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Cultura

Restaurate le pale di Francesco Polazzo ad Alzano Lombardo

Fondazione Creberg restaura due teleri di Francesco Polazzo della Basilica di San Martino. Consegnate al Museo di Alzano Lombardo il 2 novembre

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ALZANO LOMBARDO – Ieri, martedì 2 novembre, sono stati consegnati al Museo di San Martino di Alzano Lombardo due grandi dipinti di Francesco Polazzo, tornati leggibili dopo un lungo restauro finanziato da Fondazione Creberg. Si tratta dei teleri raffiguranti Gesù Cristo incoronato di spine e Flagellazione di Gesù Cristo, due pale d’altare appartenenti alla Basilica di San Martino. I dettagli sulla loro futura esposizione verranno comunicati nei prossimi giorni.

Undici dipinti restaurati nel 2026 e un traguardo a quota 142 opere

La consegna ad Alzano Lombardo fa parte del percorso di riconsegna degli undici dipinti restaurati da Fondazione Creberg nel corso del 2026, dopo l’esposizione a Palazzo Creberg. Con la chiusura della campagna annuale, il progetto “Grandi Restauri” raggiungerà un risultato importante: dal 2007 al 2026 saranno 142 le opere recuperate, che diventano 181 dipinti se si contano singolarmente gli elementi dei polittici. Da molti anni la Fondazione collabora con le chiese e i musei d’arte sacra del territorio bergamasco, veri scrigni di storia e bellezza che il grande pubblico non conosce ancora fino in fondo.

Un impegno che dura da anni accanto alla comunità alzanese

Il presidente Angelo Piazzoli ha ricordato i numerosi interventi realizzati per Alzano Lombardo. Tra questi c’è l’Incontro di Davide con Betsabea e il piccolo Salomone di Federico Ferrario, restaurato nel 2021, seguito nel 2022 dai dipinti di Antonio Cifrondi Tobia e l’Angelo e Transito di San Giuseppe. Nel 2025 è stata la volta di tre pale d’altare di Giambettino Cignaroli, che avevano bisogno di interventi urgenti per evitare di perdere per sempre la leggibilità delle immagini.

Quei restauri hanno reso possibile la mostra “Eccellente dipintor. Il colore ritrovato di Giambettino Cignaroli” al Museo di Arte Sacra San Martino, di cui la Fondazione è stata partner principale. Piazzoli ha citato anche il Ritratto di Giovan Battista Caniana Architetto di Fra Galgario, restaurato ed esposto a Palazzo Creberg e poi valorizzato nella mostra “Il volto e lo spazio”, da poco conclusa nello stesso museo alzanese.

Con i due dipinti di Polazzo, ha concluso il presidente, la Fondazione si dice lieta di essere di nuovo accanto alla comunità, per salvare due opere eccezionali e rare che presentavano gravi problemi di degrado fisico.

Chi era Francesco Polazzo, pittore veneziano di casa a Bergamo

Francesco Polazzo nacque a Venezia nel 1682 e morì nel 1752. Figlio del pittore Bernardo, si sposò nel 1704 con Caterina Rota ed ebbe nove figli, tre dei quali seguirono la strada della pittura. La sua formazione è da sempre oggetto di discussione: le fonti settecentesche lo accostano a Sebastiano Ricci e a Giovanni Battista Piazzetta o alla scuola bolognese, mentre Pietro Guarienti lo considerava un autodidatta. La critica moderna vede soprattutto l’influenza di Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini.

Amico di Ricci, Polazzo lavorò molto nella terraferma veneta e soprattutto a Bergamo, per committenti ecclesiastici e aristocratici come il conte Giacomo Carrara. Un esempio del loro rapporto è la Vocazione di San Pietro nella chiesa di San Pietro Apostolo a Trescore Balneario, dipinta a quattro mani e restaurata l’anno scorso da Fondazione Creberg. In città si ricordano le opere del Duomo, tra cui la Consacrazione episcopale di San Narno, e la drammatica Crocefissione di Santa Caterina. Nella provincia spiccano le storie della Vergine a Stezzano e la pala di Sombreno.

La sua pittura unisce la tradizione bolognese alla vivacità di colore e di composizione tipica della cultura veneziana del Settecento. Polazzo fu apprezzato anche come restauratore, e lo stesso Ricci ne raccomandò le capacità.

Le due tele della cappella del Crocefisso

I due dipinti misurano 314 per 130 centimetri, sono realizzati a olio su tela e si trovano ai lati della cappella del Crocefisso, la seconda della navata laterale destra della Basilica di San Martino. Risalgono al quinto decennio del Settecento e si distinguono per i forti contrasti di luce e ombra e per l’intensa espressività dei personaggi. Fabien Benuzzi li cita nella voce su Polazzo del Dizionario Biografico degli Italiani, pubblicata da Treccani nel 2015, dove vengono descritti come scene ambientate “in un edificio cupo”.

Quell’ambiente buio è una scelta precisa. Permette al pittore di concentrare lo sguardo sui corpi di Cristo e dei suoi aguzzini, costruendo il racconto con il contrasto tra zone in ombra e improvvisi bagliori. L’oscurità diventa una quinta teatrale da cui emergono le figure e accresce il senso di dramma della Passione.

Anche la coppia di soggetti ha un significato preciso. La Flagellazione mostra Cristo al centro dell’azione, nel momento della tortura fisica. L’Incoronazione di spine insiste invece sull’umiliazione e sulla derisione del “re dei Giudei”. Insieme, le due scene accompagnano il fedele negli istanti che precedono la Crocifissione, in linea con la tradizione devozionale della meditazione sulla Passione.

Le tele rappresentano una fase matura della pittura bergamasca di Polazzo, in cui la componente veneziana si fonde con una costruzione della luce più severa e drammatica. Mostrano la sua capacità di adattare il proprio linguaggio alla destinazione devota delle opere.

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