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Dal Mar Egeo a Fino del Monte: una gavetta per non dimenticare

Intensa serata nella sala consiliare di Fino del Monte, nel ricordo dell’immane tragedia del Piroscafo Oria del 1944, in cui morirono oltre 4000 soldati italiani, fra cui molti della Valle Seriana. Una serata dedicata al ricordo di un’immane tragedia per troppo tempo dimenticata, cui sono state legate le sorti di molti giovani soldati della Valle […]

Intensa serata nella sala consiliare di Fino del Monte, nel ricordo dell’immane tragedia del Piroscafo Oria del 1944, in cui morirono oltre 4000 soldati italiani, fra cui molti della Valle Seriana.

La gavetta e lettere dal fronte di Francesco Bellini

Una serata dedicata al ricordo di un’immane tragedia per troppo tempo dimenticata, cui sono state legate le sorti di molti giovani soldati della Valle Seriana, ma anche il racconto, per certi versi incredibile, della gavetta di Francesco Bellini, classe 1922, ritornata in Valle Seriana lo scorso anno dopo essere stati per decenni sul fondo del Mar Egeo.  La comunità di Fino del Monte ha ricordato nella sala consiliare del municipio la tragedia del Piroscafo Oria, affondato in Grecia nel 1944 con a bordo oltre 4000 militari italiani, per decenni dati semplicemente per “dispersi”.

I relatori della serata di Fino del Monte

In apertura di serata hanno portato il proprio saluto il sindaco Matteo Oprandi e Paolo Confalonieri, presidente dell’Associazione Fanti di Clusone e caposervizio a L’Eco di Bergamo, sulle cui pagine il racconto è stato particolarmente approfondito negli ultimi anni grazie alle ricerche del giornalista Giambattista Gherardi.  Al tavolo dei relatori, moderato da Andrea Filisetti di Antenna 2 Tv, c’erano lo stesso Gherardi, Angelo Bendotti, presidente dell’ISREC (Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e Dell’Età Contemporanea) e Francesco Bellini, nipote del caduto di Fino del Monte, geloso custode della gavetta tornata dalla Grecia dopo 70 anni di oblio

Resti del Piroscafo Oria sul fondo del Mar Egeo

Il Piroscafo Oria si schiantò sulle coste greche il 12 febbraio 1944, mentre portava da Rodi verso il continente , stivati in modo bestiale, 4200 Soldati di tutte le Armi, colti dall’armistizio, disarmati dai Germanici e ridotti in prigionia dopo il rifiuto a collaborare con il Terzo Reich. Solo una trentina degli imbarcati sopravvissero.

L’unica foto inviata da Francesco Bellini da Rodi

Tutti gli altri rimasero sul fondo o giunsero cadaveri sulla costa. Per settant’anni circa, questi oltre 4000 Ragazzi risultarono ”dispersi”. Per le Famiglie questa mancanza significò la condanna ad un’attesa indefinita. Solo pochi anni fa, grazie alle nuove opportunità offerte da Internet, si è potuto ricostruire la vicenda, reperire la lista degli imbarcati, identificare il relitto, esplorare i luoghi e riscontrare l’esistenza di resti umani e materiali, sia in sepolture collettive anonime, sia, soprattutto, sul fondo del mare.

Si è creata una Rete di Familiari che, con l’appoggio di Cittadini e istituzioni in Grecia e, successivamente, in Italia ha ottenuto la realizzazione di un monumento, rintracciato i discendenti di circa 300 dispersi informandoli del destino dei loro Cari e recuperato documenti storici di straordinaria importanza, a cominciare dalla lista degli imbarcati. Un sito Internet in continua evoluzione (www.piroscafooria.it) ed una pagina Facebook, raccolgono e condividono documenti, fotografie, memorie ed elementi utili.

Il monumento in Grecia per i caduti dell’Oria

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