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Infortunio mortale a Colere, i sindacati chiedono chiarezza

Infortunio mortale a Colere, i sindacati chiedono chiarezza. A perdere la vita un lavoratore macedone di 35 anni. In merito all’infortunio mortale a Colere (leggi la cronaca qui), i sindacati chiedono chiarezza. Cos’è veramente accaduto, domenica, al lavoratore macedone morto probabilmente cadendo da un albero? I rappresentanti provinciali di CGIL, CISL e UIL chiedono di far luce sull’infortunio […]

Infortunio mortale a Colere, i sindacati chiedono chiarezza. A perdere la vita un lavoratore macedone di 35 anni.

In merito all’infortunio mortale a Colere (leggi la cronaca qui), i sindacati chiedono chiarezza. Cos’è veramente accaduto, domenica, al lavoratore macedone morto probabilmente cadendo da un albero?

I rappresentanti provinciali di CGIL, CISL e UIL chiedono di far luce sull’infortunio mortale, ma anche sul rapporto di lavoro che legava i cittadini macedoni presenti all’evento. Inoltre si chiede di fare chiarezza sui motivi per cui stessero lavorando di domenica e sull’utilizzo o meno di dispositivi di protezione individuale.

A perdere la vita è stato un cittadino macedone di 35 anni residente a Foligno e dipendente di un’impresa di Perugia che si occupa della manutenzione del verde. È deceduto a seguito di un forte trauma cranico.

L’intervento dei sindacati

“Esprimiamo ancora una volta sgomento per questa sequela di infortuni mortali sul lavoro.” hanno detto Angelo Chiari, Danilo Mazzola e Saverio Capuzziello di CGIL, CISL e UIL di Bergamo.

“Chiediamo che venga chiarito l’accaduto di quest’ultimo evento. Chiediamo che sia verificata la natura del rapporto di lavoro (non è chiaro se operasse per la sua azienda o se facesse lavori in proprio). Nonché del suo impiego lavorativo, assieme ai colleghi, durante una giornata festiva. Si accerti se i lavoratori fossero stati forniti tutti i dispositivi di protezione individuale (DPI) previsti dalla legge e che tipo di formazione specifica avessero ricevuto. Nel nostro paese ogni giorno in media tre persone muoiono sul lavoro. Di queste il 10% è straniero, soprattutto di settori edile, portuale, della logistica, della chimica, delle aziende agroalimentari. Bisogna investire di più sulla prevenzione, aumentare i controlli e rendere i luoghi di lavoro sempre meno pericolosi. Bisogna pretendere il rispetto integrale di tutte le norme sulla sicurezza. È un problema culturale, di rispetto per la dignità del lavoro.”

“La sicurezza in agricoltura” aggiungono Valentino Rottigni e Gian Luigi Bramaschi di FLAI-CGIL e FAI-CISL di Bergamo, “ha bisogno di più garanzie. Attendiamo gli esiti delle indagini per comprendere cosa sia effettivamente successo, quali siano le condizioni che hanno determinato questo tragedia. Il nostro cordoglio va alla famiglia del lavoratore deceduto e la vicinanza ai compagni di lavoro che hanno condiviso gli attimi della tragedia”.

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