Monologo teatrale sabato 15 luglio al teatro Prealpi di Schilpario. Federica Molteni farà rivivere le gesta eroiche di Gino Bartali, campione di sport e umanità: negli anni ’40 salvò gli Ebrei dalla deportazione recapitando documenti con la sua bicicletta.

“Le medaglie sportive te le attaccano sulle maglie e poi splenderanno in qualche museo. Quelle guadagnate nel fare il bene si attaccano sull’anima e splenderanno altrove”. Il senso dello spettacolo teatrale “Gino Bartali, eroe silenzioso” è tutto nella citazione del grande campione del ciclismo, le cui gesta sportive ed umane rivivranno sabato 15 luglio alle 20.30 al teatro Prealpi di Schilpario.

Si tratta di un efficace monologo di Federica Molteni, prodotto da Luna e Gnac Teatro per la regia di Carmen Pellegrinelli e le scenografie di Michele Eynard. E’ tratto dal romanzo “La corsa giusta” di Antonio Ferrara e ricorda gli albori della carriera di Bartali, le prime vittorie ed i trionfi più importanti sulle strade toscane, ma anche le sue gesta, ai più sconosciute, che nel 2013 gli hanno visto riconosciuto il titolo di “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’Olocausto, per aver salvato centinaia di ebrei durante la Seconda Guerra mondiale

“Gino Bartali – spiegano gli autori – a soli ventiquattro anni, incarnava il ciclismo eroico degli anni ’30. Protagonista assoluto, ha un grande sogno: vincere Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno. Ma la Storia, incarnata nel Fascismo, entra prepotentemente a cambiare per sempre la sua carriera: la sua vita sportiva viene piegata ai voleri e alle mire del Duce, che vede in Gino Bartali l’ambasciatore azzurro del fascismo nel mondo. Bartali non ci sta, ed è qui che inizia la pagina meno nota della vita di Ginettaccio, che aderisce come staffetta alla rete clandestina organizzata dall’arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa. Una corsa giusta, nella speranza che il mondo cambi e ritrovi il suo senso. Per parlare dell’Italia e degli italiani al tempo del fascismo, della fatica dello sport e del silenzio delle azioni più coraggiose. Per raccontare la vita di un campione sportivo, ma soprattutto di un uomo che ha scelto da che parte stare”.

Bartali ha sempre tenuto nascosta questa storia,  “perché – diceva-  il bene lo si deve fare ma non lo si deve dire, che se lo dici si sciupa”.

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