centrocampo estremamente difficile da superare in transizione.

Con un regista più associativo in posizione centrale, Ederson e Kessié potrebbero occupare le due posizioni di mezzala, dando all’Atalanta una quantità notevole di corsa, recupero e aggressività. Sarebbe probabilmente la versione più muscolare del centrocampo nerazzurro, utilizzabile soprattutto nelle partite nelle quali diventa necessario sostenere un ritmo alto o neutralizzare avversari particolarmente efficaci nelle ripartenze.

Sarri potrebbe però scegliere anche una distribuzione differente delle responsabilità, chiedendo a uno dei due di rimanere maggiormente collegato alla costruzione e concedendo all’altro maggiore libertà offensiva.

In questo senso Kessié non aggiunge soltanto un titolare potenziale: aumenta il numero delle combinazioni a disposizione dell’allenatore.

Il 4-2-3-1 apre un’altra possibilità

Sarri ha già dichiarato che il 4-2-3-1 rappresenta una possibile alternativa al sistema con tre centrocampisti. Ed è probabilmente in questa struttura che la duttilità di Kessié diventa ancora più evidente.

In un centrocampo a due, l’ivoriano può giocare accanto a un elemento maggiormente orientato alla distribuzione oppure comporre una coppia estremamente atletica con Ederson. La sua capacità di proteggere il pallone sotto pressione permette inoltre alla squadra di superare alcune situazioni nelle quali il semplice palleggio non è sufficiente.

Sarri potrebbe così schierare un vero trequartista alle spalle della punta senza perdere eccessiva solidità. Raspadori, Samardzic o altri giocatori tecnici avrebbero maggiore libertà tra le linee proprio grazie alla capacità dei due mediani di controllare gli spazi alle loro spalle.

È una variante tutt’altro che secondaria perché consente all’Atalanta di cambiare caratteristiche senza necessariamente cambiare interpreti durante la partita.

La capacità di rompere le linee anche senza il passaggio

C’è un altro aspetto che rende Kessié interessante in un sistema basato sul controllo del pallone: la possibilità di superare una linea avversaria attraverso la conduzione.

Contro squadre che difendono molto basse, il problema non consiste sempre nel trovare un passaggio verticale. A volte serve un centrocampista capace di ricevere, proteggere il pallone dal primo contrasto e guadagnare dieci o quindici metri.

Kessié possiede esattamente questo tipo di forza. Non ha bisogno di essere un dribblatore puro per creare superiorità: può ottenerla attraverso progressione, protezione della sfera e accelerazione. Una volta costretto un avversario a uscire dalla propria posizione, si aprono automaticamente linee di passaggio per i giocatori offensivi.

È un modo diverso di produrre superiorità rispetto al calcio associativo tradizionalmente collegato alle squadre di Sarri, ma proprio per questo può rappresentare un’arma aggiuntiva.

Un centrocampista che porta anche esperienza

Il Kessié che rientra a Bergamo è inevitabilmente diverso dal ragazzo che lasciò l’Atalanta nel 2017. Nel frattempo ha disputato competizioni europee, giocato nel Milan e nel Barcellona e assunto responsabilità importanti anche con la nazionale ivoriana.

Nelle ultime stagioni con l’Al-Ahli ha continuato inoltre a essere utilizzato con grande continuità. I dati disponibili sull’ultima Saudi Pro League confermano un centrocampista stabilmente coinvolto nell’undici titolare e ancora capace di contribuire anche nella metà campo avversaria.

A 29 anni arriva quindi in una fase teoricamente ancora molto produttiva della carriera, ma con un’esperienza enormemente superiore rispetto alla prima parentesi bergamasca.

L’elemento da verificare sarà soprattutto l’adattamento immediato ai ritmi e alle richieste tattiche del calcio di Sarri. La Serie A pretende una gestione degli spazi diversa rispetto al campionato saudita e i meccanismi dell’allenatore richiedono precisione, sincronizzazione e rispetto delle distanze.

Per Sarri è soprattutto una soluzione in più

Il valore principale dell’operazione può essere individuato proprio qui. Sarri non riceve soltanto un centrocampista fisicamente dominante, ma un giocatore che gli permette di modificare l’Atalanta senza necessariamente stravolgerla.

Kessié può essere mezzala nel 4-3-3, mediano nel 4-2-3-1, equilibratore quando la squadra attacca con molti uomini e incursore quando serve maggiore presenza nell’area avversaria. Può aiutare il pressing, proteggere le transizioni e dare alla squadra quella componente di potenza che un centrocampo composto esclusivamente da palleggiatori rischierebbe di non possedere.

L’addio di de Roon chiude simbolicamente una parte importante della storia recente dell’Atalanta; il ritorno di Kessié ne apre un’altra. Il filo con Bergamo riparte dal punto in cui si era interrotto, ma con un giocatore molto più maturo e con un allenatore che può sfruttarne la versatilità in modi diversi.

Per Sarri la sfida sarà inserirne la forza individuale dentro un sistema estremamente organizzato. Se l’incastro funzionerà, Kessié potrebbe diventare non soltanto un rinforzo importante, ma uno degli uomini attraverso i quali l’Atalanta potrà cambiare identità tattica anche nel corso della stessa partita.

L’Atalanta nell’ambito delle scommesse sportive

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