“Noi montanari abbiamo il diritto di nascere, senza dover fare i pendolari già nel grembo della madre”. La lettera denuncia di Walter Semperboni.

Torna a scrivere Walter Semperboni, cittadino di Lizzola che da sempre si è battuto contro la chiusura del punto nascita di Piario. Lo fa all’indomani della diffusione di una tragica morte che ha colpito una famiglia di Clusone (leggi qui). 

Le riflessioni di Semperboni, oltre al tragico avvenimento di questi giorni, riguardano l’immotivata (secondo lui e secondo molti) chiusura del punto nascita montano che comporta spostamenti importanti (anche di 50 km) per le future mamme.

Ricordiamo che il presidio dell’alta Val Seriana è stato chiuso a metà ottobre 2018, per un provvedimento ministeriale recepito da Regione Lombardia riguardante la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti annui. L’azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est, per sopperire a questa mancanza, ha attivato un percorso di assistenza alle gravidanza con l’affiancamento costante di ostetriche (leggi qui).

La lettera

Spettabile Redazione,

questa mia augurandomi la pubblicazione, per ribellarmi a certi scienziati che dall’alto delle loro conoscenze, vorrebbero togliere a quelle piccole comunità, che poco o nulla oramai hanno da farsi saccheggiare, pure il diritto alla salute.

Il Dottor Giuseppe Remuzzi, in un’intervista al Corriere della Sera, come ricetta per migliorare la sanità avrebbe individuato il tutto nell’incentivo per i medici ed udite udite, nella chiusura dei piccoli ospedali.

Se il tutto non bastasse il giornalista ponendogli la domanda di come valutasse la protesta inscenata per la chiusura del reparto maternità dell’Ospedale di Piario, questi rispondendo dice come abbia destato in lui una pessima impressione, aggiungendo come non ci fosse nessuna valida ragione teorica per tenere aperto a Piario.

Io la valida ragione la scorgo nei km di distanza tra Lizzola e il primo reparto di maternità ubicato in quel di Alzano, ben 52,8 e nel tempo di percorribilità stimato da Google, ben 1ora e 2 minuti, senonché questo motore di ricerca non sappia quanto sia trafficata questa strada e in molte giornate zeppa di incidenti stradali, risultando il calcolo molto in difetto.

Mi chiedo purtroppo se la tragedia occorsa ad una famiglia di Clusone, potesse essere evitata, se fosse stato ancora aperto il reparto maternità di Piario? Porgendo le mie più sincere condoglianze ai genitori ed a tutti i loro cari, vorrei ricordare allo scienziato ed a tutti quei politici che teorizzando come il sopracitato reparto fosse superfluo, che pure noi montanari abbiamo il diritto di nascere, senza dover fare i pendolari già nel grembo della madre, e come pure abbiamo il diritto di vivere dignitosamente e loro agevolare il tutto e non solo prometterlo nell’approssimarsi del voto.

Ringraziando, Walter Semperboni

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