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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Le correzioni di Guerra al dossier di Zambon per salvaguardare la reputazione italiana

Guerra tentò di correggere il dossier di Zambon per salvaguardare la reputazione italiana. Nel testo dei ricercatori di Venezia la conferma: il piano pandemico, seppur vecchio, non venne applicato. Questo contribuì all'alta mortalità nella prima ondata? A questa domanda cerca una risposta l'inchiesta della Procura di Bergamo anche con la consulenza di Crisanti che sarà depositata entro fine maggio

Non solo scrivere che il piano pandemico era stato “update and reconfirmed” cioè aggiornato e riconfermato nel 2016 (dunque non solo riconfermato) ma anche cancellare che lo stesso “rimase più teorico che pratico”. E’ questo quanto emerge dal file del pdf con le correzioni al dossier “An unprecedented challenge italy’s first response to covid-19” (Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid) richieste da parte di Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms a Francesco Zambon, primo firmatario del documento. Il file con le correzioni è stato consegnato dallo stesso Guerra ai magistrati di Bergamo che lo indagano per “false informazioni” fornite durante la sua audizione del 5 novembre 2020, come riporta AGI in questo articolo.

Guerra chiese di cancellare a pagina due “l’Italia non era totalmente impreparata” e “Il piano, comunque, rimase più teorico che pratico con pochi investimenti o traduzione delle intenzioni in misure concrete”. Queste richieste hanno il sapore di voler salvaguardare la reputazione italiana o comunque di mitigare il significato di quanto scritto dai ricercatori dell’OMS sulla risposta alla prima ondata della pandemia da parte dell’Italia.

Il focus dell’inchiesta: applicare il piano pandemico avrebbe evitato morti?

E qui c’è il focus della questione al centro dell’indagine della Procura di Bergamo che indaga per epidemia colposa: il piano a cui si fa riferimento è il piano pandemico antinfluenzale che, non solo era vecchio del 2006 ma, all’arrivo del virus, non venne applicato, come scritto dagli stessi ricercatori. Se applicato avrebbe evitato delle morti? E’ a questa domanda che i magistrati cercano una risposta, anche attraverso la consulenza tecnica del professore Andrea Crisanti che verrà depositata a fine maggio.

Le correzioni richieste sono dell’11 maggio 2020, due giorni prima della pubblicazione del dossier che restò online poche ore. “Dobbiamo pesare le parole in maniera molto cauta soprattutto se sono scritte e se rimangono in un documento dell’Oms”, scriveva Guerra proprio in quei giorni a Zambon. Guerra inoltre, come ampiamente raccontato, è doppiamente coinvolto nella vicenda: non solo come rappresentante Oms ma anche come capo dell’ufficio di Prevenzione del Ministero della Salute tra il 2014 e il 2017, anni in cui il piano andava necessariamente aggiornato. Alla fine il dossier uscì nella versione originale: questo costò non poche pressioni a Zambon che pochi giorni fa si è dimesso dall’Oms.

Viste le reticenze da parte del Ministero della Salute e del Ministro Roberto Speranza, che non ha mai rilasciato dichiarazioni a riguardo del suo coinvolgimento della vicenda, toccherà alla consulenza di Crisanti sciogliere i nodi per chiarire una volta per tutte chi doveva fare cosa per evitare la strage della prima ondata.

Gessica Costanzo

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