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Cronaca, La Valle nel VIRUS Bassa Valle

Zona rossa, si doveva chiudere il 23 febbraio (come a Codogno) e con un solo contagiato lo si poteva fare

Zona rossa, si doveva chiudere il 23 febbraio (come a Codogno) e con un solo contagiato lo si poteva fare ma in Val Seriana non si è mai fatto nulla.

Se la mancata zona rossa di inizio marzo in bassa Val Seriana configurerà un’ipotesi di reato e a carico di chi, lo stabilirà probabilmente la prossima settimana la Procura di Bergamo che indaga a questo proposito. Sentiti il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessore al Welfare Giulio Gallera, il premier Giuseppe Conte e i Ministri Speranza e Lamorgese, ora il pool guidato da Maria Cristina Rota ha nominato dei periti per stabilire se i contagi di inizio marzo siano stati in qualche modo veicolati dal mancato provvedimento.

Inizio marzo era troppo tardi?

E’ evidente che la situazione a inizio marzo, quando l’Istituto Superiore di Sanità aveva indicato di chiudere i comuni di Nembro e Alzano perché nuovo focolaio (l’unico chiuso è stato quello nel lodigiano – 10 comuni per 50mila persone), era già fuori controllo.

Bisognava chiudere prima l’ospedale e poi fare la zona rossa, non si è mai fatto nulla

Così com’è evidente che in bassa Val Seriana bisognava chiudere l’ospedale prima e l’intera zona poi dal 23 febbraio, come fatto a Codogno dove – dopo il paziente 1 – si chiuse il Pronto Soccorso per oltre tre mesi e si fece subito la zona rossa (l’unica della Regione). Mentre in Val Seriana non si fece mai nulla nonostante il 23 febbraio vennero accertati i primi due casi positivi al Pesenti Fenaroli (un paziente in Medicina e uno in Chirurgia e alcuni sospetti in pronto soccorso) che il giorno successivo erano già una decina.

Il Decreto legislativo 6/2020 prevedeva la chiusura in entrata e in uscita anche con un solo contagiato ma, rileggendo le cronache di quei giorni si ha l’impressione che nessuno volesse ammettere di essere di fronte ad un nuovo focolaio.

Cosa dicevano le istituzioni in cui giorni

Il 25 febbraio ad esempio – nonostante dei 14 contagiati in provincia di Bergamo la maggior parte provenivano dalla bassa Val Seriana ed erano entrati in contatto con l’ospedale di Alzano Lombardo – l’assessore Gallera in conferenza stampa diceva: “Stiamo valutando se quella zona sia un focolaio o meno. Ora è presto per dirlo. Probabilmente il primario di Medicina di Alzano risultato positivo ha infettato tutti”.

Dunque, nonostante si avesse piena coscienza che l’ospedale era un potenziale veicolo del virus, la struttura restò aperta e non si istituì mai una zona rossa. Perché? Semplice, perché nessuno se ne voleva assumere le responsabilità in una delle zone più produttive d’Italia.

Nonostante i contagi in crescita vi ricordiamo ad esempio cosa scriveva il Direttore di ATS Bergamo Massimo Giupponi il 27 febbraio: “Vi confermo che i titoli di stampa che riportano la possibile istituzione di una zona rossa nell’area di Alzano sono fuorvianti in quanto vi confermo che ad oggi NON È PREVISTA NESSUNA ISTITUZIONE DI ZONA ROSSA SUL TERRITORIO BERGAMASCO. La frase dell’Assessore Gallera è riferita al fatto che Regione Lombardia sta monitorando tutte le aree più interessate dal fenomeno Coronavirus”.

A Codogno sì e ad Alzano no, perché?

Oltre l’inchiesta il dubbio che resterà sempre ai cittadini è: perché a Codogno si è intervenuti subito e in Val Seriana mai? La speranza è che la magistratura restituisca queste risposte che, non riporteranno indietro i morti, ma restituiranno un po’ di dignità a un territorio calpestato da tutti.

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27 Commenti

  • Giovanni ha detto:

    Semplicemente non si ha voluto fermare la produzione industriale
    Ricordiamo tutti le dichiarazioni di confindustria, non bisognava chiudere ma lavorare altrimenti gli imprenditori perdevano utili. Invece gli operai hanno perso la vita, ma questo per loro non conta.
    La mancata zona rossa è costata miglia di vittime e chi ne è responsabile a qualsiasi titolo e livello deve pagare.

  • 😷😔 ha detto:

    Attendiamo fremendo l’esito della “sacra” Rota, ma ormai il tutto mi sembra parecchio scontato.
    Spero di dovermi ricredere, ma…

    • 😷😶 ha detto:

      PS, trattasi di un inchiesta che riguarda l’intera nostra classe politica, ed annessi poteri forti. Cosa parecchio ardua…

  • Storica Cá del Zio ha detto:

    Confido fermamente , nell’obbiettivitá dei PM di Bergamo ! spero tanto che, non si facciano corrompere o deviare…come accade, spesso nel nostro Paese !
    Buon Lavoro ! 🇮🇹🇮🇹🇮🇹

  • Gaaren ha detto:

    Tutti assolti perché il virus non sussiste 🤦‍♂️

  • Marco ha detto:

    Non sottovalutate il potere della moneta, ha fatto il danno e coprirà eventuali responsabilità, con il benestare dei dirigenti regionali.

  • Rebecca Appiani ha detto:

    Giusto che la magistratura indaghi e verifichi le eventuali colpe ed errori di chicchessia.
    Sono state fatte pressioni per evitare la zona rossa? Forse, ma se non si fanno nomi e cognomi di chi concretamente ha esercitato le pressioni ed in quale sede, si fa della dietrologia ideologica e soprattutto non si fa il bene né di Bergamo né della valla Seriana né della Lombardia già abbondantemente oggetto di attacchi da ogni dove che puzzano di razzismo lontano un miglio.
    Tra l’altro, ed è un’aggravante, queste illazioni sono state fatte in una trasmissione nazionale ad altissimo audience.
    Riflettete un’altra volta prima di parlare!

  • ⁉️ ha detto:

    Carissima, ti risulta forse che la trasmissione televisiva in oggetto, sia stata querelata da qualcuno? E poi, forse che noi qui non si possa più scrivere (qui si scrive non si PARLA!) dobbiamo domandare il permesso forse a qualcuno?

  • raffaele ha detto:

    Secondo la legge 833 del 1978 la regione poteva attuare la zona rossa, oltre al governo e oltre ai comuni. Ma io mi chiedo una cosa: è trent’anni che in Lombardia ci si riempie la bocca con termini come autonomia/secessione e federalismo. Abbiamo pure fatto un referendum recentemente. Tanta fuffa retorica/partitica. Adesso che era il momento (sennò quando?) di decidere di salvare vite umane non si è fatto nulla …

  • ha detto:

    Mi sorge un dubbio Rebecca, ma tu, l’hai vista la puntata di Report (a meno che tu non scriva di altra trasmissione…) di cui noi si tratta?

    • Rebecca Appiani ha detto:

      Non ho visto Report. Mi riferisco alla trasmissione “Non è l’arena” dove una giornalista di questo giornale ha detto chiaramente che non si fece la zona rossa perchè non si voleva fermare le ditte.
      Ma ovviamente senza fare nomi.

      • ha detto:

        Scusa, ho frainteso la trasmissione, io scrivevo di Report (ti consiglio di vedere tale trasmissione, li i nomi son stati fatti…) per quanto riguarda quella di cui scrivi tu, io penso che Gessica (cosi si chiama la giornalista di cui scrivi tu) abbia detto la VERITÀ, e non c’era bisogno di far nomi, quando tutti noi li si conosce perfettamente. Scusa di nuovo per mio refuso!

      • Redazione Valseriana News ha detto:

        La giornalista sono io, mi chiamo Gessica Costanzo come apparso ieri sera su La7. I nomi non servono, li vuole qualcuno ma non è il capro espiatorio che serve (anche se farebbe comodo a molti). Su Valseriana News è da metà marzo che cerchiamo di capire come mai la nostra zona non è stata tutelata da nessuno. E visto che ad oggi nessuno appunto si è preso la responsabilità o ha fatto un mea culpa, pare evidente che è stato più facile per tutti non scegliere di fermare una delle zona più produttive d’Italia. O lei ha altre spiegazioni? E un’altra cosa… non è certamente tacendo o nascondendo le cose, che facciamo bene al nostro territorio. Forse se tutti ne avessimo chiesto conto prima, di come siamo stati trattati, adesso ci porterebbe tutti un po’ più di rispetto.

  • Giovanni ha detto:

    Gentile Rebecca sei per caso proprietaria di un’azienda e ti senti chiamata in causa dalle dichiarazioni della giornalista Gessica?

  • gianmario ha detto:

    Tirare continuamente in ballo gli industriali non porta a nulla, se le pressioni che hanno fatto, sicuramente censurabili e moralmente discutibili, sono state nell’ambito del lecito non sono penalmente perseguibili.
    Altro discorso invece si deve fare per i politici, amministratori e governanti, dando alla parola “politici” il significato originale e positivo di chi governa la cosa pubblica. Questi devono ascoltare le varie istanze dei cittadini e dei gruppi sociali e trovare il giusto compromesso prendendo le decisioni migliori per tutta la popolazione: devono cioè prendere decisioni “politiche”, col significato di cui sopra.
    Ora di decisioni prese per il bene di tutta la popolazione ne vedo poche e in particolare non vedo proprio provvedimenti, se non alcuni irrisori e senza reali conseguenze, da parte della regione. Non voglio difendere il governo, ma i pochi provvedimenti utili a gestire l’epidemia vengono tutti dal governo centrale. Saranno stati pochi, in ritardo, mal fatti, insufficienti, ma ci sono stati. Da parte della regione invece uno zero assoluto.

    Ma anche da questo punto di vista penso che l’inchiesta giudiziaria potrà fare ben poco, si tratta di comportamenti e decisioni politiche e come tali siamo noi a doverle valutare, criticare e giudicare, delegare alla magistratura significa rinunciare al nostro compito.

    Invece per quanto riguarda la gestione degli ospedali e delle case di riposo la magistratura può e deve intervenire, non credo che sarà un’indagine facile, spero che porti a qualcosa ma al momento il risultato rimane dubbio.

  • Rebecca Appiani ha detto:

    Buongiorno Gessica.
    Mi fa tristezza constatare ancora una volta la difficoltà nelle comunicazione.
    Io non ho mai detto e neppure penso che la sua teoria non abbia fondamento. Sottolineo soltanto la differenza che c’è tra un’affermazione non suffragata da alcuna prova e una denuncia. E’ la stessa differenza che c’è tra il giustizialismo e la giustizia o tra chiacchere da bar e un’inchiesta giornalistica e in definitiva tra dittatura e democrazia. Se lei sa, e ne è sicura, che pressioni siano state fatte, allora (come farei io al suo posto) scavi a fondo e ci dica chi (nome, cognome, mandante, etc) ha fatto queste pressioni e in quale sede (nome, cognome, luogo, etc.) e poiché quando si chiedono favori ci si aspetta qualcosa in cambio chi e cosa è stato ottenuto in cambio.
    Purtroppo viviamo in un mondo in cui il cittadino, confuso da bombardamenti continui di notizie tra le quali è difficile separare i fatti veri, i fatti presunti e le bufale, non attende che trovare il colpevole di turno per scaricare le proprie rabbie represse. La storia antica e recente è piena di questi esempi.
    Una volta le fantasie da bar restavano confinate tra le quattro mura del bar. Ora, complici le moderne tecnologie della comunicazione, qualsiasi affermazione, anche la più inverosimile, trova sempre qualcuno pronto a credere.
    Pertanto cara Gessica se lei ha ragione, come anch’io penso, non si fermi alla superfice, ma scavi e vedrà che prima o poi qualcosa di concreto riuscirà a trovare.

  • Giovanni ha detto:

    Le dichiarazioni di Confindustria in quei giorni, non mi sembrano fantasie da bar , assolutamente non bisognava chiudere le industrie bisognava lavorare. Dichiarazioni martellanti fatte su canali rai e non su tv locali.
    Conte dichiara di non saper niente della zona rossa ma i carabinieri e l’esercito inviati ad Alzano e poi fatti rientrare, li ho inviati io?
    Saranno chiacchiere da bar ma la gente non è stupida, le cose le vede e fortunatamente ne parla.
    Buona giornata.

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