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Cronaca, La Valle nel VIRUS

La lettera denuncia sul caso ospedale di Alzano: “Chi poteva doveva decidere”

Dall'ospedale di Alzano alla Valle, come si è diffuso il Coronavirus. La lettera denuncia di un'infermiera: "Chi poteva doveva decidere".

Quello che è successo il 23 febbraio 2020 all’ospedale di Alzano Lombardo è ormai un caso. Qui in Val Seriana lo sappiamo bene e l’abbiamo raccontato diverse volte: ci sono stati i primi pazienti positivi accertati al Coronavirus, c’è stato l’ospedale chiuso e riaperto poche ore dopo e c’è stato un crescendo esponenziale di contagi che tutt’oggi non ha una fine.

Dopo i primi dubbi sollevati in un nostro articolo del 15 marzo, quando la gente della Val Seriana iniziava ad interrogarsi su che cosa non fosse stato gestito in maniera corretta nell’ospedale dove sono stati contagiati medici, infermieri e parenti dei pazienti, anche la stampa nazionale ha cominciato a cercare risposte sul perché della riapertura della struttura senza particolari indicazioni, come riferito dallo stesso personale in servizio quella domenica.

Alla nostra domanda: “Quella domenica cos’è successo?” un’infermiera in servizio ci aveva detto: “Noi stessi dopo 13 ore di servizio quella domenica, siamo stati rimandati a casa senza nessuna direttiva ne raccomandazione. Abbiamo fermato noi i colleghi dicendo di non entrare in Pronto soccorso, e solo il giorno dopo abbiamo saputo di 2 casi di positività in Medicina e Chirurgia. Poi è stato un crescendo esponenziale“.

Negligenze dell’ospedale? Impreparazione o mancata comunicazione tra gli organi superiori e la struttura? Ricordiamo che il 31 gennaio scorso sulla Gazzetta ufficiale era stato proclamato lo Stato di Emergenza in seguito alla dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica del 30 gennaio 2020 da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo stato di emergenza prevedeva tra l’altro azioni di prevenzione con il potenziamento delle strutture sanitarie.

Dunque, l’ospedale era stato messo in condizione di gestire l’emergenza visto che tre giorni prima era stato riscontrato a Codogno il paziente 1? A queste domande ha tentato di rispondere la trasmissione di RAI 3 “Chi l’ha visto” andata in onda giovedì 26 marzo con un lungo approfondimento dedicato alla Val Seriana e all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo che potete rivedere a questo link.

Domenica 23 febbraio all’ospedale di Alzano Lombardo: “Nessuno ci diceva cosa fare”

Nella puntata di giovedì, attraverso la testimonianza shock di un infermiere in servizio, si viene a conoscenza di quanto accaduto quella domenica di febbraio: “Nessuno ci diceva cosa fare. Io sono un RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza). E’ stato un macello. Alzano è rimasta aperta con ambulatori, centro prelievi, come se non fosse successo niente. Non so come hanno ragionato. Com’era possibile una cosa del genere? Ci diceva va bene così“.

Quello di RAI 3 non è un atto di accusa contro il personale medico che si è trovato suo malgrado a combattere questa guerra senza le giuste armi e pagando anche il prezzo più caro, ovvero quello di perdere dei colleghi, ma è un tentativo di ricostruire gli errori commessi.

Anche noi di Valseriana News abbiamo cercato di capirne di più dopo aver accolto appelli di parenti e operatori socio sanitari. Vi ricordiamo la lettera dell’uomo di Villa di Serio che ha perso entrambi i genitori e che ha denunciato il fatto di non essere stato fermato da nessuno e di essere diventato esso stesso un untore. Una Oss invece ci ha raccontato di aver vissuto tutta la tensione del 22 febbraio nel reparto di Medicina quando si iniziava a capire che quelle strane polmoniti in reparto da giorni non erano le solite. “Il paziente vicino di stanza del mio assistito si sentiva morire, non riusciva a respirare. Ma nessuno aveva capito cosa stesse accadendo”.

Anche la nostra indagine dunque ha come obiettivo quello di fare luce sulla falla che ha permesso al virus di espandersi in maniera incontrollabile. A questo proposito pubblichiamo la lettera firmata di un’infermiera che denuncia tutte le anomalie vissute e chiede aiuto a gran voce perché i primi martiri di questa strage sono proprio loro, infermieri e medici ancora oggi impegnati in prima linea.

La lettera denuncia di un’infermiera nel caos COVID-19

Anche quello che è successo dopo quella domenica è a noi tristemente noto ed è stato ricostruito da altre testate nazionali, come ha fatto TPI.it in questo articolo che racconta di come una nota dell’Istituto Superiore Sanità datata 2 marzo aveva previsto la chiusura di Alzano Lombardo e Nembro.

Il dato inconfutabile ancora ad oggi è infatti quello che, laddove sono state istituite subito le zone rosse, come nella provincia di Lodi o a Vo Euganeo in Veneto, i focolai sono rimasti contenuti.

I dati del 27 marzo mostrano la differente situazione tra la provincia di Bergamo e Lodi

Riguardo all’istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro (ad oggi ancora i due Comuni più colpiti) l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera parlava così nella conferenza stampa del 3 marzo: “Zona Rossa? Stiamo attendendo le valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità”. Questa è stata la risposta data per tutta quella lunga settimana di propagarsi del virus fino a domenica 8 marzo quando venne chiusa prima tutta la Lombardia, poi tutta l’Italia. Ma per la Val Seriana era già troppo tardi.

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9 Commenti

  • gian ha detto:

    Ripeto, qui si tratta di mancanze e reati gravissimi, che hanno trasformato la nostra valle in un cimitero. I giornalisti stanno facendo la loro parte, la procura della repubblica che ha poteri di indagine dove e’?

  • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

    DOMANDA: ma il direttore sanitario è stato o no rimosso?

  • Marco ha detto:

    Sarebbe opportuna qualche domanda al direttore generale di ASST Bergamo est dott. Francesco Locati in quota lega……che poi siamo alle solite, gente messa lì secondo lo schieramento politico fanculizzati di della meritocrazia.

  • ha detto:

    Ma veramente pensate che qualcuno pagherà per tutto quanto ciò accaduto?

    • GIUSEPPE VERDERIO ha detto:

      Nessuno pagherà. Purtroppo dei pessimi amministratori ci si accorge troppo tardi .Non abbia timori, anche in questo caso che hanno causato danni tanto gravi , resteranno impuniti al loro posto

  • Guido ha detto:

    Il pesce Persico puzza dalla coda.. ci sono anche altri aspetti che vanno considerati, e per i quali la Protezione Civile ed il Governo stanno stendendo un velo di intollerante omertà. Mi auguro che, ad allarme rientrato, la procura apra un’indagine !!

  • . ha detto:

    Sfido chiunque nello scrivermi 10 nomi 10, di potenti vari ed eventuali (politica, alta finanza etc) che tuttora stanno scontando una pena nelle nostre patrie galere.

    • . ha detto:

      PS
      Secondo gli ultimi dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aggiornati al 31 dicembre 2019, nelle carceri italiane ci sono 60.769 detenuti.

  • Pasquale ha detto:

    Il Governatore Formiconi dopo che ha rubato a tutto spiano per 20 anni e dopo dieci anni di processi, privatizzando la sanità quindi causando anche le morti di questi giorni E’ LIBERO.

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