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Cronaca, La Valle nel VIRUS

“5 probabili Covid-19 sulla stessa ambulanza”, cosa emerge dalle denunce in Val Seriana

Mancanza di posti letto, mancanza di cpap e diversi probabili Covid-19 sulla stessa ambulanza: gli elementi che emergono dalle denunce.

Mancanza di posti letto, mancanza di cpap e diversi probabili Covid-19 sulla stessa ambulanza: sono questi alcuni degli elementi che emergono dalle denunce presentate lunedì dai membri del Comitato “Noi Denunceremo” in Procura a Bergamo. La domanda è sempre la stessa: il collasso del sistema sanitario poteva essere evitato? Ma soprattutto: alcune decisioni da parte delle istituzioni avrebbero potuto arginare il contagio?

A chiederselo c’è anche Lidia Poli, mamma di Peia che avevamo già intervistato in questo articolo “Quella CPAP che non c’era”, la morte silenziosa di una madre nelle parole di una figlia. Fuori dal palazzo della Procura, insieme ad altri denunciati, Lidia ci ha rilasciato la sua toccante testimonianza spiegando come la mamma, Loretta Bana, 67 anni di Casnigo, a inizio marzo sia stata trasportata con altri probabili Covid-19 nella stessa ambulanza. “Era il 4 marzo, mia mamma è stata spostata dall’ospedale di Piario a quello di Alzano Lombardo perché a Piario non c’erano posti letto, mentre nell’altro ospedale sì. Io l’ho attesa fuori dal Pronto soccorso, non c’era ancora il triage, nonostante i primi positivi risalivano al 23 febbraio. Quando l’ho vista scendere insieme ad altri 4 pazienti potenziali Covid-19 non ho creduto ai miei occhi”.

La mamma di Lidia, ricoverata ad Alzano, è morta la notte dell’8 marzo, perché, come tragicamente riporta la cartella clinica: “non si recepisce cpap“. Una mancanza che per Loretta è stata fatale, così come per altre centinaia di defunti e per altri parenti che oggi chiedono solo una cosa: la verità.

Verità ricercata anche dalla Procura che indaga per epidemia colposa sulla gestione dell’ospedale di Alzano e sulla mancata zona rossa.

L’intervista a Lidia

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